
di Giuseppe Sammarro*
Lo specchio inclinato della storia a cui assistiamo giorno dopo giorno, ci rimanda con crudele realtà, l’immagine di un mondo globalmente interconnesso e interdipendente, ormai senza certezze e guida sicura.
Il nuovo ordine mondiale nato dalle ceneri, “purtroppo mai spente del tutto”, di due mostruose dittature nel cuore dell’Europa culla dell’illuminismo del settecento, nonostante Voltaire con tolleranza, Jean-Jacques Rousseau con opere come il contratto sociale e l’Emilio nel quale teorizza due concetti fondamentali l’educazione e la bontà naturale dell’uomo. Alla fine del settecento e inizio ottocento vi fu il Risorgimento italiano che portò l’Italia dall’essere una espressione geografica, come la definì il Conte di Metternich al Congresso di Vienna, a Stato unitario all’interno di confini definiti, inserendola a pieno titolo nel contesto dello sviluppo liberale d’Europa. Il nuovo ordine non ha risolto tutti i problemi delle disuguaglianze, della povertà e di focolai di guerra sparsi nei diversi continenti, così come l’insorgere di dittature sotto diverse forme, fomentate dalle due superpotenze emerse dalla seconda guerra mondiale. Eppure con l’istituzione dell’ONU, così come altri centri super nazionali con tutte le difficoltà, ipocrisie e contraddizioni, hanno garantito negli ultimi ottanta anni in Europa e in altre parti del l’Occidente pace, progresso socio culturale, libertà e benessere diffuso. Ora tutto questo non soltanto è messo in discussione, ma le sue stesse istituzioni internazionali vengono sistematicamente indebolite, se non demolite. In primo luogo dal Paese che né è stato il principale fautore: gli Stati Uniti di Trump, seguito dalla Russia di Putin, che si dividono il mondo è minacciano come risoluzione della loro follia di potenza con bombe atomiche e sottomarini nucleari. Cosa succede in Italia pur essendo cofondatore dell’Unione Europea e membro del G7 di fronte a tutto questo? Con due guerre devastanti e laceranti, una probabile recessione mondiale a causa dei dazi, una crescita interna allo zero virgola, cinque milioni di poveri assoluti, dai dati “Caritas”, la sanità al collasso e non solo al sud, in Calabria incominciano a scappare i medici tampone cubani, una classe politica amministrativa, da Milano a Palermo, alle prese con seri problemi giudiziari. Membri del governo condannati o in attesa di processo, restano incuranti al loro posto, il presidente della Calabria indagato, nel mentre dichiara di rispettare e avere fiducia nella magistratura, contemporaneamente rovescia il tavolo e si dimette “non mi consentono agibilità politica ma mi ricaduto perché solo i Calabresi mi possono giudicare”, disconoscendo di fatto gli organi costituzionali proposti a farlo. Occhiuto con i suoi modi garbati e rassicuranti, rivendica come tutta la destra italiana e non, che il voto e il consenso è l’unica legittimazione a governare. No, caro presidente Occhiuto in democrazia non funziona così. Le indagini non c’entrano un fico secco con le sue dimissioni. Nessuno gliele ha chieste. Tantomeno le opposizioni. Tutto si sta consumando all’interno della sua maggioranza. È questo che dovrebbe spiegare ai Calabresi, perché non la fanno governare. Ci spieghi invece le difficoltà che riscontrano i sindaci con le linee guida sull’accorpamento scolastico, i finanziamenti per l’assunzione a tempo indeterminato dei TIS, la mancanza di una legge regionale che promuova l’integrazione degli immigrati sottraendoli al capolarato, l’alta velocità, il PNRR. Vede signor presidente lei è stato votato per occuparsi di questo. Se non glielo lasciano fare, faccia un’azione di verità ci dica chi sono e a cosa mirano. La Calabria, i Calabresi, il futuro dei giovani che vogliono restare non può essere sacrificato a giochi politici oscuri. Ritornando alla domanda: cosa fa il Governo di fronte a questi eventi epocali? Registro che la risposta sta in un tentativo di distrazione di massa promuovendo leggi e provvedimenti che nulla hanno a che vedere con i reali problemi del Paese. Attacco alla libertà di stampa, separazione delle carriere per minare l’autonomia della magistratura, attacco sguaiato alla Corte Europea per i centri in Albania “che ne sanno loro sono solo burocrati” disconoscendo il pilastro portante della Giurisdizione dell’Unione. “Andremo avanti” afferma il ministro Piantedosi, seguito dal resto dei Pasdaran. La presidente del consiglio, che certamente è una politica di razza, si tiene il più possibile defilata da tutto questo, manda avanti i Malan, i Bocchino e quel simpaticone di Giovanni Donzelli. Lei vola alto, incontra i Leader mondiali, cerca alleanze alternanti, pone veti, accordi con paesi che non rispettano i diritti umani, purché si tengono quei poveri disgraziati che minacciano i sacri confini della Patria. È per riconoscere lo Stato Palestinese lo decide solo dopo le decisioni dell’amico Donald. Mette il veto con Orban a sanzioni contro Israele, non ferma la vendita di armi che uccidono a Gaza bambini. Insomma si destreggia con noncuranza, festeggiata dai suoi come la novella Merkel. Ho l’impressione che la decisione del governo tedesco, comunicato dal ministro degli Esteri a Gerusalemme, sulla posizione assunta dal Cancelliere Mertz le sta creando un grosso problema perché rischia di restare tagliata fuori e isolare l’Italia, ecco perché l’intervento del Capo dello Stato. P.S Il nostro ministro degli Esteri? Si divide tra pranzo con i fratelli Berlusconi e gli Stati generali di Calabria.
* Cittadino e già rappresentante della Cgil