
di Giulio Iudicissa
Se fossi vissuto al tempo di Prezzolini, diciamo un secolo fa, mi sarei iscritto alla sua ‘Società degli ‘Apoti’.
Una societa’ senza tessere e senza statuto, una società ideale, della quale potevano fare parte uomini liberi, propensi a non fidarsi, senza riflettere, di nessun consiglio. ‘Apota’ è termine preso dal greco antico, parolina semplice, che potrebbe tradursi con ‘colui che non se la beve’. Dunque, chi è un àpota? Una persona di buon senso, che non crede a tutto ciò che vede e che sente, senza prima pensarci. Il risultato? Se facessimo così, molte tivù chiuderebbero, molti giornali resterebbero nelle edicole, molti libri non arriverebbero neanche in tipografia.