
Fonte: La Redazione
A seguito dei controlli operati dalla guardia di finanza, nell’ambito degli accertamenti sul territorio, volti a verificare la rispondenza dei requisiti per la permanenza delle condizioni per l’erogazione del beneficio del reddito di cittadinanza, era stato denunciato presso la locale Procura della Repubblica del Tribunale di Castrovillari il ventiseienne cassanese L. D. assistito e difeso di fiducia dall’avvocato penalista Giuseppe Vena.
Rischiava fino a sette anni di reclusione ma il processo penale si conclude positivamente. Il giovane veniva iscritto nel registro degli indagati poiché gli veniva ad essere contestato il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero , con artifici e raggiri consistiti nell’omettere di indicare nella domanda del reddito di cittadinanza, che il proprio nucleo familiare era composto , oltre che da se stesso , anche dal padre , dalla madre e dal fratello e che il reddito complessivamente percepito dal suo nucleo familiare ammontava ad € 73.372,56 nonchè i beni immobili posseduti dai predetti componenti il nucleo familiare; con tale omissione induceva in errore l’Inps in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’accesso alla misura di sostegno in esame, così procurandosi l’ingiusto profitto con conseguente danno per il citato ente pari alla somma di € 8.175,92 per il periodo giugno 2021 settembre 2022. All’udienza davanti al Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari, stante la evidenza della prova documentale raccolta, il difensore munito di procura di speciale chiedeva di definire il giudizio penale nelle forme del patteggiamento a soli mesi dieci di reclusione col beneficio della sospensione condizionale della pena, vale a dire che non dovrà scontare alcun giorno di carcerazione, e della non menzione nel casellario giudiziario.