
Fonte: Comunicato stampa
Tra pochi giorni saremo chiamati alle urne per esprimerci sul referendum relativo alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Si tratta di un passaggio cruciale per il futuro del nostro sistema giudiziario.
Come Moderati Liberi, riteniamo che questo tema meriti un confronto serio, lontano da slogan ideologici e fondato su un principio essenziale: garantire ai cittadini una giustizia davvero imparziale, efficiente e trasparente. Proprio per questo, è fondamentale evitare che una riforma così delicata venga trasformata in un terreno di scontro politico. La contrapposizione tra schieramenti, spesso alimentata da toni accesi e semplificazioni, rischia di confondere i cittadini e di allontanarli dalla comprensione reale della posta in gioco. Non si tratta di una battaglia tra parti politiche, ma di un intervento che riguarda il funzionamento della giustizia e, quindi, i diritti fondamentali di ogni cittadino.
Nel merito, è importante chiarire che la riforma incide in modo diretto su un punto preciso della nostra Costituzione: l’articolo 104. Le modifiche degli altri articoli non rappresentano interventi autonomi o scollegati, ma costituiscono conseguenze dirette e coerenti della revisione di questo articolo. Si tratta quindi di una riforma mirata, non di uno stravolgimento dell’intero impianto costituzionale. Oggi, nel nostro ordinamento, giudici e pubblici ministeri condividono lo stesso percorso di carriera, lo stesso organo di autogoverno e, in molti casi, una comune cultura professionale.
La separazione delle carriere si traduce anche in un riassetto degli organi di autogoverno della magistratura. In particolare, verranno istituiti due distinti Consigli Superiori della Magistratura: uno per i magistrati requirenti e uno per i giudici. I componenti di tali organi sono estratti a sorte, per un terzo da membri selezionati, tramite sorteggio, da un elenco di professori ordinari universitari e avvocati predisposto dal Parlamento, e per i restanti due terzi da magistrati anch’essi individuati per sorteggio. È inoltre prevista l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, con il compito di rafforzare l’imparzialità e l’autonomia nella gestione delle responsabilità disciplinari.
La separazione delle carriere si inserisce inoltre in un quadro costituzionale già chiaramente orientato in senso garantista. L’articolo 111 della Costituzione prevede infatti il principio del contraddittorio tra le parti, che devono poter operare in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale. Questo principio è pienamente in linea con il modello processuale introdotto nel 1989 con la riforma promossa da Vassalli, che ha segnato il passaggio a un sistema di tipo accusatorio. In questo contesto, distinguere in modo netto le funzioni di chi accusa e di chi giudica rappresenta un’evoluzione coerente e necessaria. Non si tratta di indebolire la magistratura, ma di rafforzare il principio del giusto processo, garantendo un equilibrio più chiaro tra le parti e una maggiore terzietà del giudice.Siamo convinti che una riforma ben costruita possa contribuire a migliorare la qualità della giustizia, senza intaccare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Come forza moderata, crediamo nelle riforme equilibrate, che non dividono ma uniscono il Paese attorno a istituzioni più solide. Per questo guardiamo al referendum come a un’opportunità: non per indebolire, ma per modernizzare la giustizia italiana. Invitiamo i cittadini a informarsi, a partecipare consapevolmente al voto e a contribuire con senso civico a una scelta che riguarda il cuore della nostra democrazia. Non votare significa rinunciare a questo diritto e lasciare che siano altri a decidere per noi.