
Fonte: La Redazione
Avevano patteggiato la pena a mesi cinque di reclusione ed avevano avuto il beneficio della concessione della sospensione condizionale, vale a dire che non dovevano espiare la pena della reclusione carceraria.
A deciderlo era stato il Tribunale di Castrovillari che aveva emesso la sentenza nei confronti di S.A. sessantatreenne di Mirto Crosia e del figlio S.E. trentatreenne di Mirto Crosia che erano stati trovati dai carabinieri forestali in flagranza della commissione del reato. Secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero, Simona Manera, in concorso tra loro, al fine di trarne profitto per se o per altri, dopo aver tagliato numero quindici piante di leccio e farneto ed averle sminuzzate a tronchetti con l’ausilio di una motosega , in località Giudeo di proprietà del comune di Paludi, utilizzando due muli e percorrendo alcuni sentieri all’interno della citata area boschiva, trasportavano parte della legna spezzettata ricavata dai suddetti tagli, all’interno di uno spiazzo ubicato nelle adiacenze del torrente Otturi , all’interno del quale venivano rinvenuti quattro metri cubi di legna, di valore economico, altresì da ulteriore sopralluogo, scaturito dall’attività d’indagine e posto in essere dai Carabinieri Forestali veniva accertato che avevano proceduto al taglio abusivo di un totale di 268 piante e ricavato oltre trentotto mila metri cubi di legna da ardere. Il pubblico ministero gli contestava anche l’aggravante di aver commesso il fatto in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico. Avverso il verdetto il difensore degli uomini, l’avvocato penalista Giuseppe Vena proponeva un incidente d’esecuzione, con motivazioni in diritto, cosicché il giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari, Rosamaria Pugliese , in totale accoglimento della tesi difensiva dichiarava l’estinzione del reato oggetto della sentenza e dichiarava altresì l’estinzione di ogni effetto penale.