
di Giulio Iudicissa
Non so quante volte io ne abbia parlato alle mie scolaresche nel corso di almeno quattro decenni. E sempre con la stessa intensità, con la stessa passione.
Sì, perché le ritenevo figure esemplari, pietre miliari tra l’antico mondo e l’altro, che, lentamente sorgeva grazie alla potenza della poesia. Le amai con tutto il cuore quelle figure e spesso me le ritrovo davanti, quell’Enea e quella Penelope, quando vedo un figlio che dona una carezza al suo papà o quando so di una sposa che trepida aspetta il ritorno dell’amato sposo.