
di Giuseppe Sammarro*
Mentre l’esercito israeliano annuncia il reclutamento di oltre 60 mila riservisti, necessari a completare l’occupazione totale della striscia, le cronache raccontano di sempre più giovani che non si presentano alla chiamata, rischiando di essere accusati di renitenza o tradimento.
Ciò sta creando una cattiva immagine al prestigio e l’autorevolezza, che sin dalla nascita dello stato ebraico gode l’esercito, non soltanto come forza militare, ma quale parte integrante del concetto di democrazia e massima istituzione deputata a garantire “la realizzazione del cittadino in uniforme”. Infatti molti politici di primo piano, primi ministri, e presidenti dello Stato provengono dall’IDF: “Zaro’a ha – Yabasha” l’Armata di difesa d’Israele. Fino al genocidio di Gaza l’intera società si è sempre schierata, salvo rare eccezioni, e sempre per motivi religiosi con l’esercito. Così fu anche all’indomani del vile e atroce attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che causò l’uccisione di 1200 tra civili e militari israeliani e il rapimento di circa 250 civili, pianificato ed eseguito da Hamas ed altre milizie palestinesi in territorio dello Stato d’Israele. Anche qui il popolo d’Israele, profondamente ferito e sotto shock, si affidò alla sua massima istituzione di sicurezza, cioè il governo e i servizi segreti che, comunque nella circostanza. avevano miseramente falliti. Anche se oggi sul fallimento, non politicamente cercato, ci sono molti dubbi anche in Israele proprio alla luce del genocidio dei palestinesi perseguito da Netanyahu. Si consuma così il punto dì rottura abbastanza eclatante, tra la società israeliana e le forze armate. Anche se tra Netanyahu e l’esercito esiste un conflitto di sottofondo, rimane però il fatto che, la renitenza alla mobilitazione da una parte, e le migliaia di persone che scendono in piazza per fermare questa follia dall’altra, hanno scavato un solco profondissimo nella coesione democratica del Paese e della sopravvivenza dello Stato democratico. In questa serie di articoli, oggi è il terzo, stiamo conoscendo gli uomini “forti del Governo Netanyhau, oggi tocca al terzo responsabile di questo disastro, si tratta dell’ex ministro della difesa Yoav Gallant che è dello stesso partito di Netanyahu, il Likud. Sostituito di recente nel Governo da Israel Katz, anche lui del Likud il quale, in piena continuità, ha approvato il piano d’invasione della striscia e ordinato il richiamo di 60 mila riservisti. Gallant, prima che politico, è un generale, è stato a capo del comando meridionale delle forze di difesa d’Israele. Gallant era l’uomo ideale per Netanyahu nell’intento di schierare l’esercito per il suo progetto d’invasione. Nel corso delle operazioni militari per liberare gli ostaggi, divenute sempre più cruenti, l’esercito veniva impiegato per effettuare bombardamenti e distruzioni indiscriminate, di case, ospedali e campi profughi, senza però riuscire a liberare gli ostaggi. Divenne evidente che Netanyahu mirava ad altro, come vedremo oggi. Così il sodalizio incominciò a mostrare le prime crepe, tra il primo ministro che annullava la via della diplomazia, per l’impiego brutale della forza, e il ministro della difesa che sosteneva che l’uso delle forze armate non sarebbe bastato a risolvere la questione degli ostaggi. Si arrivò così alla rottura con il licenziamento dello stesso Gallant. Poco tempo dopo si dimise anche da parlamentare e lasciò definitivamente la Knesset. Il 21 novembre 2024 la Camera preliminare della Corte penale internazionale ha emesso due decisioni cruciali per ciò che concerne la situazione umanitaria nello Stato della Palestina, respingendo all’unanimità la richiesta di Israele che, facendo appello agli articoli 18 e 19 dello Statuto di Roma, disconosceva la giurisdizione della Corte sulla situazione in Palestina e sui cittadini israeliani. La Camera ha affermato la legittimità territoriale della Corte estesa alla Palestina ed ha emesso un mandato d’arresto per Natenyahu e Gallant per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Secondo la Corte tutte e due, hanno agito consapevolmente quando hanno impedito che gli aiuti umanitari, quali cibo, medicinali ed altro materiale necessario a garantire la sopravvivenza degli abitanti di Gaza, venissero distribuiti, causando disidratazione, malnutrizione e gravi sofferenze, specialmente tra i bambini e i soggetti più vulnerabili della popolazione. Inoltre i bombardamenti causarono un impatto devastante su ospedali e infrastrutture vitali. La Camera ha accusato senza mezzi termini che Netanyahu e Gallant hanno agito per fini politici e non per necessità militari. Questo procedimento della CPI, segna un punto di svolta sul rispetto del diritto internazionale nel conflitto israelo- palestinese, ma anche in altri teatri di guerra dimenticati.
*Cittadino ed ex Rappresentante della Cgil