
Fonte: Comunicato stampa
Chi pensa che sia il TAR a scrivere la parola fine alla ricerca dell’autonomia, dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, di non conoscere la legge!
La sentenza del TAR ha CONFERMATO che abbiamo ragione a voler tornare all’autonomia! Perché questa condizione di città fusa è in realtà una gabbia, un’imposizione nella quale i cittadini di Corigliano e Rossano sono, secondo questa sentenza, ulteriormente costretti a vivere a causa di una vera e propria trappola!
Perché lo ha dimostrato? È semplice, chi può aver paura di un referendum consapevole, fatto per ascoltare la volontà, le aspirazioni, gli aneliti di una popolazione?
La temono solo coloro che questa fusione hanno organizzato e di fatto imposto!
Si spiega così la preoccupazione del promotore della legge della fusione che poi è lo stesso responsabile dell’articolo “inzeppato” cosiddetto dei 15 anni, emanato a procedimento nostro avviato che ha pubblicato il tempestivo comunicato trionfalistico pubblicato quando ancora la sentenza era calda di stampa!
La volontà di Settemilacinquecento cittadini di Corigliano Rossano non è acqua fresca, non può essere ignorata, il TAR ha dimostrato di essere parte del sistema e di essere un anello che tiene legate due popolazioni, ad 8 anni dalla fusione abbiamo visto che tutti i danni che a suo tempo avevamo preannunciato si sono rivelati nei fatti ed i due paesi particolarmente il centro storico di Corigliano è sprofondato nell’abbandono e se, come affermano i suoi elettori, Stasi è un gran Sindaco, se ciò avviene, vuol dire che nemmeno lui, che per loro è il sindaco perfetto, riesce a gestire un’operazione amministrativa chiamata fusione sbandierata come opportunità di sviluppo e rivelatasi nella realtà un buco nero nel quale stanno precipitando città e cittadini senza possibilità di salvezza!
Per noi, questa sentenza, per come è argomentata e strutturata ci dà ulteriore fiducia nelle nostre ragioni e quindi non è la fine ma la continuazione di una battaglia legale e di civiltà che i nostri cittadini e particolarmente le nostre borgate e le loro popolazioni ci chiedono.
Arch. Mario Gallina, CRA