
Fonte: La Redazione
Era stato tratto in arresto nella nottata di domenica scorsa, in flagranza di reato, dagli uomini del Commissariato di Polizia di Stato di Corigliano-Rossano il trentasettenne rumeno Gurzun Ionel Bogdan che abita da anni nel comune di Corigliano-Rossano.
A carico dell’uomo pende la grave accusa per reati di stalking aggravato, porto abusivo di arma, rapina a mano armata aggravata e per tal motivo il Pubblico Ministero della Procura della Repubblica del Tribunale di Castrovillari ne aveva disposto la traduzione presso il Carcere di Castrovillari con richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere. L’uomo è stato iscritto presso il registro degli indagati dell’Ufficio della Procura della Repubblica del Tribunale di Castrovillari perché , con condotte reiterate e gravi molestava e minacciava l’ex compagna. Nel particolare dei fatti , non accettando la fine della relazione sentimentale interrotta per volontà della persona offesa ed in seguito a precedenti episodi di violenza fisica ai danni della stessa, seguiva quest’ultima, ovunque, nei suoi spostamenti a piedi nonchè a bordo della sua autovettura. Soprattutto, nell’arco di tempo che va dal 16.2.2026 al 22.2.2026 contattava ripetutamente la vittima chiedendole di perdonarlo per le precedenti sue condotte violente nonchè di riprendere la loro relazione sentimentale, promettendo che non avrebbe più usato violenza nei confronti della stessa. Al fermo rifiuto opposto dalla ex, l’uomo la minacciava di un male ingiusto proferendo espressioni “ se non torniamo insieme ti ammazzo…se non stai con me, se non fai una famiglia con me, non ti avrà nessun, ti ammazzo”. In data 22 febbraio 2026, alle ore 15:30 circa, l’uomo si recava presso l’abitazione della ex compagna e li’ attendeva l’arrivo di quest’ultima munita di un coltello. Una volta giunta la donna, puntava detto coltello all’indirizzo della ex compagna chiedendole di ricominciare la loro relazione sentimentale, di dormire insieme nonchè costringendola, ancora mediante l’uso del coltello, a consegnargli le chiavi dell’abitazione con la promessa che vi avrebbe fatto ritorno nel corso della serata. Sempre in data 22.2.2026 , alle successive ore 18:30 circa, contattava la vittima telefonicamente minacciandola di morte e riferendo alla stessa che aveva la possibilità di scegliere se andare a vivere con lui o se al contrario dovesse essere lui a trasferirsi presso l’abitazione della persona offesa ma che in ogni caso sarebbero dovuti tornare insieme altrimenti l’avrebbe uccisa. Alle ore 19:45, mentre la ex si trovava in compagnia di un’amica sul balcone di casa di quest’ultima, l’uomo giungeva nei pressi dell’abitazione ove era la vittima , con in mano un coltello dicendo al suo indirizzo “ io ti ammazzo…io ti ammazzo”. Successivamente, entrava nel condominio, raggiungeva l’abitazione dove era ospitata la persona offesa ed iniziava a bussare insistentemente al portone di casa chiedendo a quest’ultima di farlo entrare altrimenti avrebbe sfondato la porta e continuando a minacciarla di un male ingiusto ed in particolare, la minacciava di morte colpendo la porta dell’abitazione con colpi sempre più forti. Con tali condotte cagionava alla ex compagna un perdurante e grave stato di ansia, costringendo così la stessa a mutare le proprie abitudini di vita; con l’aggravante del fatto commesso da persona che è stata legata da relazione affettiva. In relazione al coltello, invece, gli veniva contestato di averlo portato , senza giustificato motivo, fuori dalla propria abitazione e la cui lunghezza complessiva era di 18 centimetri. Infine, per il reato di rapina gli si contestava di aver utilizzato l’arma , mediante minaccia, puntandola all’indirizzo della vittima e che si impossessava delle chiavi della sua abitazione; con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con l’uso dell’arma. All’udienza di convalida ed interrogatorio di garanzia , svoltosi direttamente presso il carcere di Castrovillari, l’uomo compariva, unitamente al suo avvocato di fiducia Giuseppe Vena, davanti al Giudice per le indagini preliminari ove forniva la propria versione a discolpa contestando gli addebiti a lui mossi. In sede di arringa l’avvocato Giuseppe Vena dava una lettura differente delle condotte descritte chiedendo la immediata scarcerazione del proprio assistito con applicazione della sola misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa; tesi pienamente condivisa dal Giudice che ne ordinava la immediata liberazione dopo le sole 48 ore passate in carcere.