
Fonte: Comunicato stampa
Accogliamo positivamente il nuovo metodo di apertura e confronto avviato dalla Regione Calabria sui temi dell’inclusione sociale e della gestione dei fenomeni migratori e partecipiamo ai tavoli istituzionali con senso di responsabilità. Resta però ferma una distinzione che non può essere elusa: una cosa sono gli incontri tecnici e gestionali, altra cosa è il confronto politico, che deve fondarsi sulla verità dei fatti, sulle scelte compiute e sulle responsabilità assunte nel tempo.
Il Comune di Corigliano-Rossano non si avvicina oggi, né per convenienza né per emergenza, al tema dell’inclusione e del contrasto ai ghetti. Da anni questo Ente governa quotidianamente fenomeni complessi, assumendo decisioni difficili in un territorio segnato da sfruttamento lavorativo, marginalità sociale e fragilità strutturali. Le nostre politiche non nascono da slogan, ma da atti amministrativi, investimenti pubblici e presenza costante delle istituzioni.

In questo quadro si colloca il progetto di superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura nell’area del Pendino, finanziato con 2 milioni e 600 mila euro di risorse PNRR. La polemica che si sta tentando di costruire attorno a questo intervento è strumentale, fuorviante e politicamente fuori tempo massimo.
Chi oggi solleva obiezioni dovrebbe spiegare perché per oltre vent’anni, prima del 2019, quel luogo sia stato lasciato nell’abbandono più totale: vandalizzato, degradato, ridotto a rifugio di fortuna, ricettacolo di clochard, carcasse di animali e insicurezza diffusa, senza che nessuno ritenesse urgente intervenire o indignarsi. Non solo: dovrebbe spiegare perché il Pendino è solo uno dei tanti immobili e progetti finiti male da parte delle precedenti amministrazioni, quasi sempre di centrodestra, come per l’immobile delle Clarisse o l’area consortile di Cantinella o la Taverna, che abbiamo trovato abbandonata e vandalizzata e che stiamo completamente riqualificando.

Questa Amministrazione ha fatto ciò che altri non hanno voluto o saputo fare: ha intercettato risorse PNRR, ha assunto una scelta chiara e ha restituito dignità ai luoghi e alla loro storia, sottraendoli al degrado e all’oblio. Il Pendino non è un problema creato oggi, ma una ferita ereditata, che oggi viene finalmente sanata con un intervento strutturale, trasparente e orientato alla legalità.
Accanto a questo progetto si sviluppa un impianto coerente di politiche pubbliche che comprende il SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione, le azioni del PNRR – Su.Pr.Eme., la rifunzionalizzazione di immobili pubblici come Palazzo Pendino, le progettualità FAMI per l’inclusione sociale, l’attivazione di servizi essenziali sul territorio come i servizi igienici pubblici nell’area di Boscarello, il segretariato sociale e i percorsi di presa in carico che accompagnano le persone nell’accesso ai servizi sanitari, nella regolarizzazione lavorativa e nell’autonomia abitativa.

In un territorio in cui il caporalato non è una parola astratta ma una realtà concreta, il Comune ha inoltre attivato lo Sportello Agritec, finanziato con PON Metro Plus, esperienza unica nel suo genere di collocamento etico in agricoltura, che rompe il circuito dell’intermediazione illegale e afferma un modello fondato su diritti, trasparenza e responsabilità delle imprese.
A dare coerenza politica a questo impianto è il progetto INCAS, che rappresenta una vera e propria cornice strategica delle politiche di integrazione, costruita con il Terzo Settore, le organizzazioni sindacali e gli enti pubblici, perché l’inclusione non si improvvisa e non si delega alla propaganda.
L’attenzione dell’Amministrazione comunale verso i migranti è quotidiana, concreta e verificabile nei progetti, improntata alla valorizzazione delle risorse e la serenità delle persone. Il contrasto allo sfruttamento e la restituzione di dignità alle persone non si fanno con le vetrine, ma con scelte amministrative che durano nel tempo e che qualcuno, finalmente, ha avuto il coraggio di assumere nonostante le normative nazionali, ormai palesemente fallite, non facciano altro che rendere più difficile questo percorso. Gli unici ad aver provato a realizzare dei ghetti in questi anni sono coloro che hanno speso miliardi di euro in Albania sottratti a scuole, strade, ospedali e servizi che invece servivano per il benessere di tutti.
Il Comune di Corigliano-Rossano continuerà su questa linea, senza arretrare e senza chiedere permesso, perché governare significa scegliere, anche quando è scomodo.
Marinella Grillo Assessore alla città solidale ed alla valorizzazione del patrimonio comunale