
di Giulio Iudicissa
I venerdì della Via Crucis cadevano in un periodo, in cui a me, scolaro alle elementari, toccava il turno pomeridiano.
Ottenevo il permesso di lasciare la scuola, per quei venerdì, pochi minuti prima della campanella. Bastavano, perché di corsa mi portassi a casa e da casa in chiesa. E qui, indossato l’abito di chierichetto, mi calavo nel sacro rito, ripetendo formule e preghiere. Ricordo ancora la flebile luce dei ceri e sento l’umido profumo di fiori e d’incenso. Quanti volti, però, non ci sono più.