
’U SNACK BAR MARGHERITA
Era il 13 dicembre del 1966. In questo giorno, a me molto caro, dedicato a Santa Lucia, martire cristiana di inizio IV secolo, Francesco Curia (1), per gli amici Ciccilli Curia, e un suo socio, di cui preferisco riportare solo le iniziali del nome, G.G.,
decidevano di aprire un bar in via Margherita, al numero civico 42, di fronte alla Villa Comunale.

L’idea era del Curia, perché, sin da quando portava i calzoncini corti, frequentando alcuni bar della città come garzone di bottega, e poi come esperto barman per molti anni al Bar Ariston della famiglia Massimilla, aveva sempre manifestato il desiderio di aprire un giorno un bar a Corigliano. E così, finalmente, il suo sogno, alla fine del 1966, si avverava.
Di comune accordo, i due soci, accomunati da uno spirito altamente creativo e innovativo, ma con una scarsa disponibilità economica, iniziavano questa avventura, intestando la licenza del bar alla moglie del Curia, Assunta Marinaro (2), mentre al bar, in onore della Regina d’Italia, Margherita di Savoia, moglie di Umberto I, davano il nome di Bar Margherita.
Così, iniziava l’esperienza commerciale di Curia, Ciccilli ’u baffone – così era noto per i suoi folti baffi – e del suo socio, G.G.
Il bar, grazie, soprattutto, a qualche titolo di credito (pagherò), veniva arredato, senza trascurare un benché minimo dettaglio, in modo elegante e funzionale. Sembrava che se ne fosse occupato un bravo architetto, invece era l’esperto Ciccilli, che, grazie alla sua esperienza vissuta nei vari bar della città, organizzava il tutto in modo esemplare ed efficiente.
Appena dopo l’ingresso, a destra, si presentava in una forma smagliante, come un vero protagonista, un lussuoso bancone di servizio, rivestito in
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[1] Francesco Curia, figlio di Platone Giuseppe (panettiere) e di Schiavonea Caracciolo, era nato il 5 gennaio del 1933 a Corigliano, in via Falcone; aveva sposato, nella chiesa di San Giacomo Maggiore, la coetanea Assunta Marinaro. Cessava di vivere il 29 agosto del 1981.
[2] Assunta Marinaro, figlia di Domenico (classe 1908) e di Dolorosa Torchiaro, era nata il 13 febbraio del 1933; cessava di vivere il 28 novembre del 2006.
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acciaio lucido, con frigo incorporato, dotato anche di una macchina per la produzione del gelato artigianale e dei pozzetti congelatori per mantenere sempre fresco il gelato prodotto.
Appoggiata su un ripiano leggermente rialzato rispetto al piano del bancone, pavoneggiava, dandosi decisamente molte arie, una splendida macchina per l’estrazione di un caffè espresso di ottima qualità: un ottimo biglietto da visita per chi entrava in questo bar.
Il bancone di servizio rappresentava il punto centrale del bar, perché era qui che, soprattutto, Ciccilli svolgeva gran parte del suo lavoro, sempre attento nel garantire ai suoi clienti le migliori condizioni di igiene.
Uomo generoso e altruista, dimostrava in molte occasioni questo suo particolare stato d’animo. Quante volte, durante le operazioni dell’estrazione del gelato dalla macchina, forse una Carpigiani, con una pala di mantecazione, per depositarlo negli appositi pozzetti, non esitava un solo momento a regalare due minuti di felicità ai ragazzini, che si trovavano in quel momento nelle vicinanze del bar, dando loro degli assaggini di quella specialità rinfrescante, dal sapore squisito, per farli felici! E i ragazzini, contenti e gioiosi, ringraziando lo “zio baffone”, riprendevano con più allegria i giochi felicemente interrotti. Era un modo del Curia per far sentire il suo bar la casa di tutti, dove le gioie e le fatiche si mescolavano in un vortice di emozioni.
Anni ‘70 – Francesco Curia e sua moglie
In un angolo del bar, c’era un altro frigorifero; si trattava di un semplice e piccolo banco, contenente gelati industriali della Lola (3), mentre, al centro della stanza, un paio di tavolini, ornati con tovagliette ricamate, con comode
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[3] Il gestore era un caro amico di mio padre, un certo Nicolai, che, in seguito, negli anni ’70, aprirà a Rende un grosso deposito di gelati della Sammontana
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sedie erano in attesa di clienti che volevano degustare un ottimo caffè o una bibita fresca in un clima di grande accoglienza e di attenzione.
Quando il tempo lo permetteva, accanto alla porta d’ingresso del bar, in una cornice suggestiva, caratterizzata dal singolare rivestimento di mosaici variopinti in ceramica della parete esterna del locale e dalla profumata fioritura del ricco fogliame verde scuro della Villa Comunale, c’erano sempre due tavolinetti, in attesa di regalare ai graditi ospiti momenti di rilassatezza con la degustazione di qualche specialità del Curia: latte di mandorle, granite al caffè, al limone e alla fragola, gelati, sorbetti, thè e molte altre bontà preparate dalle mani esperte di chi aveva lavorato per molti anni nei migliori bar della città.
Nonostante la concorrenza del vicino Bar Ariston e di quella del Bar Montalto, il Bar Margherita, gestito con grande competenza e professionalità, aveva una buona clientela: persone che dai paesi vicini venivano a Corigliano, altre, invece, che si recavano a lavoro verso la pianura, studenti che si apprestavano a frequentare le vicine scuole, il personale dell’Ufficio Postale, situato proprio di fronte al bar, e molti amici di Ciccilli, noto e apprezzato per il suo carattere particolarmente allegro e gioviale, con quella leggerezza solare nel prendere la vita nel senso giusto, senza ansie e senza arrendersi a qualsiasi difficoltà.
Quando, però, la nave sembrava navigare dolcemente in un mare calmo e tranquillo, all’improvviso, quella brezza lieve e debole, che la spingeva nella direzione di nuovi lidi ancora più prestigiosi, si trasformava in un violento vento a raffiche, facendola rollare e beccheggiare in un mare burrascoso.
Erano i primi mesi del 1968, era appena trascorso un anno dall’apertura del bar, quando, senza alcun motivo, il signore G.G., lasciando al timone della nave soltanto il Curia, partiva, all’improvviso, per terre lontane, per cui Ciccilli si doveva accollare ogni incombenza, compresa quella economica, dovuta ai cospicui debiti nei confronti degli istituti di credito.
Preso dallo sconforto, ma dotato di grande onestà e rispetto verso gli altri, il Curia, nel 1970, decideva di lasciare la moglie e qualche suo figlio a gestire il bar ed emigrare per qualche anno in Germania, per poter far fronte ai molti debiti contratti anche dal suo “caro amico” socio.
Saranno anni duri e di sacrifici, affrontati con grande dignità da Francesco, nella speranza di ritornare un giorno nella sua amata terra per riprendere il sogno iniziato il giorno di Santa Lucia del 1966. E così sarà.
Infatti, dopo alcuni anni vissuti in terra straniera, lavorando sodo, ritornerà a Corigliano. Coi risparmi messi da parte, comprava il locale che confinava con la parte posteriore del bar; si trattava di un importante acquisto, perché, eliminando la parete tra i due locali, creava un vero e proprio laboratorio, dando ancora più valore alla sua attività commerciale.
Infatti, Ciccilli, facendo tesoro della sua esperienza nei vari bar di Corigliano e soprattutto in quelli della Germania, attrezzava il laboratorio con forno per la preparazione di pizzette e di altri cibi caldi preparati al momento, dando un nuovo nome al bar: Snack Bar Margherita (il nome precedente veniva preceduto da snack, cioè spuntino).
1978 – Inaugurazione dello Snack Bar Margherita (a destra, coi baffi, Ciccilli Curia)
Con la presenza ormai definitiva del Curia il bar assumeva un nuovo aspetto e un ruolo importante per l’intero centro storico, perché era il primo bar che offriva alla sua clientela, prevalentemente fatta di giovani, un’ampia varietà di snack dolci e salati. Anche gli aperitivi particolari e i cocktails preparati dai figli davano un ulteriore tocco di classe a questo esercizio commerciale, situato all’inizio della città.
Oramai, i tempi di fine anni ’60, quando qualcuno aveva abbandonato la nave in mezzo al mare in tempesta, avevano ceduto il passo ad altri più sereni e tranquilli, caratterizzati da un’atmosfera calda e piacevole, all’insegna di un ottimo servizio per una clientela sempre più numerosa ed eterogenea.
Durante le festività natalizie il bar veniva arricchito con cassette di liquori, panettoni delle migliori marche, torroni della Pernigotti e tanti altri prodotti natalizi. In particolare, era Ciccilli che, ricordandosi della sua lunga esperienza lavorativa nei migliori bar, tirava fuori le sue abilità per preparare panettoni riempiti di gelato e prelibati zuccotti, coinvolgendo nella gestione quasi tutta la sua famiglia: la moglie, Assunta, diventata una brava e simpatica pizzaiola, sfornava pizze di ogni specie e di grande qualità; alcuni figli si dedicavano alla vendita; altri, invece, stavano al banco di servizio a somministrare bibite, in particolare, grossi calici di birra alla spina. Il tutto si svolgeva sotto l’attenta regia del baffone, che rappresentava una vera e indispensabile guida per l’intera famiglia.
1977 – Al centro, Assunta Marinaro a lavoro, davanti al forno. A sinistra, la figlia Dolores e a destra, un’altra figlia, Elvira
In effetti, si trattava di una gestione familiare all’insegna della semplicità, della professionalità, ma soprattutto della cortesia nell’accogliere i clienti.
Tutto procedeva nei modi migliori, fin quando un altro fulmine a ciel sereno si abbatteva sul bar e, soprattutto, sulla famiglia del povero Ciccilli.
Questa volta non era un semplice abbandono della nave da parte del comandante, ma un abbandono per sempre della vita di tutti i giorni da parte di colui che con sacrifici e tanta volontà, superando ogni difficoltà, si era speso nel dare nuova vita ad una fiorente attività commerciale.
Erano gli ultimi giorni del caldo mese di agosto del 1981, quando un malore improvviso portava via per sempre all’affetto dei familiari e dei numerosi amici il quarantottenne Francesco Curia.
Con lui andava via, non solo l’uomo coraggioso che non si era lasciato prendere dallo sconforto in alcuni momenti della sua vita, ma, soprattutto, l’amico di tutti, nonché l’uomo generoso che aveva trasformato un semplice bar di città in una casa di tutti, regalando, a volte, un paio di minuti di felicità a quei bambini del rione Sant’Antonio, felici di interrompere i loro giochi per un semplice assaggio di quella specialità rinfrescante.
Oggi, in via Margherita n. 42 c’è ancora un bar, che continua a tenere accese le luci della memoria, quelle che un tempo, in un contrasto cromatico di colori per la presenza di infinite piastrelline in ceramica accanto alla porta d’ingresso, illuminavano la particolare insegna rettangolare, su cui emergevano diciotto lettere: Snack Bar Margherita.
Era il bar di Francesco Curia, quello che i ragazzini del rione Sant’Antonio chiamavano affettuosamente ’u bar ’i zu Ciccilli ’u baffone.
(Tratto dal 5° Volume de ”Le Botteghe di una volta” a Corigliano)