
’A PUTIGA ’I MASTRO MIMMO CAPALBO
Domenico Capalbo, nasceva il 12 febbraio del 1896 a Corigliano Calabro, in via San Nicola. La fanciullezza di Domenico, conosciuto come Mimmo, fu molto infelice per vari motivi.
Come tanti altri bambini di allora, appartenenti a famiglie umili, dovette interrompere gli studi, nonostante fosse un bravissimo studente con una forte motivazione e passione per le materie umanistiche. Gli piaceva leggere. E tanto.

Di certo, sarebbe diventato un buon professore di Lettere e Filosofia se fosse vissuto in un altro contesto sociale. Purtroppo le cose andarono diversamente: il destino della vita gli aveva riservato ben altro.
Frequentava da ragazzo alcune botteghe e, in particolare, quelle dei calzolai (’i ri scarperi), per imparare un mestiere. Allora era così. Tutti i ragazzi che non avevano la possibilità di studiare venivano avviati all’apprendistato presso le botteghe artigianali.
Mimmo, ragazzo intelligente e dotato anche di una certa manualità, imparerà ben presto il mestiere di calzolaio, senza mai però abbandonare i suoi interessi verso la cultura e, in particolare, verso le scienze umanistiche. Andrà sempre alla ricerca di libri di poeti, romanzieri, filosofi…
Ho conosciuto mastro Mimmo alla fine degli anni ’50. Un uomo alto e magro. Il suo volto serioso, lungo, rugoso, scavato forse dalla sofferenza, mi incuteva un po’ di timore. Sempre intento a lavorare nella sua bottega, una piccola stanza di circa dieci metri quadrati in via XXIV Maggio, al numero civico 28.
Ricordo molto bene questa bottega, perché alla fine degli anni ’50 ci andavo spesso per farmi regalare alcuni chiodini, che utilizzavo per costruire scalette o altri aggeggi con i pezzi di legno che mio zio Ciccilli Longo mi dava dopo la vendita dell’ultimo scampo di qualche pezza di tessuto.
Al centro del locale, il deschetto con i classici attrezzi: martello, chiodini di varie misure (simiggi), lesina, fili da spago, spazzole, cera, pece, tenaglie, scalpelletto… Accanto, una bassa sedia rustica di legno, col sedile in paglia rivestito con una specie di cuscino di stoffa, per rendere più agevole il lungo e faticoso lavoro quotidiano. Alle pareti laterali, un paio di scaffali di legno dove erano allineate da una parte scarpe rotte e dall’altra quelle riparate e pronte alla consegna. Poi, una macchina da cucire per la pelle e su un tavolo di legno altri attrezzi. Tra questi, tante forme e sagome di piedi in ferro di diverse misure, che si andavano ad innestare su un supporto, anch’esso in ferro, che mastro Mimmo, seduto, appoggiava appena sopra le sue ginocchia.

Il Capalbo non era un semplice ciabattino che riparava scarpe, ma uno dei migliori calzolai di Corigliano. Produceva bellissime scarpe, utilizzando pelli di altissima qualità. Il suo lavoro molto accurato e preciso, interamente fatto a mano, utilizzando semplici materiali, come pezzi di cartone per le forme e filo da spago per le cuciture, garantiva un prodotto finale eccellente ed era apprezzato da molti concittadini. In breve, era un gran bravo maestro.
In Via XXIV Maggio n. 28, ci saranno molti ragazzi di bottega, che non solo cercavano di imparare il mestiere di calzolaio, ma soprattutto per imparare a leggere e a scrivere sotto la guida ’i mastro Mimmo.
Tra i tanti, ne voglio ricordare solo uno, che in seguito prenderà un’altra strada, diventando un buon barbiere: Antonio Terzi, conosciuto meglio come mastro Totonno Tre Scaluni (scaloni).
Intanto, il Capalbo, oltre all’amore per la propria famiglia e per il lavoro, coltivava anche quello per la lettura. Una passione e un interesse per la cultura umanistica che lo accompagneranno per tutta la vita.
Per questi motivi, la bottega di mastro Mimmo non era impregnata, come quelle degli altri calzolai, solo degli odori della suola, della colla, della pece e della cromatina. C’era un altro odore, che rendeva unica questa bottega: l’odore della carta dei libri. Sì, proprio così.
In un angolino della bottega, tra le vecchie e nuove scarpe da consegnare non mancava mai qualche libro appena comprato o preso in prestito.
La bottega di via XXIV Maggio col tempo era diventata anche un luogo d’incontro di uomini di cultura e non mancavano mai i cosiddetti politici.
Mastro Mimmo condivideva a pieno il pensiero socialdemocratico ed era un uomo credente. Soleva autodefinirsi un “uomo credente, ma non cliente”, perché, pur essendo nipote di un noto prete di Corigliano, non apprezzava la tendenza di una parte del clero all’accumulo di ricchezze e al nepotismo.
Seduto vicino al suo deschetto, senza mai distogliere lo sguardo dal suo lavoro, scambiava opinioni con molti uomini di cultura che lo andavano a trovare. Tra questi, il prof. Francesco Milano, accompagnato da Stefano Scigliano, trascorreva nella sua bottega alcuni minuti per scambiare qualche opinione sulla Letteratura Italiana e per essere informato sugli ultimi avvenimenti locali. Poi, anche uomini politici. Tra i tanti, c’era il maestro Raffaele Amato, uomo di spicco del P.S.I. della città, nonché sindaco dal 9 giugno 1952 al 28 febbraio del 1953.
E non mancava mai ogni mattina, da lunedì a venerdì, intorno alle otto, e per dieci minuti circa, la visita di don Carlo Cimino, funzionario della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania di Corigliano. Discutevano spesso di politica. Le discussioni a volte accese perché di idee diverse restavano sempre circoscritte entro i limiti del buon senso.
Mai un innalzamento di toni o l’uso di espressioni improprie. E, del resto, non poteva essere diversamente tra due veri galantuomini.
Mastro Mimmo, che condivideva il pensiero socialista, e poi nella seconda metà degli anni ’40 quello socialdemocratico, non parteciperà mai ad alcuna competizione elettorale perché non trovava il tempo per farlo.
La famiglia, il lavoro e la passione per la lettura non gli consentivano di trovare altro tempo. Riuscirà con i risparmi messi da parte a realizzare una sua biblioteca. Una biblioteca ben fornita, non di rado, al servizio di alcuni professori di Lettere del nostro Liceo.
Aveva tantissimi libri, dal Manzoni a Shakespeare; da Kant a Rousseau; da Tolstoj a Goethe… E tanti altri ancora. Tra i tantissimi pregi, mastro Mimmo ne aveva uno in particolare: la memoria. Conosceva a memoria parte dei Promessi Sposi del Manzoni, di Guerra e Pace del Tolstoj, dell’Amleto di Shakespeare…
Il maestro Domenico Sapia, conosciuto meglio come Mimì, amico del Capalbo, mi diceva che spesso si recava al numero civico 28 di via XXIV Maggio per avere da mastro Mimmo spiegazioni sulla filosofia dell’Illuminismo e sulle tematiche della Rivoluzione Francese.
Poi, ancora il carissimo Mimì mi raccontava, tra le altre cose, un aneddoto che era un gran motivo di orgoglio per questo maestro calzolaio.
Si trattava di una riflessione del grande scrittore russo Lev Tolstoj, che si reputava orgoglioso più di un paio di stivali da lui prodotti che delle opere letterarie che aveva scritto. Così, mastro Mimmo, a testimonianza della metafora dello scrittore russo, prendeva come esempio l’orgoglio del Tolstoj per tenere sempre in bella mostra un paio di stivali che aveva realizzato.
Domenico Capalbo, o meglio mastro Mimmo, perché così era conosciuto, il 2 aprile del 1977, il giorno in cui si festeggiava il Santo Patrono, San Francesco di Paola, in via Cadorna n. 6, terminava la sua permanenza terrena.
I parenti e gli amici troveranno sul comodino della sua stanza da letto un libricino, che evidentemente il maestro calzolaio aveva letto un po’ prima di addormentarsi per sempre. Si trattava del testo religioso più diffuso della letteratura occidentale, dopo la Bibbia: L’imitazione di Cristo.
Un gesto straordinario, ma anche un segnale di grande religiosità, che lasciava in eredità a tutti coloro che lo avevano amato.
Quel 2 aprile era un giorno di festa per la nostra città, ma anche, credo, un giorno triste, perché Corigliano perdeva uno dei suoi figli migliori. Un grande uomo di cultura, nonostante svolgesse nella vita un lavoro umile.
Oggi, in via XXIV Maggio n. 28, c’è la bottega di un orologiaio. Niente è più come prima. Solo piccoli e grandi orologi, che non scandiscono più il tempo con quel ritmo armonioso e melodico di una volta. Ormai digitali e silenziosi, hanno preso il posto delle scarpe vecchie e nuove. E dei libri, nessuna traccia.
Il tempo impietoso, inesorabilmente ha cancellato ogni cosa, tranne una: il ricordo di un grande uomo, mastro Mimmo Capalbo. Una persona semplice, umile, che con naturalezza e pazienza creava dei veri e propri capolavori e che aveva trasformato una piccola bottega di calzolaio in un luogo di cultura, dove non mancavano mai libri di grandi autori.
E tutto ciò veniva rappresentato in bella mostra con un… paio di stivali.