
Premessa propedeutica. Del Fascismo si deve solo parlar male se non si vuol incorrere nel reato di “apologia di fascismo”, reato esistente solo in Italia, unico paese del mondo democratico in cui l’espressione di una opinione, non accompagnata da atti illeciti, è punita con la reclusione da sei mesi a due anni.
E se non é fascismo questo ditemi voi cos’è. Il “politically correct”, poi, ne fornisce il cliché: Il fascismo è brutalità, il fascismo é ignoranza, il fascismo è morte, volgarità, incultura, bestialità e tutto ciò che ha prodotto è frutto di perversa tendenza alla negazione della corretta moralità. Intimorito ho cercato sempre, e comunque, di adeguarmi a questi comandamenti finché, con smarrimento, dovetti ammettere che, essendo stato concepito nel 1932 e nato nel 1933, altro non ero, anch’o, se non prodotto di quel nefasto regime di cui tutto va rinnegato. Ero giunto alla obbligatoria improcrastinabile scelta definitiva: suicidarmi e riscattare il mio onore infangato dal peccato originale, con lodevole uscita di scena, oppure, ignominiosamente, continuare a vivere e sopportare il fardello della colpa congenita. Ma giunse, provvidenzialmente, l’insperato giorno del riscatto e, se sono qui, oggi, vivo e vegeto, a parlare di uno dei più alti meriti del fascismo e del suo duce, l’ARCHITETTURA FASCISTA, lo devo alla lettura delle dichiarazioni che, in campo di architettura, ne fecero due notissimi antifascisti a tutto tondo: Enzo Biagi: “sono stato balilla e non mi sentivo per niente infelice. Mussolini ha fatto anche cose serie, come Littoria; vennero dall’estero a visitarla”. Corrado Augias: “Si chiamavano, e ancora si chiamano, Aprilia, Fertilia, Carbonia, Guidonia, Sabaudia, Pomezia, le città sottratte all’incuria e alla malaria. Littoria ha cambiato nome diventando Latina. Al Duce, per quella bonifica, bisogna rendere grazie, morto lui, nessun altro l’avrebbe più fatta. L’Architettura fascista, poi, col razionalismo tanto esecrato, e l’urbanismo fascista, furono esempi di una pianificazione studiata messi in pratica da un governo responsabile”. Grazie Biagi, Grazie Augias, vi devo la vita. Ed ora cerchiamo di entrare nel merito di quel grandioso fenomeno che fu l’ARCHITETTURA LITTORIA, movimento culturale che innovò una stagnante addormentata fase umbertina, caratterizzato da slanci di vivaci tendenze rigeneranti che molto avevano a che vedere con l’intelligente movimento futurista di cui fu congeniale coprotagonista. Quell’Architettura si chiamò Razionale o Funzionale e già nel nome c’è tutta, per filo e per segno, la genesi del suo travolgente successo. Di chi fu il merito? Non sta a me dirlo, ma alla Storia, Magistra Vitae.

RAZIONALISMO-FUNZIONALISMO.
STILE TUTTO UNICO ED ITALIANO,
CONNATURATO AD UNA CERTEZZA
CULTURALE: PRIMI NEL MONDO!
ALCUNI ESEMPI SIGNIFICATIVI

IL PALAZZO DELLE POSTE A LATINA:
È un significativo esempio di edificio razionalista progettato dall’architetto Angelo Mazzoni tra il 1932 e il 1934, famoso per il suo stile futurista, gioiello architettonico di Latina. Rappresenta in pieno tutta l’eredità modernista. Progettato nel 1933 1934 ottenne grande successo. Progettata da Luigi Carlo Danesi uno tra i più illustri razionalisti italiani.





Progettata da Luigi Carlo Danesi uno tra i più illustri razionalisti italiani







Il furore della tempesta innovativa con cui il regime fascista volle caratterizzare, agli occhi del mondo, la sua connotazione di sostenitore del nuovo, del bello, del forte, della dinamicità, in una parola della vita intesa come vivacità e azione, trovò congeniale facile sponda nella concomitante irruenza del movimento futurista che, se da una parte, influenzò non poco, la nascente architettura del regime fascista e del vasto stuolo di architetti, dall’altra ne fu permeato in un mutuo scambio di favorevoli consensi che destarono ammirazione e forse anche invidia nell’ambito della cultura mondiale, tranne, beninteso, nell’Unione Sovietica. Ed è appunto dal confronto con l’architettura del regime sovietico che emerge la superiore qualità estetica di quella fascista libera dai freni inibitori del pauperismo travestito da lussuosità, di un regime ancora vittima del rancoroso rapporto di odio-amore coi fasti dello zar, per cui la realizzazione della metropolitana di Mosca fu, ed è tuttora, uno squallido tentativo di imitarne lo sfarzo. La capacità dei vecchi sudditi si esercitò a ripeterne orpelli floreali, fronzoli, abbellimenti superflui, sfarzi, lustrini ed esteriorità artificiose, cioè quel ciarpame decorativo che strasborda da pareti e volte e che nulla hanno a che vedere con le funzioni di una moderna metropolitana. Nel risibile tentativo di gareggiare con la sontuosità di quella zarista, l’architettura sovietica imperversò con anacronistiche modanature, inferriate, lampadari, stucchi e orrendi festoni, ricettacoli di spore, batteri, polvere e ragnatele impossibili da pulire. L’intelligente modo di intendere l’architettura, adottato con lo stile littorio, non a caso, prese il nome di RAZIONALE o FUNZIONLE, per dimostrare, per la prima volta, al mondo, in modo semplice e convincente, che il bello è connesso con la funzione a cui un oggetto o un qualsiasi prodotto è destinato, e quale prodotto, miei cari lettori, ha, più di ogni altro, funzioni da svolgere se non una struttura edilizia, destinata ad accogliere, come nido, come luogo di apprendimento, di lavoro, di svago, di cura, di culto e persino di ultima dimora, come hanno dimostrato gli antichi egizi con le loro semplici e geometricamente ineccepibili piramidi. É meglio che smetta prima che qualcuno accusi me, e gli antichi egizi, di … apologia di fascismo.
Ernesto Scura
