
di Giuseppe Sammarro*
A Gaza si continua a morire, a sparare su affamati, madri con bambini resi scheletri viventi, nel tentativo di racimolare un po’ di cibo presso i punti di distribuzione controllati dall’esercito.
Mentre il mondo resta impassibile davanti alla distruzione di tonnellate di cibo e medicinali scaduti, il criminale di guerra Benjamin Netanyahu e il suo mentore americano decidono di permettere agli Stati che lo volessero, di rifornire la popolazione palestinese tramite l’uso dì aerei. C’è un precedente storico che qui voglio richiamare, per contestualizzare i due eventi: il 24 giugno del 1948 a causa dell’introduzione del Marco occidentale l’Unione Sovietica isolò Berlino Ovest con il blocco totale: stradale e ferroviario. Berlino senza più rifornimenti rischiò una catastrofe umanitaria come oggi avviene a Gaza. Inoltre la tensione tra i due blocchi ideologici, conosciuta come guerra fredda, salì al punto di una guerra combattuta tra Occidente e Oriente. Nonostante che oggi vi sia il pericolo di una terza guerra mondiale, allora i paesi alleati occidentali, Stati Uniti, Regno Unito e Francia, per aggirare il blocco sovietico ed evitare uno scontro militare, organizzarono un ponte aereo tra il 1948 e 1949 per rifornire Berlino Ovest, che durò ben 462 giorni. Una massiccia operazione che, ben coordinata dall’amministrazione e le forze politiche berlinesi, salvarono la città. Diversa, invece, la situazione a Gaza, devastata dai bombardamenti senza più strutture organizzative, sia delle Nazioni Unite, che di altro genere. Strutture volutamente tagliate fuori, come denunciano le organizzazioni umanitarie. È che cosa sta succedendo proprio alla parte più vulnerabile della popolazione della striscia, come appunto bambini, anziani e madri disperate, in una situazione come quella attuale, di arrembaggio selvaggio per accaparrarsi i viveri con la forza e la sopraffazione dei più forti? Che fa l’esercito? Spara con le mitragliatrici per stabilire l’ordine. Sta proprio qui la crudeltà, il cinismo e la mancanza assoluta di umanità da parte di Netanyahu e del suo governo. L’atteggiamento di costoro non lascia alcun dubbio sulla volontà di volere un genocidio programmato del popolo palestinese. Io che sul nazismo, la Shoah o olocausto, ho relazionato negli anni ottanta presso l’Accademia sociale di Dortmund, conosco molto bene quali sono i termini stabiliti dal diritto internazionale, dopo il processo ai capi nazisti e militari del Reich a Norimberga, nel definire il termine di sterminio. Essi si riferiscono ad un preciso evento storico: lo sterminio del popolo ebraico da parte della Germania nazista nella seconda guerra mondiale. Cioè la soluzione finale. Per questo non definirei mai quello di Israele sui palestinesi sterminio. Desidero qui suggerire i alcuni saggi scritti da Hannah Harendt nonchè il suo pensiero sulla banalità del male. Ma genocidio sì, perché genocidio è un termine più ampio che comprende diverse tipologie di gruppi etnici e contesti storici. La stessa Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja accusa Israele di genocidio dei palestinesi nella striscia, e Netanyahu di crimini di guerra, con un mandato d’arresto internazionale. Anche se il nostro ministro degli esteri sembra uno passato per caso nei contesti internazionali, si apprestò a dichiarare che in Italia non sarebbe stato arrestato collocando il nostro Paese al fianco di Orban sanzionato in proposito dall’Alta Corte. La domanda oggi è: come si pongono i governi europei di fronte a questo scempio? Ormai è assodato, fermo restando la condanna ad Hamas e la responsabilità di avere causato deliberatamente la reazione di Israele, oggi quello che accade non trova più nessuna giustificazione, come più volte denunciato dal Segretario generale dell’Onu, e da altre istituzioni Internazionali. Ma nello stesso mondo Ebraico si alzano forti le voci di coloro che chiedono lo stop dei massacri, in particolare nell’ambito scientifico e intellettuale. Al netto degli Stati Uniti e la complicità di Trump, i governi Europei salvo alcune eccezioni dell’ultima ora, si limitano a proteste sterili e senza nessun effetto concreto. Il governo italiano opera su due piani, uno interno e uno esterno. Su quello interno ci pensano quelli che vanno in Parlamento e sui media a fungere da megafono della linea del Presidente del consiglio, in competizione con gli altri partiti al governo a chi è più bravo a compiacere il presidente degli Stati Uniti e fare di Gaza la Las Vegas d’Oriente pensando agli affari. In Europa ci pensa il primo o la prima ministra, molto brava a giocare su più fronti, attenta a non dispiacere troppo a Donald, dichiara di essere convinta sostenitrice di uno Stato palestinese ma non ora. Cerca sponda con paesi che per motivi storici sono più cauti come il Cancelliere tedesco. Vota contro azioni tesi a sanzionare Israele e si schiera con Orban e Le Pen, però dichiara inaccettabile quello che si consuma a Gaza. Parla di guerra, quando ormai sul campo opera un solo esercito tecnicamente dotato delle armi più sofisticate fornite da USA e Europa, e in possesso, illegalmente, dell’atomica contro un popolo che contrappone ad esso, solo fame disperazione e lacrime.
* Cittadino ed ex rappresentante sindacale della Cgil