
Fonte: La Redazione
“TRA VECCHIA E NUOVA ARBËRIA” è il titolo del nuovo lavoro editoriale del prof. Gennaro De Cicco, prefazione di Damiano Guagliardi, indice dei nomi e impaginazione curata da Francesco Perri, Pag. 250, progetto editoriale FAA.
Il testo ci offre una lunga sfilza di articoli variegati degli studi letterari e storici degli Italo – albanesi, soprattutto in S. Demetrio Corone, che rivelano i suoi faticosi e mai interrotti studi della materia e la profonda conoscenza della produzione bibliografica albanologica.
Il libro è vivace, soprattutto, nella lettura degli scritti che spaziano dai temi storici e letterari alla cronaca delle attività come quelle realizzate dalla FAA a Tirana e Prishtina ed ha il merito di essere una intelligente operazione filologica che ha fatto risorgere dalle cenere dell’oblio personalità letterarie e storiche, in gran parte autori sandemetresi quasi del tutto trascurati se non proprio dimenticati dalle cosiddette centrali del sapere.
In questo modo l’autore ha spazzolato con una resistente scopa di erica la spessa coltre di cenere che copriva le nostre conoscenze, ormai distratte e confuse dalla ripetitiva mediocrità, per ridare giusta visibilità ad importanti uomini di studio.
Un’altra intuizione di vero studioso arbëresh sono le recensioni sui testi d alcuni viaggiatori stranieri, viaggiatori europei che, nell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, hanno visitato le nostre comunità, scrivendo di noi attraverso lenti differenti, che principiavano a interpretarci attraverso una nuova e diversa lettura socio-antropologica.
Attenta è anche l’attenzione agli scritti del professore Domenico Cassiano, i quali segnalano la perdurante distrazione dei sandemetresi verso importanti personalità attive, che hanno segnato la vita della nostra comunità. Francesco Capalbo, Francesco Gencarelli e la figlia Giustina, madre del senatore e sindaco Cesare Marini, Angelo Corrado, avvocato comunista mandato al confino dal regime fascista, il quale operò nel territorio circostante ed organizzò il Partito comunista, prima nella clandestinità e dopo negli anni della ricostruzione del dopo guerra. Per non tacere di padre Giuseppe Faraco.
Tutte personalità cadute nel dimenticatoio degli studiosi ufficiali.
Molto importante è anche il capitolo che ci presenta lo scritto di Anselmo Lorecchio sull’indirizzo pedagogico del Collegio Sant’Adriano, da una parte conteso per le sue immense proprietà dal clero greco-bizantino ancora disperso nelle varie diocesi latine e, dall’altra parte, dalle forze laiche post-risorgimentali dell’Italia unificata, che ambivano a farlo diventare un centro studi statale internazionale che guardava al nascente stato d’Albania dopo la caduta dell’impero. Lorecchio anticipava una azione moderna e coerente con il nuovo secolo, nel cui primo ventennio tutto sarebbe cambiato rispetto al Collegio Sant’Adriano, che nel secolo precedente era stato il luogo dove si era consolidato il movimento politico risorgimentale del regno di Napoli e generato la nascita della letteratura albanese in Italia, che in poco tempo avrebbe affiancato il sogno dell’indipendenza della Nazione albanese nei Balcani e il riconoscimento di uno Stato europeo indipendente strappato alle catene dell’impero musulmano.
Lo sguardo ai titoli presenti nel testo regala la vera dimensione dello scrittore e osservatore Gennaro De Cicco, che ha la capacità letteraria di storicizzare la sua partecipazione ad eventi che prima ci presenta come cronaca di un incontro culturale e, subito dopo, in una narrazione che assume i contorni del documento che aiuterà a scrivere il percorso storico della realtà arbereshe in generale e quello sandemetrese più specifico.
Con questi articoli l’amico autore mostra il suo profondo legame con la comunità sandemetrese, dentro la quale ha operato in profondità stando insieme tra la gente e con essa ha collaborato.
Dei suoi interessi culturali, sociali e politici bisogna avere grande rispetto. Egli si è dedicato allo sport con grande passione giovanile, praticando il calcio e poi insegnandolo come allenatore a più generazioni, fra l’altro, ottenendo vittorie e successi. Grande impegno ha riservato alla Radio Skanderbeg nei suoi migliori anni giovanili, provando la gioia di comunicare attraverso gli input di una antenna e, forse senza rendersi conto, ha fatto la formica raccogliendo lentamente, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, un consistente patrimonio fonico della nostra cultura orale, poetica e canora che rischiava di andare disperso.
Sì, per decenni nei suoi vari impegni socioculturali, il nostro amico autore non è mai stato una stridula cicala, che ha cantato nella bella stagione, o si è autoglorificato vanamente, per rimanere senza il nulla in mano. Non è stato una cicala ingorda e vanagloriosa. Ha operato minuziosamente, saputo lavorare collegialmente e rispettoso del gruppo di persone che lo affiancavano, avendo sempre cura di non disperdere nulla del suo lungo impegno scolastico, sociale, culturale e sportivo esercitato sempre gratuitamente, senza miseri tornaconti personali.
Questo suo carattere passionale e generoso l’ha dimostrato, nei quarant’anni di legame con il Festival della Canzone Arbëreshe, di cui è stato presentatore fino a qualche anno fa, e del cui Comitato promotore è ancora componente. Pensare che lui sia stato solo il presentatore della serata della gara, ormai affermata manifestazione canora-musicale, sarebbe un torto non solo alla sua intelligenza, ma a tutta la collettività canoro-musicale arbëreshe. Gennaro ha avuto, ed ha, nel sangue la manifestazione che si tiene in agosto, ma nelle sue vene scorre il sangue di tutto l’ambiente che ruota attorno alla musica e al canto arbëresh. Lui mantiene legami con l’intero popolo dello spettacolo che parla albanese, mostrando un bagaglio di competenze di primo livello nella materia.
Non bisogna dimenticare la professionalità di De Cicco nell’essere giornalista moderno, sapiente gestore della notizia ed acuto chirurgo nel descriverlo…