
di Giacinto De Pasquale
Da pochi giorni è in distribuzione l’ultimo, in ordine di tempo, lavoro editoriale del caro amico Gennaro De Cicco: “”Tra vecchia e nuova Arbëria – Note storico-letterarie” – Apollo Edizioni. Con Gennaro mi lega un’amicizia datata nel tempo, non a caso è uno dei più assidui e letti collaboratori del nostro blog “Il Coriglianese”.
Nato a San Demetrio Corone, dove attualmente vive, è laureato in lingue e letterature straniere presso l’Università della Calabria, ha insegnato all’Istituto Tecnico Commerciale, Geometri e per il turismo- Liceo “G.B. Falcone” di Acri lingua e civiltà francese, ricoprendo, per molti anni, il ruolo di vice preside. Abilitato all’insegnamento anche di lingua e civiltà Albanese, ha frequentato il Seminario di lingua albanese all’Università di Prishtina. Giornalista/Pubblicista, ha collaborato con quotidiani, riviste regionali e periodici arbëreshe. Su di lui potremmo scrivere tante altre cose, sempre abbastanza prestigiose, ma preferiamo fermarci qui, perché voglio parlare del libro. “Tra vecchia e nuova Arberia” è il 13° volume che dal 2002 Gennaro ha pubblicato.

L’ultimo in ordine di tempo ha un valore e una portata culturale diverse dagli altri, ed il motivo, che condivido in toto, lo si legge in alcuni passaggi della puntuale e argomentata prefazione di Damiano Guagliardi (saggista e scrittore politico. Presidente della Federazione delle Associazioni Arbëreshe. Dal 2008 al 2010 è stato assessore al turismo, beni culturali emigrazione e minoranze linguistiche della regione Calabria). “Quasi tutti gli articoli inseriti in questo testo – scrive Damiano Guagliardi – sono già stati pubblicati nella comunicazione online di un social. Egli, forse perché è figlio degli studi classici, ha scelto di salvare il suo pensiero tra le pagine di un libro, consapevole che quanto da lui scritto, se fosse rimasto nel circuito digitale, presto si sarebbe liquefatto nell’oceano della scrittura online, che gode l’attenzione di una sola manciata di giorni. In altre parole sarebbe sparito … vanificato. Una scelta importante in cui, pur apprezzando la comunicazione liquida, Gennaro ha storicizzato i suoi scritti con l’inchiostro tipografico nelle amate pagine che, pur diventando gialle e polverose, possono tramandare nei secoli il suo pensiero creativo.

E ha fatto questa scelta – scrive ancora Guagliardi nella prefazione – in una fase in cui si assiste alla crisi complessiva della scrittura in tutte le sue articolazioni. Questo è un merito particolare dell’amico Gennaro, già adottato nelle sue precedenti pubblicazioni. Domani o fra vent’anni qualcuno se avrà interesse di conoscere la realtà di S. Demetrio Corone, dell’Arberia nel suo complesso, oppure i suoi interessi culturali e sociali verso la Calabria di questo scorcio di inizio millennio, sa che consultando questi volumi potrà soddisfare la propria curiosità”. Guagliardi definisce ancora il lavoro di De Cicco “vivace”, perché i suoi scritti spaziano dai temi storici e letterari alla cronaca delle attività come quelle realizzate dalla F.A.A. (Federazione delle Associazioni Arbëreshë) a Tirana e Prishtina “ed ha il merito di essere una intelligente operazione filologica che ha fatto risorgere dalla cenere dell’oblio personalità letterarie e storiche, in gran parte autori sandemetresi quasi del tutto trascurati se non proprio dimenticati dalle cosiddette centrali del sapere”. Basterebbero solo lo scritto di Guagliardi per capire la portata e l’essenza del lavoro editoriale redatto da De Cicco, ma qualcosa di mio vorrei scriverlo, perché la “fatica” dell’autore lo merita. Gennaro ha capito bene, ed io sono d’accordo con lui, che il veicolo Internet, per quanto importante, immediato e globale, ha però dei limiti verso i quali Guagliardi è stato abbastanza puntuale. Il messaggio cartaceo resta in eterno, perché stampato su un libro o altra pubblicazione, ma è un qualcosa che l’usura del tempo non potrà cancellare mai. Cosa, ben diversa riguarda, invece il veicolo Internet. C’è certamente l’immediatezza nel comunicare qualcosa ad una platea di utenti che è impossibile quantificare, ma il rovescio della medaglia è che quel messaggio dura davvero poco nel tempo. Ed è qui la genialità di Gennaro De Cicco, consegnare alla storia, ai posteri, alle generazioni future informazioni su accadimenti vari, ma soprattutto su personaggi caduti nel dimenticatoio e che invece hanno contribuiti a fare la storia di una comunità, quella Arbëreshë verso la quale l’autore del libro nutre quel rispetto e quell’amore filiale che è davvero difficile spiegare con le parole. Conoscendo Gennaro De Cicco, so benissimo la serietà, la scrupolosità scientifica, la ricerca approfondita, che accompagnano ogni suo lavoro letterario.

E poi, lasciatemi questa digressione personale: nel libro Gennaro inserisce un articolo, scritto da me, l’8 febbraio 2019, dedicato ad Angelo “Bettega” De Cicco, fratello dell’autore. In quell’articolo ricordavo soprattutto l’amico Angelo, scomparso prematuramente a 62 anni. Con Angelo avevo condiviso gli anni dell’Università ad Urbino, ma anche la sua non certo fortunata carriera calcistica. Angelo non a caso venne ribattezzato Bettega. Chi era Roberto Bettega? Ecco come lo descrive l’Enciclopedia Treccani “Grande centravanti-ala, è stato penalizzato da seri infortuni nei momenti chiave della sua carriera. A 21 anni riuscì a riprendersi da una grave forma di pleurite e tornò a giocare, un po’ appesantito e senza più quell’agilità che, unita alla naturale potenza, gli avevano consentito di mettersi in luce nel Varese e poi a maggior ragione nella Juventus come validissimo attaccante. Ma erano tali la classe, la scelta di tempo, l’intelligenza tattica che, pur avendo perso una prima punta unica, il calcio bianconero e quello azzurro hanno comunque potuto utilizzarlo, per un decennio, come grande seconda punta, un po’ meno presente nel cuore dell’area, ma sempre pronta a scegliere il tempo dell’affondo”. Ecco Angelo come calciatore si ispirava a questo grande campione. Ne aveva le qualità atletiche e stilistiche, un po’ meno caratteriali. Ed alla fine è stato proprio il carattere a prevalere sul calciatore, da qui tutta una serie di delusioni. Ma a parte ciò di Angelo rimarrà il ricordo di una persona perbene, educata e altruista. Scusatemi per questa digressione, ma non ne potevo fare a meno. Tornando al libro di Gennaro, chiudo dicendo che mi è piaciuto davvero tanto, perché alla fine si riescono a cogliere tra le pagine del volume informazioni e spunti davvero interessanti.