
Articolo tratto da L’Osservatore Romano del 13.10.2025 pag. 9 di Francesco Pistoia
Sull’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, di lunedì 13 ottobre, è apparso a pagina 9 un articolo del coriglianese prof. Franco Pistoia. Lo riportiamo integralmente, anche se l’uomo di cultura calabrese è da anni impegnato, in campo culturale, in una intensa attività di alto prestigio.
Ma il prof. Pistoia è un personaggio alquanto schivo e riservato, che preferisce più produrre che apparire. Ma chi è Franco Pistoia ? Già docente di lettere e filosofia, dirigente scolastico, giornalista pubblicista di lunghissimo corso, già Senatore della Repubblica e Sindaco della Città di Corigliano Calabro. Scrive sulla “Terza Pagina” di Avvenire e sull’inserto “Agorà” sempre di Avvenire, è collaboratore anche del quotidiano della Santa Sede “L’Osservatore Romano”, fa parte della Fondazione culturale San Fedele di Milano che è una realtà della Compagnia di Gesù (Gesuiti).

Racconta Igino Giordani nelle sue Memorie di un cristiano ingenuo l’incontro, avvenuto a Montecitorio nel settembre del 1948, con un’apostola dell’unità, accompagnata da un conventuale, un minore, un cappuccino, un terziario e una terziaria di san Francesco: «La signorina parlò». Dice Giordani: alle prime parole «avvertii una cosa nuova. C’era un timbro inusitato in quella voce: il timbro di una convinzione profonda e sicura che nasceva da un sentimento soprannaturale». L’incontro a Montecitorio ha un senso profondo. Chiara Lubich, di spirito francescano dotata (conosce il santo di Assisi attraverso l’Azione Cattolica, assume il nome di Chiara — Silvia è il nome di battesimo), incontra Giordani che si ispira al terz’ordine domenicano e in particolare a santa Caterina da Siena: “caterinato” pieno di ammirazione. I due carismi, il francescano e il domenicano, sono “complementari”: in un certo senso a Montecitorio san Francesco incontra santa Caterina da Siena. Francesco d’Assisi e Caterina da Siena sono patroni d’Italia, tali proclamati da Pio XII il 18 giugno 1939. «Dieci anni più tardi, in quel difficile periodo del dopoguerra, quando incombeva il pericolo comunista», lo stesso Pontefice lancia un appello alle forze cattoliche «per salvare l’Italia». Quello di Montecitorio non è l’unico incontro con l’apostola dell’unità e della carità. Fabio Ciardi ed Elena Del Nero tracciano in «Un magnifico giardino». Chiara Lubich e i religiosi (1943-1960) (Roma, Città Nuova, 2025, pagine 230, euro 23) un profilo storico e spirituale del Movimento dei Focolari (o Opera di Maria) e dei tanti personaggi che ne sono attratti: incontrano Chiara Lubich e le sue prime compagne esponenti di congregazioni, di ordini religiosi, di movimenti ecclesiali. Tutti avvertono un intimo bisogno di riscoprire le radici del proprio impegno religioso ed ecclesiale. Non solo storia del Movimento dei Focolari: storia religiosa e sociale dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento. Padre Bonaventura Marinelli, cappuccino, che Lubich considera il suo «primo figlio religioso», nella testimonianza resa nel 1957, afferma che, a seguito dell’incontro con Chiara, «è cominciata una nuova vita. Ho ripreso fiducia. Alla luce dell’Ideale dell’Unità ho riscoperto il senso della mia vocazione francescana e sacerdotale». Lo spirito che nutre tanti protagonisti della spiritualità cristiana contemporanea, contrassegnata da un «pullulare di istituti» che agiscono in un contesto di «straripante secolarizzazione», è spirito di carità, che si traduce in attenzione per i poveri, i migranti, i bambini, i giovani, in opere di educazione e di evangelizzazione, fondate sulla lettura di territori e contesti. E il discorso non è semplice. Alte sfere della Chiesa mettono in guardia nei confronti della Lubich: talvolta si dispone di non creare rapporti con la sua opera. Ma la tensione a un Rinnovamento religioso (così il titolo di un articolo pubblicato nel 1949 su «La Civiltà Cattolica» da padre Riccardo Lombardi), avvertita da cuori pieni di zelo e di slancio, esplode, infiamma, conquista. Si va manifestando, sin dai primi tempi del Movimento dei Focolari, «una singolare fisionomia di religioso che, pienamente inserito nel proprio istituto e vitalmente legato alla propria radice carismatica, partecipa e condivide, insieme ad altri membri di famiglie religiose diverse, la spiritualità dell’unità del Movimento dei Focolari». Una galleria di personalità di rilievo tra i quali Clemente Rebora, Raffaele Massimei, Giovanni Battista Tomasi, Angelo Nazareno Beghetto, Angelo Lazzarotto, Giuseppe Savastano, Domenico Mondrone, Gabriele Maria Roschini, Pasquale Foresi. Mette conto soffermarsi un attimo su Giuseppe Andrea Balbo la cui biografia ci riporta sul terreno della storia dei rapporti tra credenti e laici (laicisti). Il sacerdote francescano Balbo prosegue il suo itinerario di formazione scientifica alla Sorbona. Leggiamo un passo tratto da Un incontro luminoso. La storia di padre Novo, pubblicato da Città Nuova nel 2017, che il primo giorno di lezione il professore esordisce così: «dal 1789, nella facoltà di scienze della Sorbona, nessun ecclesiastico aveva mai più messo piede. Quest’anno 1952 abbiamo uno studente ecclesiastico a onorare l’università, come sede emerita di cultura indistintamente per tutti». I religiosi «hanno ricevuto molto dall’incontro con Chiara Lubich, ma anche lei, a sua volta ha ricevuto dall’incontro con loro. Spesso essi sono stati mediatori per farle conoscere i grandi santi, le spiritualità, la dimensione carismatica della Chiesa. Questo ha permesso un arricchimento della spiritualità dell’unità». Il carisma dell’unità non si comprende se non attraverso il riferimento a Gesù Abbandonato e l’immergersi nell’intero Vangelo: tutte le spiritualità «debbono ritrovare la loro vera essenza, il loro principio: tutte sono Gesù, sono Amore Incarnato». Tornare «insieme al Vangelo» è cogliere gli aspetti teologici e spirituali di un messaggio «potente»: andare a Gesù Abbandonato e promuovere l’unità dei cristiani. Missione mariana: Maria «nel Cenacolo lega tra loro gli apostoli». Significa addentrarsi nel magnifico giardino che è la Chiesa, «in cui fiorirono tutte le parole di Dio, in tutte le più svariate manifestazioni».