
’A CHJANCA ’I RI FRATELLI BENVENUTO
Agli inizi dell’Ottocento, Corigliano, che contava circa ottomila abitanti, viveva una grave crisi socio-economica. Una grande depressione, che costringeva alcuni suoi cittadini a vivere alle soglie della povertà. Tra questi, i più indigenti, senza una dimora fissa, vivevano ai margini delle strade chiedendo l’elemosina.

La causa di tutto ciò era dovuta a molti fattori. In primo luogo, alla politica a favore della borghesia, anziché del popolo, e poi anche a particolari avvenimenti che colpivano la città. Tra questi ultimi, la devastazione di Corigliano, dovuta all’incursione francese nell’agosto del 1806, e le numerose alluvioni che si susseguivano una dopo l’altra, rendendo le campagne paludose, infruttifere e insalubri.
In questo clima di grande desolazione, però, i cittadini non si lasciavano sottomettere da queste avversità dovute in parte alla natura, ma anche agli uomini. Reagivano con la forza delle braccia e il sudore della loro fronte, inventandosi qualsiasi mestiere che permettesse loro di guadagnare un tozzo di pane per le loro famiglie.
Così, oltre ai sarti, ai fabbri, ai falegnami, ai calzolai, ai barbieri, c’erano anche coloro che operavano nelle campagne a macellare capi di bestiame per poi venderli in città.
Tra questi ultimi, nella prima metà dell’Ottocento, i più noti erano Gennaro Spezzano (classe 1790), Vincenzo Longobardi (classe 1796), Nicola Lavorato (classe 1802), Francesco Orlando (classe 1800) e Giuseppe Benvenuto (classe 1815). (1)
_________________________________________________________________________
[1] Giuseppe Benvenuto, figlio di Rosa Guidi e di Gennaro (classe 1794), era nato il 5 dicembre 1818, aveva sposato, il 17 gennaio 1839, Maria Grazia Sabatino, nata il 14 ottobre 1814. Dal loro matrimonio erano nati: Domenico (14-2-1840), Rosa (24-7-1842), Domenico (11-8-1843), Rosa (6-4-1847), Giuseppe (3-11-1849), Gennaro (27-5-1851), Rosa (5-8-1853) e Maria Filomena (11-7-1856). Il 20 novembre del 1858 cessava di vivere la Sabatino e Giuseppe in seconde nozze sposava, il 5 febbraio del 1859, Lucrezia Biscardi, nata il 24 luglio 1825. Da questo secondo matrimonio, nascevano, il 16 dicembre del 1859, due gemelli, Francesco e Lorenzo (Francesco morirà l’8 luglio del 1863), poi, il 27 dicembre 1861, Maria Filomena, il 24 febbraio 1864, Teresa ed infine, il 27 settembre 1866, Francesco.
_________________________________________________________________________
Erano dei grandi lavoratori che trascorrevano molte ore della giornata nelle campagne di Corigliano: d’estate sotto il sole cocente e d’inverno sotto la pioggia e il freddo gelido. Niente costituiva ostacolo al loro lavoro, perché tanta era la necessità di mandare avanti la famiglia.

Rocco Benvenuto
Questi uomini erano degli esperti macellai, che sapevano individuare bene quali capi di bestiame dovevano abbattere, nel rispetto dei sani principi dell’igiene, nonostante allora non esistesse alcun macello pubblico e quindi alcun controllo serio. Tutto era affidato all’onestà professionale di queste persone, che, oltre a valutare, selezionare gli animali destinati all’alimentazione umana, dovevano programmare la vendita in tempi brevi, in quanto gli attuali frigoriferi allora non erano neanche nella mente dell’uomo.
Tra i più bravi macellai, c’era Giuseppe Benvenuto, un giovane intelligente, che svolgeva questo mestiere con grande impegno. A volte, gli bastava guardare semplicemente l’animale per capirne il peso e la resa dopo la macellazione; per la qualità, invece, gli era sufficiente solo guardarne la dentatura. In breve, un ottimo macellaio che diventava molto noto a Corigliano per la sua grande professionalità.
E così, il giovane Giuseppe, nella prima metà dell’Ottocento, dava inizio ad un’attività commerciale che, poi, per oltre un secolo e mezzo, sarà seguita da alcuni suoi discendenti.
Infatti, saranno Lorenzo (classe 1859) (2) e suo fratello Francesco Benvenuto (classe 1866) (3) a seguire le orme del loro bravo genitore Giuseppe. Come il padre, e grazie alle loro particolari doti, riusciranno
____________________________________________________________________________________________________
2 Lorenzo Benvenuto aveva sposato, il 12 settembre del 1880, Francesca Cervello. Cesserà di vivere l’8 marzo del 1939
3 Francesco Benvenuto, aveva sposato, il 26 ottobre del 1889, Maria Teresa Bombina Tortorella, che cessava di vivere il 5 maggio del 1922. In seconde nozze, il 9 gennaio del 1923, sposava, in Spezzano Albanese, Rosa Greco. Francesco cesserà di vivere il 19 novembre del 1935
___________________________________________________________________________________________________
subito ad acquisire una grande clientela, al punto che la gente associava al loro cognome la professione di macellaio.
Poi, la storia continuerà anche per quasi tutto il Novecento con le varie macellerie Benvenuto dislocate in vari punti della città.
Tra i figli di Francesco, opereranno Giovanni Apollonio, noto come ’u Capurali, in Piazza del Popolo n. 1, Salvatore, in via XXIV Maggio n. 22, e Vincenzo, in via Roma n. 13; mentre, tra i figli di Lorenzo, Giuseppe, in Piazza del Popolo al numero civico 24, Domenico, insieme al fratello Angelo Cosimo, al numero civico 11 e Rocco (4), in via Monte S. Michele n. 1.

Lorenzo Benvenuto
Infine, ci sarà la quarta generazione, con Giuseppe, noto come Pippini ’i mangiasuzi, figlio di Salvatore, Francesco (5), noto come Ciccilli ’i ru Capurali, figlio di Giovanni Apollonio, e Giuseppe (6), che nel 1944 dovrà sostituire il padre Rocco, passato a miglior vita. Si affiancheranno a Giuseppe, qualche anno dopo, anche due dei suoi fratelli, Lorenzo (7) e Alfonso (8).
Il ricordo di quest’ultima macelleria è legato un po’ alla figura di mio padre, uomo buono e dotato di grande pazienza.
Ero appena un ragazzino, frequentavo la seconda classe delle Scuole Elementari (a ri Monachelle) e non sapevo ancora leggere bene, quando con mio padre, che mi teneva per mano, un giorno andavo a far visita alla nonna, ’a za ’Ntunetta.
________________________________________________________________________________________________
4 Rocco Benvenuto era nato il 21 settembre del 1891, aveva sposato Immacolata Pinto. Cessava di vivere il 26 marzo del 1944
5 Francesco Benvenuto prenderà solo per un breve periodo in fitto la macelleria di suo zio Giuseppe, in Piazza del Popolo n. 24. Non sarà, la sua, una gestione facile, per cui agli inizi degli anni ’60 si trasferirà a Roma
6 Giuseppe, all’anagrafe anche Eduardo, era nato il 18 ottobre del 1928, aveva sposato Giuseppina Pometti, cessava di vivere il 4 ottobre del 1992
7 Lorenzo, all’anagrafe anche Francesco Gerardo, era nato il 21 luglio del 1923, cessava di vivere il 2 giugno del 1991
8 Alfonso, all’anagrafe anche Corrado, era nato il 7 settembre del 1930, aveva sposato, il 28 gennaio del 1965, Maria Albamonte, cessava di vivere il 19 agosto del 2009
_______________________________________________________________________________________________
Mentre attraversavamo l’Acquanova (Piazza del Popolo), d’istinto gli strinsi la mano per fargli capire che si doveva fermare. Mio padre si fermò e, meravigliato di questo mio gesto insolito, mi chiese cosa volessi.
Con lo sguardo rivolto verso via San Francesco, gli chiesi cosa c’era scritto all’interno di una cornice muraria, a bassorilievo, che era situata appena sopra la porta di una bottega, che si trovava all’inizio della scalinata che portava supra i canali. Precisamente, quella di via Monte San Michele n. 1. E lui con la pazienza di sempre mi disse che c’era scritto “Beccheria – Rocco Benvenuto”.
Contento, solo a metà, della sua risposta, perché non avevo capito il primo termine, in quanto questa parola ancora non faceva parte del mio scarno vocabolario, lo ringraziai. E così proseguimmo per andare a trovare quella bella vecchietta dai capelli bianchi come la neve, che mi voleva tanto bene e che aveva sempre qualcosa da regalarmi.
Solo dopo alcuni anni, mi rendevo conto che “Beccheria” era sinonimo di macelleria, quella dei fratelli Benvenuto: Lorenzo, Giuseppe ed Alfonso, pronipoti di quel Giuseppe (classe 1818) che aveva iniziato l’attività di macellaio sin dalla prima metà dell’Ottocento.
Ho sempre guardato con simpatia questa attività commerciale, forse per quell’insegna singolare così diversa dalle altre, ma, forse, anche per la presenza sopra la porta d’ingresso di una testa di bue, in ferro, che di sera si illuminava. Era unica in città.
Quando passavo da quelle parti, qualche volta mi soffermavo per un istante davanti alla macelleria per guardare l’interno del locale. Una grande stanza, con un bancone particolarmente alto e una persona, a volte erano in due o anche in tre, in camice bianco, che con garbo tagliavano con coltelli affilatissimi pezzi di carne.
Non li conoscevo, ma dall’aspetto e dal comportamento mi sembravano persone per bene. E in effetti lo erano per davvero. Si trattava dei fratelli Benvenuto: Lorenzo, Alfonso e Giuseppe. Quest’ultimo, per la verità, lo vedevo solo di rado, forse perché non si occupava direttamente della vendita della carne al pubblico, ma di altro, come per esempio degli acquisti di capi di bestiame per la macellazione.
In breve, in questa macelleria, oltre alla vendita di carne di alta qualità, si respirava anche l’aria della gentilezza dei fratelli, che avevano un bel rapporto con la clientela.
Dopo avere ammirato l’insieme degli oggetti sopra quel banco ben addobbato e ordinato, utili per lavorare la carne, restavo particolarmente meravigliato dalla grande pulizia del locale, di certo diversa dalle altre macellerie, che, in qualche modo, per quanto riguardava questo aspetto, non erano di grande esempio.
Poi, una struttura in ferro con ganci, utilizzata per esporre le carni migliori e i quarti più pregiati, faceva da cornice a questo esercizio commerciale, che si presentava molto bene. Non si vedeva un minimo segnale di qualche goccia di sangue o di altri liquidi organici per terra, derivanti dalla fresca macellazione che defluivano dalla sommità delle carni appese. In seguito, con l’obbligo di tenere le carni dentro idonei frigoriferi, anche la macelleria dei fratelli Benvenuto ne acquistavano uno molto grande. Così, all’igiene si aggiungeva anche la freschezza dei prodotti che erano in vendita in questa attività commerciale, un tempo nota come Beccheria.

Alfonso Benvenuto
Poi, come le altre tre porte (9), poste sulla prima scalinata che da via Monte San Michele porta a via IV Novembre (a ru cuozzi ’i Cimino), anche questa della famiglia Benvenuto si chiudeva.
Una porta, diversa dalle altre, in ferro battuto, con tanti decori e due rombi in bassorilievo nella parte inferiore, un tempo di colore rosso fiammante, oggi di un rosso sbiadito dal tempo.
Con la chiusura di questa porta, che lasciava all’interno del locale l’odore della buona carne appena macellata, si chiudeva anche la storia commerciale, durata oltre un secolo e mezzo, di una famiglia nota e apprezzata in città per la grande professionalità e serietà che aveva dimostrato nel settore della macellazione e del commercio delle carni.
Nonostante i numerosi anni trascorsi, ancora oggi resistono alla crudeltà del tempo, sopra quella porta di via Monte San Michele n 1, due simboli: i contorni in ferro raffiguranti una testa di bue all’interno di una cornice
_______________________________________________________________________________
9 Al n.3, il Bar di Marinaro, poi gestito da Antonio Lazzarano, al n. 5 la cantina di Lorenzo Mingrone e al n. 7, negli anni ’40, il salone di Ventura, poi, per un breve periodo, gestito da mastro Totonno Pasqua
_______________________________________________________________________________
rotonda e quell’insegna muraria a bassorilievo con la scritta che mio padre un giorno mi lesse e che io avevo capito… solo in parte.
APPROFONDIMENTO
di Padre Rocco Benvenuto (10)
Al fine di poter conoscere adeguatamente il ruolo assolto da questa macelleria nel secolo scorso, è necessario richiamare alcuni passaggi nodali che hanno segnato lo sviluppo e la conclusione della sua attività.
Anzitutto, il 26 marzo 1944, in ospedale si spegneva all’età di 53 anni Rocco Benvenuto. Siamo in piena guerra, Lorenzo, il primogenito, si trova al fronte, dove sarà fatto prigioniero e deportato dai Tedeschi; Francesco, il secondogenito, stava concludendo gli studi superiori e si apprestava a trasferirsi a Modena, per frequentarvi la facoltà di Medicina; toccò a Giuseppe ricoprire il posto del padre, portare avanti la famiglia e le proprietà terriere; gli altri fratelli, Antonio e Battista, erano ancora minorenni (9 e 5 anni), mentre Alfonso studiava a Montalto presso gli Ardorini.
Dotato di energie non comuni e di grande spirito di abnegazione, a cui si associava una grande passione per il mondo animale e vegetale, nonché di una forte memoria, Giuseppe riuscì a garantire un futuro alla famiglia e alla macelleria che, col ritorno dal fronte di Lorenzo, riprese la sua consueta attività.
Svelando qualcuno dei segreti che furono alla base del successo di questa macelleria, occorre anzitutto evidenziare che unitamente alla sua ubicazione, a ridosso della piazza principale del paese, ciò che la rendeva superiore alle altre era costituito dai suoi ambienti. Oltre alla sala col banco, dove avveniva la vendita, c’era nel retro un’ampia e lunga grotta adibita alla conservazione delle carni. La possibilità di poter disporre di questo locale, in un’epoca in cui i frigoriferi non erano ancora disponibili, offriva un duplice vantaggio: una migliore conservazione del prodotto e la possibilità di aver a disposizione più carne da vendere. Al fine di comprendere il problema, a
________________________________________________________________________________________________
10 Riporto integralmente la mail (rbenvenuto@alice.it) di Padre Rocco Benvenuto (figlio di Giuseppe), pervenutami il 27 novembre 2018, alle ore 20.50. Credo che sia stata l’ultima sua testimonianza per ricordare la figura del padre, perché poche ore dopo veniva accolto tra le braccia del Signore
_________________________________________________________________________________________________
Corigliano, generalmente, si macellava due volte a settimana: lunedì e venerdì; sabato era il giorno classico per acquistare la carne e, talvolta, anche sotto prenotazione, la trippa. Dal momento che la domenica si restava chiusi, ogni macellaio cercava di vendere quanto aveva macellato, mentre la macelleria di Rocco Benvenuto si poteva permettere di avere a disposizione carni fresche anche per lunedì mattina, quando arrivava quella appena macellata che, prima di essere venduta, andava disossata e ripartita.
Oltre al fattore conservativo, la cosiddetta grotta offriva spazio a sufficienza per accogliere e lavorare la carne macellata. Mentre Lorenzo provvedeva alla vendita al dettaglio, era Giuseppe che preparava i vari pezzi che destinati a essere affettati manualmente su degli appositi ceppi lignei, erano in grado di sopportare i colpi di mannaia per spaccare le ossa destinate al bollito oppure per ricavare le costolette.
Altra specialità dei fratelli Benvenuto è rappresentata dalla produzione in inverno di salciccia che era opera esclusivamente di Giuseppe. Al fine di comprendere alcune dinamiche interne, soprattutto dal 1965 in poi, è opportuno sapere che a piano terra c’era ubicata la macelleria, nel piano superiore c’era il laboratorio destinato alla confezione degli insaccati, di sopra, con ingresso autonomo, c’era lo studio medico del dr. Francesco Benvenuto che, lasciata la carriera universitaria, dopo essersi sposato rientrò in paese.

Giuseppe Benvenuto
Tuttora, guardando la facciata della macelleria, sulla porta si nota una finestra, che serviva a dare luce e aria al laboratorio superiore quando era il periodo della preparazione della salsiccia. Giuseppe, oltre a selezionare, tritare e insaccare la carne – tutto ovviamente a mano – si preoccupava anche del reperimento degli ingredienti, onde il sale veniva acquistato a Doria, presso Cassano, il finocchio era raccolto nelle montagne vicine, mentre il pepe, dolce e forte, era acquistato in occasione delle fiere locali.
Tra il negozio e l’ex farmacia Malena, c’è una porta che immette in una saletta, alla quale, mediante un passaggio interno, si andava direttamente alla grotta oppure al laboratorio. In questa saletta, la sera dell’8 dicembre, veniva presentato il vino novello di produzione della Macelleria, di cui si occupava soprattutto Alfonso. Questi, rientrato a casa, superato un primo momento in cui voleva lasciare l’Italia, venne aggregato alla Macelleria, divenendo l’elemento che consentì un salto di qualità alla macelleria. Infatti, disponendo della patente, col camion si recava insieme a Giuseppe per l’acquisto e il trasporto degli animali vivi. Generalmente i capi di bestiame, selezionatissimi e scelti personalmente da Giuseppe che, già a distanza, sapeva qual era il peso e, quindi, il valore dell’animale da acquistare, erano comprati da privati o durante le fiere; verso la fine degli anni ’60, essendo cresciuta l’utenza, i capi venivano comprati e marchiati alla fiera di Cremona, dopo di che arrivavano via ferrovia allo Scalo di Corigliano. Da lì col camion erano trasferiti nella stalla che, negli anni ’70, fu ammodernata e ingrandita.
Il lavoro serio e coscienzioso portato nel corso degli anni, che richiedeva competenze non solo in campo bovino, ma anche ovino, caprino e suino, fecero della Macelleria Benvenuto non solo un punto di eccellenza, tanto che divenne il fornitore ufficiale di carni per il civico Ospedale, ma anche tanto che, pur essendo di estrazione democratica, nel 1961 la macelleria organizzò la campagna elettorale per l’elezione al comune del Dr. Francesco Benvenuto nelle file del partito comunista, in opposizione all’amministrazione comunale. D’altro canto, se Francesco era riuscito non solo a laurearsi in medicina, ma, soprattutto, a divenire assistente universitario questo lo si deve al forte sostegno economico che da studente e nei primi tempi della sua attività medica ricevette dalla Macelleria.
Mentre ormai ci si avviava verso un percorso tranquillo, nella seconda metà degli anni Settanta si susseguono alcuni imprevedibili eventi che furono all’origine del suo inarrestabile declino: l’11 novembre 1974, a seguito di un male incurabile, si spegne Pinto Immacolata, che sino allora era riuscita a tenere insieme le varie anime della famiglia; l’anno dopo, 11 ottobre, muore pure il Dr. Francesco, ma è con la successiva scomparsa di un collaboratore che il sistema va in crisi: dopo averla ereditata nel 1944 e fatta progressivamente crescere, nel 1980 Giuseppe è costretto a lasciare in silenzio, senza sbattere la porta, la macelleria, perché gli equilibri all’interno della società erano ormai saltati.
Quella che sembrava una vittoria, la sua uscita, nel breve volgere di pochi anni, si tramutò in un disastro, perché, venendo meno colui che era stato il motore propulsore di tutto il gruppo, l’alleanza andò in crisi e si spalancarono le porte della decadenza, sicché il servizio alla gente e la qualità delle carni divenne solo un antico e lontano ricordo. Per volontà testamentaria di Lorenzo il famoso immobile nel 1991 passò ad Alfonso, ma, essendo rimasto ormai troppo tempo chiuso, fu giocoforza che nessuno raccolse il testimone.