
Fonte: La Redazione
Il Tribunale di Castrovillari in funzione di giudice monocratico penale ha assolto, con la formula per non aver commesso il fatto, il quarantasettenne rossanese Pometti Domenico assistito e difeso di fiducia dall’avvocato penalista Giuseppe Vena.
L’uomo era chiamato a rispondere di ben tre gravi reati puniti severamente dall’ordinamento giuridico ossia la ricettazione, la truffa ed il falso. Secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero, l’uomo con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, acquistava o comunque riceveva numero cinque assegni bancari tratti su un conto corrente di noto Istituto Bancario, provento di delitto in quanto denunciati smarriti in data 3.8.2019 presso la Stazione Carabinieri dell’Aquila. Inoltre, veniva contestato all’uomo, di aver provveduto, in più episodi, mediante artifici e raggiri consistiti nel concordare con un negoziante rossanese l’acquisto di merce al quale versava , quale corrispettivo di € 8.600,00 , i titoli di pagamento che quindi non venivano poi ad essere incassati dalla persona offesa, perché denunciati smarriti dalla Banca, inducendo così in errore la vittima, si procurava quindi un ingiusto profitto consistito nell’avere acquistato la merce , senza il pagamento del relativo prezzo, con corrispondente danno. Infine, l’Ufficio della Procura della Repubblica del Tribunale di Castrovillari addebitava all’uomo che per commettere le azioni descritte, al fine di procurarsi un vantaggio, formava o comunque alterava i titoli di cui poi faceva uso consegnandoli in pagamento al commerciante; con l’aggravante di aver commesso il reato per eseguire la truffa. All’udienza davanti al Giudice monocratico penale, l’avvocato Giuseppe Vena chiedeva di definire il giudizio nelle forme del rito abbreviato allo stato degli atti ed in sede di arringa difensiva analizzava l’intera vicenda, punto per punto, dando una lettura totalmente differente delle condotte addebitate all’uomo rispetto alle accuse e quindi rappresentando al Giudice come il proprio assistito doveva essere mandato assolto per non aver commesso il fatto da tutti i reati. Il giudicante all’esito della camera di consiglio accoglieva totalmente quanto sostenuto dal legale, liberando l’uomo da tutte le accuse.