
Articolo tratto dalla rivista “Quaderni” n. 93 pp. 8 e 9 dell’Associazione “Lo specchio di Alice”
di Salvatore Martino*
In questo tempo così falcidiato dai problemi e dalle emergenze, l’umanità sembra avere smarrito la voglia di sentirsi tale, dando l’impressione che tutto quello che sta accadendo nel mondo, non susciti più alcuna emozione.
La situazione in cui versa il pianeta in questi ultimi tempi, caratterizzata da disastri ambientali, guerre progettate a dosi, che messe insieme rassomigliano sempre di più ad un vero e proprio conflitto mondiale, unite ad altri fermenti di tipo populistico e a vicende disgregative, che stanno provocando un ritorno all’isolamento e all’innalzamento dei muri, non sembrano impensierire più nessuno. L’opinione pubblica, una volta attenta alle criticità e pronta a reagire a ogni sommovimento che poteva mettere in discussione principi e valori, sembra evaporata, sparita dentro un nugolo di interessi che hanno a che fare più con la vita reale delle singole persone che con il senso di appartenenza alla comunità. La sensazione è quella di trovarci di fronte ad una società ripiegata sulle piccole cose, che vive alla giornata, che non si preoccupa del suo futuro, e che non è in grado di immaginare che forma avrà da qui ai prossimi dieci anni. Il conflitto in Ucraina, poi quello di Gaza, dove la gente viene massacrata, i bambini mutilati, ammazzati per strada, o lasciati orfani, e le altre crisi umanitarie che abbondano nelle aree meno fortunate del pianeta, gli immigrati, coloro che muoiono in mare aperto nel vano tentativo di raggiungere le coste europee, non impensieriscono più di tanto. Se mai, la preoccupazione prevalente è che questi debbano essere tenuti lontani, per non turbare la quiete delle nostre famiglie e della nostra società. Si è arrivati persino ad inventare nuove formule giuridiche, nuovi reati, causati dalla paura e dal pregiudizio, per tenere lontani dai nostri agi coloro che scappano dai paesi di origine e che vorrebbero chiedere asilo, per sfuggire a conflitti, a carestie o, addirittura, alla morte. È evidente che se tutto questo ambaradan non desta più alcun clamore, se questo stato di cose non suscita emozioni, se non provoca la messa in moto di nessun sentimento, beh, vuol dire che l’uomo contemporaneo e, in questo caso, l’intero Occidente, si sono lasciati irretire, strumentalizzare, addirittura, anestetizzare in quelli che un tempo erano i principi e i valori tipici della cultura occidentale e mediterranea. La società dei diritti, quella che aveva la prerogativa di comprendere e salvaguardare tutti, oramai, non esiste più. I diritti, i servizi, l’assistenza, quando ci sono, sono di pertinenza, in linea di principio, solo delle popolazioni indigene e non di altri. È ovvio che tutto questo è cresciuto ed è stato accompagnato da un forte mutamento culturale, da un cambiamento di mentalità, di visione della vita, delle cose, e del mondo. Oramai, sono tantissimi i governi che hanno smesso gli abiti del diritto e quelli umanitari per tutelare i propri interessi, anche quando questi confliggono in maniera vistosa e paradossale con quelli di altri stati e popolazioni. In questi anni, sono stati stracciati tutti i trattati internazionali, la diplomazia, tutti gli accordi fondati sulla cooperazione e sull’aiuto alle popolazioni bisognose. Tutto questo è sparito; ed è sparito non solo a livello politico, internazionale, ma anche dalla vita delle persone. Il grande senso di umanità che per tantissimo tempo ha accompagnato i comportamenti e le scelte degli italiani sembra essere svanito negli anfratti di questo tempo. La vita delle persone, quella della società, non ha più la scansione tipica che ha avuto nel passato. La dimensione emozionale che fino a qualche tempo fa accompagnava ogni nostro atteggiamento, ogni nostra scelta, oggi, sembra sparito. Tutto deve essere funzionale alla logica degli interessi; tutti devono trarre lucro e vantaggio da ogni decisione, scelta, o azione. Questo, almeno in apparenza, sembra essere il contesto generale in cui si muove ogni persona, nel quale si svolge oggi la vicenda umana. Occorre ammettere che il mondo attorno a noi, oramai, è diventato così. Non ci commuove più nulla, non ci inteneriscono le situazioni di sofferenza e di disagio, non ci interroga più alcuna condizione. Preferiamo un approccio distaccato, distanziato dalle persone e dalle situazioni, preferiamo al buon esempio e ai gesti di generosità la funzionalità delle cose, la razionalità della spesa, i costi contenuti, il guadagno. È questa, oggi, la logica che governa e penalizza la sanità, l’assistenza, l’istruzione. È questa la filosofia che ci fa capire che la società non è di tutti, ma solo di chi ne ha titolo e se lo può permettere. I poveri vanno “rottamati”, vanno esclusi, perché costituiscono ostacolo al benessere. Ci troviamo dentro a una società che ha rimosso la pietà, la solidarietà, che non ha spa zio per le persone indigenti e per coloro che non hanno titoli economici e finanziari. Che la nostra società stesse perdendo la sua umanità, era stato già detto. Gli studiosi, storici, filosofi, antropologi, uomini di Chiesa, già molti anni fa, avevano fatto questo tipo di lettura, avevano denunciato la progressiva disattenzione nei confronti della vita. Dietro questa cortina di indifferenza, però, dietro questo mondo che pretestuosamente vorrebbe essere l’unico, c’è il resto dell’umanità, c’è la vita di tantissime persone, di persone vere, di persone che non appartengono a cordate, che non sono iscritte ai social ma all’umanità. Persone che non si lasciano ingannare dalle parole, né intimidire dalle minacce. Persone che non sono preda dell’egoismo, e nemmeno della presunzione; persone che credono e continuano a credere con convinzione nei valori e nella prodigalità. Persone che, pur di fronte a situazioni di disagio, reagiscono col cuore, usando i sentimenti. E sì, occorre usare i sentimenti proprio perché siamo uomini anche di fronte alle emergenze, ai sacrifici, ai distacchi, agli abbandoni. La vita, spesso, non è facile, ma non per questo bisogna diventare cattivi, distaccati rispetto a quanto accade attorno a noi e nel mondo. Non si può essere a favore della violenza perché produce vantaggi; si è contro la violenza perché è ingiusta, perché è contro le persone, contro la vita. Nonostante il clima di ostracismo e di supponenza che viene diffuso e propagandato, c’è comunque una buona fetta di umanità che reagisce ancora col cuore, col sentimento, dando fiducia al suo prossimo. Mi piace immaginare che queste persone siano la maggior parte, e mi piace pensare che la realtà sia questa e non quella rappresentata dai media e dai social. Una realtà che induce a sperare e a lavorare affinché questo mondo cambi veramente. E questa, è la speranza che può salvare l’umanità. I sentimenti non sono espressioni di debolezza, ma la dimostrazione che sull’uomo si può ancora continuare a contare per costruire un mondo migliore. Non esiste altra alternativa.
* Professore, saggista e poeta