
Fonte: pagina Facebook Mario Gallina
La tragedia di Amendolara, non è altro che la punta dell’iceberg di ciascuna delle condizioni che hanno subito quei lavoratori barbaramente assassinati ad Amendolara, perché, non dimentichiamocelo mai, si tratta di lavoratori, che hanno avuto la sventura di vedere assommate su di sè ognuna di quelle criticità.
Nella nostra Calabria e nel meridione più in generale questo schiavismo è di casa e tutti noi lo viviamo consapevolmente con colpevole noncuranza quando quotidianamente li vediamo partire stipati nei pulmini la mattina alle 4:30 o attendere lungo le strade che il pulmino del caporale passi a prelevarli, o dopo una giornata di durissimo lavoro con vestiti sporchi rincasare nei loro “rifugi” ricavati nelle cadenti abitazioni dei nostri centri storici, dove continua ancora il loro sfruttamento come inquilini abusivi per tornare nuovamente la mattina quando è ancora notte per iniziare un’altra giornata di lavoro!
Questi lavoratori in gruppo e solitari, a piedi, in bicicletta o stipati nei Van fanno ormai parte del nostro panorama quotidiano consolidato, specialmente da noi nella Piana di Sibari più spesso nei periodi della raccolta dei mandarini, ma ormai anche pendolari delle fragole nelle campagne della piana di Policoro nella confinante Basilicata.
Ecco questi lavoratori che contribuiscono alla nostra ricchezza lo fanno davanti ai nostri occhi ciechi dei diritti che spetterebbero loro fino a morirci davanti e solo allora alziamo lo sguardo e solo allora li vediamo ormai inutili strumenti di produzione distrutti!
Basta morte sul lavoro!
Basta silenzio complice!
Basta utilizzare il lavoro come arma di sterminio dei lavoratori!
A cura della sezione del Partito di Rifondazione Comunista di Corigliano