
Fonte: Comunicato stampa
Ho letto con un misto di tristezza e rabbia un intervento su una testata locale nel quale si denunciava il ritardo della riorganizzazione dei nostri due ospedali per come da più tempo concordata, ovvero il polo chirurgico a Rossano e quello medico a Corigliano
ed in particolare di un atto molto qualificante e tra le varie cause ostative si elencava, come tra le più pervicaci, la resistenza dei “nostalgici” dell’autonomia comunale che a dire dell’autore sarebbe l’ostacolo “campanilistico” alla realizzazione dell’ospedale Spoke di cui tutti noi necessitiamo!
E quale sarebbe quest’ultimo atto? l’ultimo tassello al quale gli antifusionisti e campanilisti si oppongono strenuamente?
Si tratta della chiusura del reparto di ginecologia/ostetricia di Corigliano con il suo conseguente trasferimento del servizio in quel di Rossano.
In pratica si sollecita la messa in scena dell’ultimo atto della tragedia “morte dell’Ospedale Compagna” anzi per meglio dire “dell’eutanasia dell’Ospedale Compagna” morto per espianto di organi perfettamente funzionanti (sennò che trapianto sarebbe!) ovvero dell’ultima struttura che ancora presta un servizio insostituibile alla collettività a favore del Giannettasio, e sì perché il reparto di Corigliano è funzionante e logisticamente molto più idonea del Giannettasio nel quale si sono dovuti spendere ben 1,5 k di Euro per renderla efficiente!
E allora basta! basta con queste litanie, basta con queste storie di accordi tra primariati, basta con l’ipocrisia dei modelli mai attuati “hub e spoke” dietro ai quali non c’è assolutamente la riorganizzazione dei servizi per una migliore offerta sanitaria ma solo stringere i cordoni delle finanze per soffocare la sanità pubblica a favore di quella privata che giorno dopo giorno smonta quella pubblica per trasformare la malattia in rendita finanziaria, e soprattutto basta con questa favola dei due poli caldo e freddo, chirurgico e medico questa storia è durata anche troppo, ormai adesso non funziona più e non funziona più perché questa truffa è durata per oltre 20 anni con uno stillicidio continuo di travaso solo in una direzione, l’ospedale di Corigliano è stato giorno dopo giorno, anno dopo anno con una meticolosità ed una protervia lucida e criminale, fredda e determinata, spogliato di tutti i suoi gioielli più caratterizzanti e qualificanti per personale, prestazione e rinomanza, creando il vuoto e le condizioni intorno a professionisti quotati e validi per costringerli a trasferirsi appena possibile dai reparti, rendendo il tessuto ospedaliero sterile, privo di qualsiasi orizzonte ed aspettativa di crescita professionale.
Si è solo tolto e mai reintegrato raccontando la favola che ancora hanno la spudoratezza di venirci a raccontare del “polo freddo e polo caldo”! mentre giorno dopo giorno reparti, servizi, personale ed attrezzature sparivano, dimostrando disprezzo e disinteresse non solo per le difficoltà create ad arte per l’utenza ma soprattutto per l’umiliazione che la popolazione ha dovuto subire, vedendo il suo ospedale oggi, Gennaio 2026 da luogo di storica espressione del suo orgoglio e peso sociale ad un triste e saccheggiato guscio vuoto!
Di quale polo si va blaterando, quale divisione di specializzazioni, si è trattata di una vera e propria rapina, di un furto con destrezza, al quale i medici, alcuni complici, ma quelli che si vedevano penalizzati era tenuti per contratto a non proferire verbo!
Si chiedano come mai quando chirurgia a Corigliano era efficiente ed in piena operatività e faceva numeri importanti, insieme al punto nascita il reparto di rianimazione fu aperto a Rossano e non a Corigliano, perché è questo che bisogna chiedersi e non ora a venircela a raccontare al contrario che ginecologia/ostetricia non può esercitare lontano da rianimazione! Cosa che sarà anche vera ma le condizioni si sono create allora, allora si è sbagliato e da allora ad oggi la questione non è mai stata sollevata, la si solleva oggi perché?
Ed i Coriglianesi?
I Coriglianesi, cornuti e mazziati, se protestano sono faziosi, provinciali, campanilisti anzi anti fusionisti e adesso anche nostalgici!
Oggi ci si viene, con una faccia tosta come il muro, a definirci “nostalgici” ma di quale nostalgia si parla? La nostalgia per la salute o per la dignità persa andando sbattuti da una struttura privata all’altra in un territorio che non ha uno straccio di mobilità degna di questo nome, aggiungendo alla drammatica condizione generale della sanità Nazionale e regionale quella nostrana, di cittadini in cerca di uno ”Spoke”, a questo si riferisce quando parla di nostalgia? Venga qui da noi all’Ospedale Compagna, una volta orgoglio dei Coriglianesi e venga a fare un giro negli reparti fantasma, negli interi piani vuoti, nelle stanze che sembrano ancora più enormi senza letti a leggere targhe sulle porte senza più senso, nell’abbandono della manutenzione segno di una inevitabile volontà di declino e dismissione e poi ci venga ancora a parlare di nostalgia ed a chiedersi del perché ancora si aspetta a spostare a Rossano quel che resta anche delle ombre del passato!
Mario Gallina