
Foto tratta dal sito: www.anticabibliotecacoriglianorossano.it
IL CARMELO
Molte difficoltà si incontrano a voler stabilire la data di fondazione del convento del Carmelo sia perché le fonti archivistiche del monastero sono andate perdute e sia perché quelle consultate su Corigliano non lo consentono.
Comunque, non si è, penso, lontani dalla realtà affermando che la comunità monastica carmelitana coriglianese è fra le prime a sorgere in Calabria, probabilmente, fra il sec. XIII ed il sec. XIV allorché i monaci, sotto la spinta delle persecuzioni saracene, approdano in Occidente. Essi scelgono a sito del convento un terreno sulla destra del Coriglianeto, posto fra lo stesso torrente, la strada di accesso e la immediata periferia dell’abitato, che, a quell’epoca, doveva costituirsi ai rioni Serraturi, Scinia e Giudeca, posti negli attuali rioni Pignatari e Vasci. Sorge il convento carmelitano con proporzioni ridotte ed annessa chiesa intitolata a Maria SS. dell’Annunziazione. La comunità religiosa ben presto svolge attività di predicazione e di apostolato tali da penetrare facilmente nell’anima popolare coriglianese. Le celebrazioni religiose di quella chiesa sono fra le più imponenti e seguite della città. La Madonna del Carmelo viene eletta protettrice di Corigliano e tanto fino alla canonizzazione di S. Francesco di Paola. Da quell’epoca la nostra Madonna è co protettrice di Corigliano. Durante i tempi molti sono i rifacimenti e gli ampliamenti del plesso. Un affresco sulla facciata della chiesa con gli stemmi dell’arcivescovo di Rossano G.B. Lagni fa pensare ad un restauro ed ampliamento avvenuti a cavallo dei secc. XV e XVI. Ma gli ampliamenti più significati vi si verificano a fine del sec. XVI allorché il plesso assume le caratteristiche architettoniche e strutturali che ancora oggi conserva. È nel 1579 che la comunità monastica, composta da sette monaci ed il priore, e legge a procuratori D. Fabio Morgia e D. Jo: Pietro Perrone acché si preoccupino del restauro della chiesa e dell’ampliamento del convento con i proventi delle rendite e con quelli eventualmente offerti e raccolti nella popolazione. Così la chiesa viene restaurata ed arricchita di arredi e dipinti. Fra questi ancora oggi si può ammirare il quadro della Madonna del Rosario eseguito a Napoli dal pittore Cornelio Flamengo per devozione del mag.co U.J.D. Jo: Andrea Citraro. Il convento viene ampliato fino alle proporzioni che presenta oggi e, per far tanto, è necessario demolire alcune costruzioni adibite a forno e magazzini. Nello stesso periodo il monastero viene fornito di acqua potabile derivata con tubazione a “catusi” dalla piazza della Giudeca, ove era arrivata con il famoso acquedotto di S. Francesco. Si tratta, probabilmente, della nota acqua Fabulina del Pugliesi, il cui nome verosimilmente è derivato da Fabio (Morgia), promotore della iniziativa eseguita con fondi a devozione dello stesso Morgia e dei mag.ci Alessandro e Scipione Abenante, Caretto de Marco, Jo: Andrea Citraro, Pietro Antonio de Angelis, Jo: Piero Perrone, Cola di Bernardo, Camillo Fabio e Bernardino Nigro, Paolo e Mercurio Varani. All’epoca sette cappelle laterali della chiesa sono di jus patronato delle famiglie Adimari, Perrone, Ferraro, Pettinato, La Cava, Morgia e Nigro. Un’ottava è di pertinenza della confraternita di S. Maria delle Grazie. Tale congrega è attivissima e vanta fra i confratelli i principali nomi della società coriglianese come Morgia, Abenante, Perrone, Citrato, de Angelis, Saccolito, Amoruso, Meligeni, Adimari. Successivamente alla soppressione del monastero essa si trasferisce in S. Maria Maggiore, ove allo stato svolge il suo servizio. Il monastero dei carmelitani non ha mai avuto grosse rendite né vasti possedimenti. Tanto perché, nella sua storia, non si riscontrano benefattori potenti e ricchi anche in funzione della regola dei religiosi. I beni del convento al 1595, per come appare dalla platea per notar Grisafi Forlano, sono: 10 piccoli oliveti, 1 castagneto, 2 vigneti, 3 gelseti, 28 tomolate di seminativi. Inoltre censi annui per ducati 112, carlini 9, grana 9 e I tari. Il monastero viene soppresso il 7-8- 1809 e successivamente i beni vengono venduti a cittadini coriglianesi dal demanio dello Stato. I locali del convento passa no ai Compagna, che li utilizzano annettendoli alla fabbrica della liquirizia del Pendino. La chiesa, dalla soppressione, è officiata da un rettore, che vi celebra una messa settimanale e la festività della Madonna del Carmelo. Per tale festività collabora una commissione laica costituita soprattutto da agrumicoltori. Usanza, questa, dipendente dalla secolare devozione di quella classe imprenditoriale che con la festività di luglio vuole render grazie alla Madonna per la coincidente fine della cascola dei frutticini di agrumi. A proposito di usanze piace ricordare anche quella scomparsa delle campanelle di argilla, che, appese a finestre e balconi, venivano suonate a distesa dai ragazzi durante la processione. Usanza nata nel 1800 con l’apertura delle botteghe artigianali di terracotta ai Pignatari e morta dopo la seconda grande guerra di questo secolo alla chiusura delle stesse botteghe. Oggi la chiesa, per l’interessamento del Rettore Rev. D. Luigi Guidi, è in fase di totale restauro. L’attiguo convento, abbandonato, accusa il peso degli anni. Sarà recuperato e valorizzato inserendolo nel tessuto urbano del centro storico per come spesso garantito dai responsabili del potere comunale? Le speranze, in verità, sono poche.