
Di Giacinto De Pasquale
Il 27 e 28 giugno scorsi la Chiesa ha festeggiato il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria, ricorrenze che per le Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori, hanno un valore particolare, e scopriremo il perché.
Le Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori, è un istituto di diritto pontificio, con comunità sia in Italia , sia in altri Paesi. Ha avuto origine in Calabria ad Acri, nel Cosentino, il 21 Novembre 1894 per opera del beato don Francesco Maria Greco, quando la sua fedele collaboratrice, Raffaella De Vincenti (da pochi anni venerabile), professò i voti evangelici di castità, povertà, obbedienza, vestì l’abito religioso e prese il nome di suor Maria Teresa De Vincenti. Attualmente la superiora generale è suor Giancarla Dima. Conosciamola più da vicino suor Dima. Suor Giancarla Dima nasce a Corigliano Calabro il 13.02.1961 da Dima Luigi e Laudonia Maria.

Durante la sua adolescenza incomincia ad avvertire una forte attrattiva verso Dio, la preghiera e le attività parrocchiali, ma terminata la frequenza del liceo scientifico, decide di iscriversi alla facoltà di medicina all’Università della Sapienza di Roma. Qui, nonostante i tanti svaghi offerti dalla città, avverte sempre di più con chiarezza nel cuore che il Signore non la vuole medico dei corpi, ma delle anime e così decide di entrare nell’Istituto delle Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori delle quali aveva sempre ammirato, nel suo paese natìo, la spiritualità e la missione. Compiuto il cammino di formazione iniziale, sulle orme dei Fondatori il Beato Francesco Maria Greco e la Venerabile Madre Maria Teresa De Vincenti, diventa suora il 17 ottobre 1981 e dopo riprende gli studi nella Università della Sapienza, che aveva lasciato per entrare in convento, per frequentare Scienze biologiche, una facoltà che le avrebbe permesso di insegnare matematica e scienze nelle scuole superiori del proprio Istituto. Dopo la laurea si dedica non solo all’insegnamento, ma anche alla pastorale giovanile e nel 1990 le viene dato l’incarico di formatrice delle giovani che entrano in Noviziato. Dopo alcuni anni viene nominata responsabile di alcune comunità e poi consigliera generale dell’Istituto. Il 2 agosto 2017 viene eletta Superiora Generale delle Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori per un primo sessennio e questa elezione le dona la possibilità di fare viaggi missionari in Italia e all’estero (In India, In Argentina, negli Stati Uniti in Albania). Il 20 luglio 2023 viene rieletta Superiora Generale per un altro sessennio e attualmente svolge questo compito a servizio dell’Istituto e della Chiesa con abbandono fiducioso nel Cuore di Cristo e nel Cuore di Maria che sono la “scuola sorgente” del suo Istituto religioso. In occasione delle festività del 27 e 28 giugno la rivista settimanale “Maria con te” delle Edizioni San Paolo, tutta dedicata alla Madonna, pubblica un’intervista con suor Dima realizzata dal caro collega e amico Antonio Capano.

Intervista che vi proponiamo integralmente, grazie alla disponibilità della rivista e dello stesso Capano. Quale è il fondamento del vostro carisma? «Il fondamento del nostro carisma si può riassumere in tre punti, strettamente collegati tra loro: una speciale consacrazione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria, l’evangelizzazione specialmente in forma di catechesi, la promozione umana come servizio di carità ai più bisognosi. I Sacri Cuori costituiscono per noi un punto di riferimento luminoso, una “scuola sorgente” da cui apprendere modelli di vita e di comportamento, uno stile di vita che caratterizza la nostra opera di evangelizzazione e promozione umana nella Chiesa». L’opera di evangelizzazione che proponete si rivolge a diversi ambiti … «La principale missione di ogni Piccola Operaia è l’educazione alla fede e, quindi, l’evangelizzazione, specialmente sotto forma di catechesi. Il nostro padre fondatore, il beato Francesco Maria Greco, ci ha lasciato come eredità spirituale questo impegno, esortandoci a ricordare sempre che: “È educando alla fede che si educa alla vita”. L’istituto privilegia in modo particolare la catechesi parrocchiale, ma non dimentica che la Piccola Operaia è sempre chiamata a essere catechista, cioè ad aiutare i fratelli a maturare la loro fede. In alcune nostre missioni all’estero ci siamo dedicate anche al primo annuncio del Vangelo e, quindi, alla prima evangelizzazione, ma sempre con l’impegno di essere operaie nella vigna del Signore con uno stile di vita caratterizzato dalla semplicità, umiltà e dalla piccolezza evangelica».

Che significato ha lo stemma, ricamato in rosso, che portate sulla mantellina? «Lo stemma ci fu consegnato dal padre fondatore, che lo ideò quando ancora era diacono: una corona di spine nel cui centro ci sono i Sacri Cuori di Gesù e di Maria: l’uno trafitto e sormontato da una croce, l’altro trapassato da una spada, ma entrambi avvolti dalle fiamme con le parole “Gustate e Vedete”. Esternamente in basso alla corona, quasi a sostegno, la scritta: “Venga il Regno tuo”. Questo stemma racchiude la sintesi della nostra spiritualità e missione nella Chiesa. Infatti, la base essenziale del programma di vita della Piccola Operaia è amare, conoscere e glorificare i Sacri Cuori per “farli poi amare, conoscere e glorificare dai fratelli”, affinché cresca sempre più il Regno di Dio nel mondo. Tra le pungenti spine della vita, la Piccola Operaia è chiamata a contemplare i tratti intimi e profondi del Cuore di Cristo per farli propri e potere “gustare” e “vedere” la bontà del Signore. Accanto al Cuore di Cristo, contempla il Cuore di Maria, definita dal padre fondatore “calice completamente vuoto, ripieno della presenza del Signore”. Da questa contemplazione scaturisce una conoscenza dei Sacri Cuori da intendersi come rapporto intimo, che fa vivere totalmente per Essi, fino alla consacrazione della vita». Da poco avete celebrato il 130° anniversario della fondazione. Come si è sviluppata la congregazione in questo arco di tempo? «Noi Piccole Operaie, con il sostegno della grazia di Dio, ci siamo dedicate a una missione “ad intra” e a una missione “ad extra”. Quest’ultima è iniziata in Albania nel 1940, in America del Nord nel 1948, in Argentina (Chaco) nel 1986 e in India, a Kerala nel 1989 e Meghalaya nel 2016. In questi luoghi la Piccola Operaia continua, nel rispetto delle culture locali, la sua opera di evangelizzazione e di promozione umana e così l’istituto vive la sua esperienza di “internazionalità” con la missione ad gentes; ciò costituisce una ricchezza, perché, ai valori specifici del Vangelo, si aggiungono quelli dei singoli popoli». Vivendo la peculiare spiritualità cristocentrica e mariana, in che maniera riuscite a veicolarla ai giovani e ai laici che fanno parte della vostra famiglia religiosa? «Attraverso incontri di formazione e il coinvolgimento nella nostra consacrazione ai Sacri Cuori, vissuta nel mondo, e l’impegno nella evangelizzazione e nella diaconia dell’amore». La Dilexit nos, enciclica sul Sacro Cuore, di papa Francesco, vi avrà di certo spinto a un approfondimento … «Questo documento è un grande dono lasciato dal defunto Papa a tutta la Chiesa, negli incontri di formazione permanente fatti anche in questo anno a livello d’Istituto. Da gesuita autentico, ci fa gustare in esso l’attualità della spiritualità del Sacro Cuore perché attuale è sempre l’amore totale e gratuito che Dio offre a ogni uomo e donna di ogni tempo». Come festeggerete il 27 e il 28 giugno? «Nella casa generalizia, e nelle comunità locali, il giorno della solennità del Sacro Cuore si organizza in modo particolare una giornata di Adorazione eucaristica, in riparazione degli oltraggi che vengono fatti a Gesù, che termina con la partecipazione alla Messa solenne. Non manca il momento di agape fraterna insieme a tutti coloro che partecipano ai momenti liturgici. Il giorno della festa del Cuore Immacolato di Maria si organizza un’ora mariana, e in alcune località anche una processione con la statua del Cuore Immacolato di Maria accompagnata da preghiere e canti mariani». Come avete accolto l’elezione del nuovo Pontefice Leone XIV? Del resto, anche nel suo stemma c’è un cuore … «L’abbiamo accolta con grande gioia, come un dono della Vergine Maria di Pompei che il giorno dell’elezione avevamo pregato con la Supplica. Sentiamo il Papa vicino alla nostra spiritualità perché anche gli agostiniani, dietro l’esempio di sant’Agostino, si impegnano a viverla desiderando di sostituire il loro cuore con quello di Gesù per offrire a tutti il suo amore misericordioso». Un suo auspicio per le Piccole Operaie e per la Chiesa dei prossimi anni? «Che la Chiesa tutta, e le Piccole Operaie in modo particolare, sappiano sempre “tenere accesa la lampada della fede”, come diceva la nostra fondatrice, la venerabile Maria Teresa De Vincenti, vivano in fedeltà dinamica la loro missione nel mondo per poter rispondere alle esigenze dei tempi e dei luoghi, come voleva il nostro fondatore, e collaborare a diffondere, in questo modo, il Regno di Dio ovunque si è chiamate a operare».
Intervista realizzata da Antonio Capano e tratta dalla rivista “Maria con te” edizioni San Paolo