
Il caso Corigliano – un bruco che non diventa farfalla – di Armando Gammetta –
Tratto dalla rivista “La Tela del ragno” n. 2 di Gennaio/Marzo 1984
È noto che il bruco non diventa farfalla, se la fase intermedia, il bozzolo, non funziona. Ora, se metto tutto ciò in relazione con alcune peculiarità caratterizzanti Corigliano Calabro, non è per fare un discorso ·di … “zoologia” politico-culturale coriglianese: voglio solo soffermarmi sulla più evidente contraddizione di questo paese.
Corigliano è il maggiore centro della Sibaritide per ricchezza economica, per volume e movimento commerciali e per numero di abitanti ; anzi, dopo Cosenza, è il maggiore dell’intera provincia. Paradossalmente, a questa sua grande importanza non fanno riscontro un’adeguata sua presenza ed un suo giusto peso nelle sedi di decisione politica ad ogni livello. Qual è il motivo di questa grande contraddizione? È la mancanza, qui a Corigliano, di autentici gruppi dirigenti. I Coriglianesi sbagliano, quando si lasciano andare nel pantano delle solite lamentele, che hanno prodotto solo affermazioni acritiche, e perciò alquanto stupide, come “questo è il paese dei forestieri” – oppure “noi non contiamo niente” oppure “Cassano, Rossano, ecc. hanno dei parlamentari e noi no”, e così via. Dicono così i Coriglianesi, ma continuano a vivere nel modo di sempre, quel modo che, appunto, ha determinato quella grave contraddizione. Che fare? Bisogna entrare nel “bozzolo”; è così che il bruco si trasforma in farfalla, e vola. Lasciamo il linguaggio figurato ed entriamo nel vivo della nostra realtà: bisogna prendere coscienza della contraddizione suddetta, studiarla per capire gli elementi che l’hanno costituita, per rimuoverne le cause; solo così si è capaci di operare una svolta decisiva, che rivoluzioni il modo d’essere del maggiore paese della provincia di Cosenza.

La statica mentalità coriglianese, priva di vitalità autenticamente politica, non si può spiegare solo col ricorso ad antichi condizionamenti, perchè questi li hanno avuti anche gli altri paesi della Sibaritide, che risultano, invece, politicamente più attivi. E allora? Perchè proprio a Corigliano, più che in altri centri sibariti, si avverte la mancanza di un vero gruppo dirigente, pur essendo questo paese il maggiore, dopo Cosenza? Al “dirigente”, all’ “intellettuale”, al “politico”, all’ “imprenditore”, al ricco borghese di Corigliano è mancata l’essenza critica nel processo della propria formazione culturale, la quale, inoltre, ha ignorato completamente la dimensione politica dell’essere uomini e membri di una società. Certo, la scuola, con la sua vecchia struttura gentiliana da molto tempo non più adeguata ai bisogni della società trasformata, e la massiccia presenza della cattolica visione del mondo in perenne contraddizione tra scelta di potere DC e vocazione evangelica hanno continuato a incatenare intere generazioni di uomini che, diversamente, in quanto naturalmente dotati di grande intelligenza, avrebbero potuto esprimere qualità di autentici dirigenti. E così, puntualmente, i nuovi “dirigenti” di partito, i nuovi ”amministratori”, i nuovi ricchi non solo non smentivano i vecchi “tromboni” (si diceva così. no?), ma si rivelavano addirittura peggiori: quelli sbagliavano perchè incapaci, forse per motivi generazionali, di superare i limiti storici del proprio tipo di cultura, non ricercata ma ricevuta, i “nuovi “, invece, sbagliavano perchè in verità possedevano un surrogato di cultura , un miscuglio confusionario pseudoculturale , e perchè, in buona parte, erano solo dei poveri arrampicatori sociali, che, invece di combattere la sempre più invadente “corruzione” generale italiana , cercavano di entrarci e di avere dentro di essa una parte importante, perchè solo così avrebbero raggiunto quel potere reale e quell’importanza che non erano stati capaci di ottenere con i propri meriti. Partitocrazia che può degenerare in attività malavitosa. È diventato costume generale: il comune cittadino non è più attratto dall’onesto dirigente o intellettuale, perchè sa bene che da questi non può sperare favoritismi o cose del genere. In altri termini, tutto ciò vuol dire che i gruppi “dirigenti” coriglianesi non solo non sono usciti fuori dalla logica della politica assistenziale, una disgrazia per il Sud, ma non hanno elaborato nemmeno un minimo di proposta politica che potesse spezzare la loro dipendenza passiva dai dirigenti di altri paesi della Sibaritide e di Cosenza. In questa situazione, come poteva Corigliano Calabro avere un ruolo di protagonista nella Piana di Sibari e nella provincia? Come poteva esprimere, addirittura, dei parlamentari? Ma, a questo punto, l’attenzione va rivolta alle forze politiche e culturali della Sinistra, dalle quali pareva dovesse venire il nuovo: dalle altre forze, per mia convinzione, giusta o sbagliata che sia, non ho mai sperato granchè ai fini della trasformazione e del cambiamento dell’ordine esistente. Ebbene, anche la storia della Sinistra coriglianese può, grosso modo, esser vista da due momenti o fasi storiche: tempo d’opposizione e tempo di governo. Questi due tempi significano due caratteristiche culturali con lo obbligo, però, di fondarsi entrambe sulla stessa base generale della tradizione culturale della Sinistra. Ora, a me pare che la generazione della prima epoca, l’opposizione, abbia assolto bene la sua funzione, relativa a quei termini, nonostante limiti ed errori dovuti alla durezza della lotta e alla precarietà delle condizioni in cui si operava; al contrario, la generazione della seconda epoca, la sinistra governativa, deve registrare, a mio avviso, parecchi momenti fallimentari e tanta delusione, spiegabili in parte con le disastrose situazioni ereditate da governi e amministrazioni precedenti, ma anche e, secondo me, soprattutto con i suoi propri specifici e peculiari modi d’essere, d’una generazione di scarsa validità culturale-politica, determinata anche da un ambiguo adeguamento alla trasformazione oggettiva della realtà, il quale ha causato una perdita d’identità ed una pratica certamente non socialista. Il tempo storico della fase d’opposizione aveva, sì, i caratteri dell’ingenuità fideistica e spontaneistica, del vago umanitarismo socialista, della ribellione irrazionale, ma aveva anche elementi di autentica coscienza socialista, nella quale confluivano, insieme e non separate, tradizione teorica e culturale marxista e detta esperienza nelle dure lotte contadine, operaie ed artigiane. Corigliano Calabro partecipava attivamente alla vita politica della provincia cosentina ed aveva un ruolo primario nella Sibaritide. Attivamente presente, ai tempi del primo congresso socialista provinciale, il nostro era “un paese anche allora all’avanguardia. Costantino Tocci, giovanissimo e vivacissimo, era attorniato da un bel gruppo di operai, qualcuno dei quali, ancora in vita, mi manda dall ‘America un saluto memore ed affettuoso. Corigliano era infeudato dal barone Compagna e la lotta socialista si presentava difficile” (1). Al tempo della lotta fra ricchi massari e contadini-braccianti, il potere feudale dei baroni Compagna, fingendo di essere neutrale, era in effetti dalla parte dei proprietari massari , ex contadini arricchiti, i cui figli diventavano professionisti e, quindi, classe dirigente del paese. Sostenendo i ricchi massari, il potere baronale calamitava quei giovani che sarebbero stati “dirigenti”, quei giovani che non progettavano l’abolizione dei padroni, ma cercavano di diventare essi stessi padroni. Importante pagina di storia coriglianese, questa, che spiega l ‘arricchimento di alcune famiglie del paese, oggi presenti. Sono sempre valide e piene di verità sociale e psicologica quelle parole del compagno Sen. Tonello ai contadini del Veneto: “Quando dovete trovarvi un padrone, trovatevi un padrone nato e non un padrone divenuto” (2). Corig1iano Calabro è stata attivamente presente in momenti altissimi della vita politica della Sinistra provinciale e regionale. Alla vigilia delle elezioni politiche indette nel lontano 1921, il P.S.I. della nostra provincia organizzava a Cosenza un convegno per fissare il programma regionale ed il comportamento nella lotta; per questa organizzazione veniva sensibilizzata l’intera provincia, divisa operativamente in quattro zone: zona del Tirreno, zona Jonica, zona cassanese e dei paesi contermini, zona interna con Cosenza e paesi silani e del Savuto. Si fissò in quei giorni anche il vicino 1° Maggio ed un comizio fondamentale a Cosenza con l ‘intervento di tutti i candidati della regione; oratore indiscusso Pietro Mancini, che avrebbe spiegato le istanze del P.S.I. in nome dei socialisti di tutta la Calabria. Importante momento storico, quello! Ebbene, per quella organizzazione la zona ionica era stata affidata a Corigliano nella persona del compagno Costantino Tocci (3) e a Rossano nella persona del compagno ferroviere Rizzo. Queste cose erano possibili perchè alle spalle c’era tutta una tradizione di organizzazione pratica e teorica, vissuta e portata avanti da uomini alla cui grandezza bisogna prima o poi rendere giustizia storica. Già nel primo decennio del Novecento, Corigliano (con pochi altri paesi della provincia) suggeriva persino a notevolissimi dirigenti, come Pietro Mancini e Annibale Mari, idee organizzative per il coordinamento delle attività del partito nella provincia e regione. In anni a noi più vicini, la tradizione socialista è stata mantenuta viva dall’opera meritoria di gruppi di compagni artigiani, i quali conoscevano in qualche modo la tradizione del pensiero marxista: nelle botteghe commentavano brani dei classici del marxismo! Quanto ai compagni comunisti coriglianesi, so che la luce di un compagno come Fausto Gullo cominciava a fare splendere un paio di giovani intelligenze coriglianesi, di cui una si inabissava poi nel vortice democristiano, l’altra, crescendo sempre più, diventava una stella luminosa nel cielo comunista, un cervello di autentico “leader” delle masse, un uomo, forse il solo a Corigliano, che avrebbe meritato un alto destino politico se fatti oscuri interni al P.C.I. non avessero determinato il suo allontanamento dal partito. Ricordo Piazza del Popolo, a Corigliano, traboccante di uomini, donne e ragazzi, e gli avversari politici nascosti dietro i vetri di balconi e finestre, tutti bramosi di ascoltare la sua eloquente parola: era il tempo dei grandi comizi. Allora a Corigliano la Sinistra era prevalentemente questo compagno, che pareva dovesse raccogliere l’eredità del più grande Fausto Gullo. In quel tempo d’opposizione e di costruzione dell’essere socialista nella Sibaritide, c’era un punto, a mio avviso, di grandissima importanza culturale-politica. Corigliano e la Sibaritide erano in rapporto di collaborazione con l’attività di Pietro Mancini e crescevano anche per l’influenza culturale di questi, ed erano in buona compagnia : lo Zanfini ed il Capalbo e quella “quercia” di Francesco Spezzano, tutti di Acri; i Tocci e Rizzo di Rossano; il poeta Braile di S. Demetrio Corone; e a livello regionale c’erano contatti con Enrico Mastracchi di Catanzaro, notevolissima presenza socialista calabrese; ecc. ecc.. Ma torniamo all’importanza dei rapporti con Pietro Mancini. Questi era stato discepolo di Antonio Labriola; un altro discepolo era Benedetto Croce: è noto che le vie imboccate da questi due discepoli di Labriola furono diverse ed opposte. Croce nei 1938 era tutto interessato ad illustrare la nascita e morte (4) del marxismo teorico in Italia, senza pensare, nè volle in seguito riconoscere; che il marxismo teorico per forme ed esperienze diverse era vivo in Italia nella riflessione cli Gramsci in carcere, morto nel ’37 (è voro però che il marxismo teorico in Italia era nato e morto con il Labriola, ma soltanto nel senso che “..la posizione filosofica di Labriola … pochissimo conosciuta all’infuori di una cerchia ristretta” (5) non aveva avuto fortuna, non in sé e per sé, in senso generico, ma in relazione al movimento operaio ed al problema dell’ascesa di questo da subalterno ad autonomo ed egemone; evidentemente, anche tra lo stesso Gramsci e il Labriola non c’è stata vera continuità storico-teorica). Al contrario di Croce, Pietro Mancini si dichiarava della scuola di Labriola, ed in un tempo in cui si confondeva socialismo con idealismo, per cui si esaltava Croce e si metteva Marx in soffitta, il Mancini non solo svolgeva una corretta critica marxista anche nell’ambito delle varie “tendenze” all’interno della Sinistra, ma sottolineava .. l’importanza della unità … di tutti i lavoratori contro l’inclinazione corporativa e di categoria nelle lotte operaie e contadine; applicava così l’insegnamento del maestro Labriola, ed in ciò Mancini consacrava la caratteristica consentina nella lotta socialista: in ciò i socialisti della nostra provincia e calabresi si differenziavano originalmente dai compagni di Milano che ignoravano la Calabria e dominanavano il P.S.I. dell’intera Italia. Dunque, Mancini e la provincia di Cosenza applicavano Labriola quando questi era pochissimo conosciuto dal resto d’Italia, quel Labriola che, col concetto di unità non ad ogni costo e comunque, aveva, come diceva Pietro Mancini , anticipato addirittura Lenin! Sulla grandezza di Labriola nella storia del Marxismo non spendiamo parole, ma va detto che la conoscono meglio di noi gli stranieri: “La Germania ebbe Marx ed Engels, e il primo Kautskj; la Polonia, Rosa Luxemburg; la Russia Plekhanov e Lenin; l’ltalia, Labriola, che (quando da noi c’era Sorel!) era in corrispondenza da pari a pari con Engels, poi Gramsci” (6). Dunque: Corigliano/ Pietro Mancini/ Labriola/ Engels . E’ evidente la grande importanza storico-culturale di questi nessi, che collocano la Sinistra coriglianase, grazie al concorde rapporto con Pietro Mancini, ad un livello nazionale, ed anche più, nella storia del marxismo (si ricordi che la dirigenza socialista nazionale, dominata dal P.S.I. di Milano, batteva, in modo molto discutibile, strade diverse da quelle nostre cosentine-sibarite e calabresi. Ma, perchè ho voluto ricordare queste cose? Perchè, pensando a Corigliano Calabro d’oggi ed alla sua Sinistra d’oggi, mi sento mortificato e depresso. Oggi Corigliano è governata da una giunta di sinistra, e so bene che questi compagni oggettivamente non possono fare miracoli in una situazione totalmente degenerata, ereditata dalle amministrazioni precedenti. Ma, sono degradati anche i partiti di sinistra a Corigliano (!), e qui si pone il problema dei gruppi dirigenti. Se Corigliano, il maggiore centro della provincia di Cosenza (si avvia verso i quarantamila abitanti), è ancora tale, che la popolazione non può “uscire di casa” perchè non ci sono strade e marciapiedi e piazze dove si possa almeno passeggiare (un paese in prigione; un paese dove i servizi, pagati dai cittadini, sono quasi inesistenti), come può “pilotare”, addiritura, il decollo della Sibaritide? In quali condizioni politico-culturali versa la sua classe dirigente? Sanno, per es.. i “dirigenti che lo Scalo non più scalo commerciale, ma è il cuore urbano ormi dell’intero comune e in questo senso debbono essere impostati i problemi di questa “frazione”? Come pensano, gli attuali “dirigenti” della Sinistra, di risolvere il problema della crisi dei partiti? Chiudendosi a riccio in gruppetti di potere che, per essere tali, non vedono al di là del proprio naso oppure aprendosi alla società e collegandosi con tutto ciò che si muove in essa, attirandolo con opportuna opera di coordinamento verso una logica di bene sociale contro la logica privatistica imperante e favorita in questo paese? Come pensano, i “dirigenti” della Sinistra, di progettare (lo hanno fatto?) lo sviluppo generale del più importante paese della provincia? Hanno, essi, dimostrato capacità progettuale? Se, per es., l’abusivismo edilizio non è stato fermato, ci ha guadagnato qualcosa almeno la collettività, in luoghi pubblici, strade, verde e servizi sociali? Se no, chi ci ha guadagnato? Come si organizzano, i dirigenti della Sinistra per spezzare la dipendenza passiva dai dirigenti dei paesi vicini e di Cosenza e per diventare protagonisti? Vorranno, essi e i compagni che li seguono, continuare ad essere ”deposito” di voti elettorali in cambio di qualche favore personale? Quando cominceranno a lavorare per esprimere un giorno, per es… un senatore o un deputato o un rappresentante alla Regione? (Siamo presenti alla Provincia, è tanto !). Se qualcosa si muove a Corigliano, si ha la capacità di distinguere il grano dalla gramigna? Sanno, i dirigenti della Sinistra (e di tutti i partiti), che tanti uomini di sinistra (e non di sinistra) non partecipano alla vita di partito, perchè questo è chiuso ai contributi, criticamente validi , di elaborazione di linee politiche di intervento e culturali, mentre va avanti (si fa per dire) secondo una sciagurata logica da “pacchetto tessere” che garantisce il potere locale a gruppetti interessati, che non capiscono la necessità di collegamento politico-culturale con Provincia, Regione, Nazione? Sanno, questi “dirigenti”, che molte intelligenze coriglianesi, per i motivi negativi suddetti, sono costrette a chiudersi, purtroppo, in un isolamento che potrebbe portare ad un negativo aristocraticismo intellettuale? Sanno, infine, questi “dirigenti”, che parecchi uomini di cultura coriglianesi, come si va in un altro paese addirittura per “uscire di casa” e poter passeggiare per una strada decente così stanno per andare in paesi vicini per essere sostenuti ed incoraggiati nella loro attività culturale? Dobbiamo piangere? NO! Dobbiamo prendere coscienza, e la Sinistra ne ha il dovere, particolarmente, da/ o che dovrebbe rappresentare il “nuovo” contro il vecchio” : chi ha le idee chiare per ciò che si deve fare, è già a metà strada. Ci vuole un salto di qualità, bisogna chiamare a raccolta tutte le forze per questa presa di coscienza, perchè la situazione generale è gravissima. Bi sogna eliminare tutte le meschinità, tutte le cecità, che ci fanno piccoli piccoli: l ‘analisi socialista e comunista deve fondarsi sulla tradizione storica, politico-culturale, della Sinistra per poter individuare i mezzi e gli strumenti da usare per modificare l’esistente, oggi. La memoria storica, a cui ho accennato in queste noterelle, può servire a ridare un certo spirito, la coscienza di essere di sinistra , affinchè ciò non sia una espressione, ma un concreto e visibile modo d’essere e di operare, che modifichi, almeno parzialmente, l’ordine esistente. I “dirigenti” della Sinistra coriglianese devono recuperare l’alto livello di cui un tempo si ebbe la capacità. Non c’è molta scelta : o partire da questa autocritica presa di coscienza per costruire bene o Corigliano vivrà in una totale dipendenza passiva. Il bruco, per diventare farfalla e volare, deve cominciare a trasformarsi nel bozzolo (la presa di coscienza); diversamente, il bruco resterà tale, ossia una sorta di lombrico, un verme. Nessuno se la prenda personalmente ; non è moralismo o polemica e risentimento personali che mi ispirano: al contrario, è questo grande amore-odio per Corigliano Calabro, il mio paese, che non vuole imparare a volare. A voi della Sinistra di Corigliano, che dire ancora? Ho detto quel che ho detto, perchè vi voglio bene.
(1) PIETRO MANCINI, Il Partito Socialista Italiano nella provincia di Cosenza, Cosenza, 1974, p. 71.
(2) lvi, p. 129.
(3) lvi, p. 140.
(4) C. LUPORINI, Il marxismo e la cultura italiana dei novecento {la « non fortuna » di Labriola), in Storia d’Italia Einaudi, vol. 5°, Il, Torino, 1973, pp. 1585-89.
(5) A. GRAMSCI, Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, Torino, 1948, p. 79.
(6) L. ALTHUSSER, Per Marx, Roma,
1967, p. 7.