
di Giacinto De Pasquale
Una città, la sua storia, il suo passato ricco di personaggi che hanno contribuito a scrivere pagine ricche di onestà, altruismo e amore verso quella comunità che hanno cercato in tutti i modi di far crescere ed emergere.
È questa, secondo me, l’essenza degli appassionati, puntuali e ricchi racconti che da un po’ di tempo ci sta regalando il caro amico Giovanni Scorzafave.
Anche nell’ultimo suo libro dal titolo “Il 1952 nella “mia” città: il Sindaco Raffaele Amato”, editrice “Libreria Il Fondaco”, emergono in maniera chiara questi elementi.

Ancora una volta Giovanni ha voluto raccontare, soprattutto, alle nuove generazioni personaggi ed avvenimenti che hanno segnato, in maniera pregnante, la storia della città di Corigliano Calabro. L’ultimo, in ordine di tempo, straordinario personaggio che l’autore ci propone è il sindaco Raffaele Amato.
Scorzafave non è nuovo e proporci personaggi davvero importanti, che rischiavano, complice il tempo, di cadere in quell’oblio che li avrebbe certamente cancellati dalla memoria collettiva.
Ed è questo l’aspetto che maggiormente rende il lavoro di Giovanni Scorzafave importante e nello stesso tempo fantastico.

Francesco Dragosei, il sindaco Giuseppe Caracciolo, la Polisportiva Corigliano ed ora il sindaco Raffaele Amato sono “affreschi” puntuali, belli da leggere e ammirare, che hanno la forza di restituire dignità, credibilità e immagine a gente che ha voluto il bene della comunità dove hanno vissuto, perché credevano in quello che facevano, e lo facevano con onestà, dignità, umanità e altruismo. Per questo la ormai ex città di Corigliano Calabro, avrebbe dovuto tributare a costoro le giuste attenzioni, riconoscenze e ricordo. Invece non è stato così.
Eppure, proprio grazie ai racconti di Scorzafave ci rendiamo conto della portata di tutto quello che questi personaggi hanno posto in essere, finalizzato solo al bene di tutta la comunità.
Il nuovo personaggio che l’autore coriglianese ci propone è il sindaco Raffaele Amato. Ma chi era Raffaele Amato? Ma soprattutto perché Scorzafave scrive di lui?
“9 giugno 1952: – scrive nell’introduzione al volume l’autore – l’elezione del primo cittadino di Corigliano, Raffaele Amato, maestro di scuola elementare, giornalista e storico, che, insieme ai suoi fratelli, Rodolfo, Cesare, Alberto e Renato, subì ogni forma di violenza fisica e morale durante il famigerato periodo fascista. Si trattava – sottolinea Scorzafave – di un grande intellettuale dall’alto profilo culturale e professionale, il cui immenso sapere andava ben oltre i confini delle più raffinate conoscenze umanistiche e sociali. Uomo onesto, libero da ogni vanità di riconoscimento ufficiale, incline al confronto e mai al compromesso, pur con un atteggiamento a volte troppo rigoroso e severo, era sempre in prima fila nella lotta contro le ingiustizie sociali restando accanto al ceto più debole e indifeso. In breve, incarnava perfettamente la figura del galantuomo di una volta”.

E allora come non scrivere di un uomo di siffatte qualità.
Ma, come lo stesso Scorzafave scrive sempre nell’introduzione, Amato ebbe un destino amaro e feroce: “Purtroppo per colpa di uomini bramosi di potere politico, bravi a sedersi sulle comode poltrone personalizzate in “pelle denaro” e disposti come camaleonti a cambiare persino il colore della loro pelle (passando da un partito all’altro), ebbe un epilogo non degno di una antica e nobile città come la nostra. Quest’ultimo evento, in realtà, non è che una triste storia che con modalità e toni diversi si ripete puntualmente anche oggi a discapito dell’eroe quotidiano (il cittadino lavoratore) e che – a mio avviso -perdurerà fin quando l’uomo non si convincerà di essere un illustre viandante destinato a ripartire subito da questa terra misera e avara. Su quest’ultima mia semplice riflessione, però, nutro, ahimè, molti dubbi.”
Il racconto che fa Scorzafave, come sempre, è puntuale, ricco di aneddoti e fatti di storia vissuta.
La storia amministrativa di quest’onesto maestro elementare, come racconta in maniera puntuale Scorzafave, avrà breve durata perché l’Amato finirà nelle grinfie dei falchi della politica nostrana assetati di potere e poltrone. L’autore racconta gli avvenimenti che si susseguono offrendo al lettore un appassionato e amaro racconto. Dopo appena otto mesi dall’insediamento il 28 febbraio 1953 Amato rassegna le dimissioni dalla carica di primo cittadino. “Era il 22 dicembre del 1958 – scrive Giovanni Scorzafave – mancavano appena 50 minuti al nuovo giorno, quando un uomo onesto, un giornalista corretto, un insigne conoscitore della storia della nostra città, un insegnante che aveva dedicato ben 42 anni della sua travagliata vita a istruire ragazzi di ogni ceto sociale, un uomo generoso con i più deboli e severo con i più forti, lasciava le sofferenze e le cattiverie di questo ingiusto mondo, effimero e fugace, per avviarsi ad intraprendere il Cammino della Rinascita, quello della Vita eterna. Quell’uomo era ed è (mi piace parlare al presente) il maestro Raffaele Amato, che la nostra città, a volte distratta e immemore, (forse) ha dimenticato”.
Caro Giovanni permettimi, amichevolmente, di non essere d’accordo con te, perché Raffaele Amato e tutti i personaggi che tu nei precedenti volumi ci hai ricordati, sono stati, purtroppo, dimenticati ingiustamente.
Ma a parte ciò caro Giovanni grazie per averci regalato il racconto su un personaggio che ci ha regalato una boccata d’aria vera, sincera e onesta.