
Note sui primi Saluzzo
Per trattare i Saluzzo di Corigliano occorrerebbe scrivere un volume. Infatti la vasta materia darebbe possibilità di tracciare la storia di Corigliano dal 1616 al 1828 nel contesto più generale ella storia di Napoli.
In questo breve articolo ci limiteremo a precisare su alcune inesattezze rilevate da storici come il Litta e lo Scorza e riportate dal Grillo, Gradilone ed altri, che aumentano la confusione su «Corigliano». Tale casato, in 212 anni di signoria sulla nostra Città, gradatamente dà impulso all’agricoltura, al commercio ed all’urbanistica. Ma maggiormente industrializza la zona rendendola fra le più economicamente progredite nel Napoletano. Industrializzazione, che l’ignavia dei Compagna e la politica dell’Italia unita smantellano e che i 35 anni di democrazia del post-fascismo non riescono a ripristinare nonostante i molti proponimenti ed i molti clamori in tal senso. Oggi un sentimento di tristezza t’invade al pensiero che nella nostra Città nulla ricorda questa stirpe di illuminati. Il solo ricordo toponomastico cittadino «Orto del Duca», che ancora resiste nella tradizione e nella cultura popolare, suona mortificazione specie se raffrontato alla mole imponente di intestazioni-ricordo tributate ai successori dei Saluzzo. I fratelli Agostino e Jo: Filippo Saluzzo di Genova acquistano la terra di Corigliano il 21.5.1616 dal dottor Pomponio Salvo, delegato del patrimonio Sanseverino, confiscato dal Regio Fisco, per 315.000 ducati e per interposta persona nel nome del duca di Rodi Vincenzo Capece. Alla vendita, comprendente anche i feudi di S. Mauro, Polinara Soprana e Polinara Sottana, segue sollecito il possesso tant’è che il primo, Agostino, muore in Corigliano il 18 sett. 1616 “dum Coriolani dominio potitur “. Per atto del notar Jo: Domenico de Vita del 31.3.1620 Jo: Filippo e gli eredi di Agostino comprano da Luca Antonio Renda i casali di S. Giorgio e Vaccarizzo per ducati 6.775 per interposta persona ancora nel nome di Vincenzo Capece. Il 1633, in seguito a decreto del Sacro Consiglio, Giacomo Saluzzo, figlio di Agostino, compra i feudi di Corigliano, S. Mauro, Polinara Soprana, Polinara Sottana ed i casali di S. Giorgio e Vaccarizzo per interposta persona nel nome del coriglianese dott. Leone Parise, dopo aver liquidato i diritti di zio e germani. Finalmente e conseguentemente a Regio Assenso del 9.11.1649 sul trasferimento da Leone Parise, i feudi detti vengono ufficialmente intestati a Giacomo. Giacomo, più che a Corigliano, vive fra Napoli e Genova, ove muore il 14.4.1650. Agostino II è figlio unico, nato da Giacomo e dalla di lui seconda moglie Dorotea Donati , vedova di Costantino Riccio. Trascorre la più parte della sua lunga vita a Corigliano, ove il “Sabbato (!) Santo” ricadente nel dì 10 aprile del 1700 muore. Viene sepolto nella chiesa di S. Anna, nella cappella di juspatronato di famiglia. Se la sepoltura avviene in tale chiesa, per come da documenti e secondo la sua volontà, sorprende la presenza della lapide con l’ epitaffio «Vanitatis Speculum» (dallo stesso dettato nel testamento) sul pavimento della chiesa di Schiavonea. Traslazione postuma del cadavere (non registrata in alcun documento) nella chiesa fondata dallo stesso in vita? Agostino II dall’unica moglie nella persona di Maria Cornelia Inurea, cui prodiga un amore tenerissimo per tutta la vita e che si estingue in Corigliano il 28 ott. 1690, ha nove figli: sei maschi e tre femmine. Di queste due, Maria Dorotea e Gerolama Maria Rosa, si monacano nel monastero delle Grazie di Genova, mentre l’altra, Maria Maddalena, sposa il Marchese Doria di Genova. Dei sei maschi il primogenito Giacomo, che aveva sposato Teresa Serra di Cassano procreando quattro figli, muore in Corigliano il 2.4.1684. Premuore al padre senza, quindi, essere stato duca di Corigliano. Al padre, invece, sopravvivono Jo: Filippo e Carlo Maria, essendo gli altri, Jo: Battista, Francesco Maria e Gennaro, morti in età infantile o giovanile. Da tali note, rilevate da schede notarili, registri parrocchiali e documenti dell’archivio Saluzzo, emerge, fra l’altro, la stranezza delle intestazioni dei feudi acquistati a persone prestanome per ben 33 anni consecutivi. È ipotizzabile che, tanto sia dovuto al fatto che Giacomo, vero promotore degli acquisti, ricoprendo la carica di Presidente della Sommaria, non può esporsi od esporre propri parenti nell’acquisto di beni confiscati dal Regio Fisco e da questo organismo posti in vendita. Il 1613 Giacomo compie un viaggio in Calabria per constatare la possibilità di istituire la Dogana di Calabria sui pascoli della Regia Sila, che, nella qualità di Presidente della Sommaria, aveva proposto fin dal 1608. In quella circostanza visita anche il Coriglianese, la cui feracità e felicità di sito devono, probabilmente, averlo affascinato e conquistato all’idea della compera.