
Fonte: Pagina Facebook di Vito Mancuso-Filosofo teologo
«Una notte mentre si trovava a Gerusalemme, Carlo Maria Martini rispose così a un confratello gesuita che gli aveva chiesto se avesse vissuto dei momenti difficili nel suo rapporto con Dio
: «Le mie difficoltà non hanno riguardato la sfera del quotidiano, quanto piuttosto un grande interrogativo: non riuscivo a capire perché Dio lascia soffrire suo Figlio sulla croce. Perfino da vescovo, a volte, non riuscivo ad alzare lo sguardo verso il crocifisso perché questa domanda mi tormentava. Me la prendevo con Dio». Il testo prosegue: «La morte continua a esistere, tutti gli esseri umani devono morire. Perché Dio lo vuole? Con la morte di suo Figlio avrebbe potuto risparmiare la morte agli altri uomini».
Martini diceva così probabilmente perché si sente spesso ripetere in ambito ecclesiastico che Gesù con la sua morte e risurrezione «ha vinto la morte»: è una bella espressione, ma appena ci si pensa un po’ su non si può fare a meno di chiedersi in che senso Gesù avrebbe vinto la morte, visto che, come osservava il cardinale, «la morte continua a esistere». Poi egli racconta come uscì dal problema:
«Soltanto in seguito un concetto teologico mi è stato di aiuto nel mio travaglio: senza la morte non saremmo in grado di dedicarci completamente a Dio. Terremmo aperte delle uscite di sicurezza, non sarebbe vera dedizione. Nella morte, invece, siamo costretti a riporre la nostra speranza in Dio e a credere in lui. Nella morte spero di riuscire a dire SÌ a Dio».
Si tratta di un’affermazione di profonda spiritualità, ma a mio avviso la risposta di Martini al problema da lui stesso sollevato non coglie nel segno. Se il problema fosse stato quello della morte in generale, la risposta sarebbe stata coerente: Dio ha stabilito la morte perché solo così gli esseri umani sono nella condizione di darsi completamente a lui. Ma il problema sollevato da Martini non era quello della morte in generale, bensì quello della morte di Gesù e del suo perché. Martini quindi formula una domanda a cui non risponde, e il problema che gli impediva di alzare lo sguardo sul crocifisso rimane intatto in tutta la sua immensa portata».