
Fonte: Comunicato stampa
Ancora in corso a Corigliano Calabro la Mostra fotografica sul grande trombettista “bello e dannato”.
Perchè si parla ancora di Chet Baker? Sei tesi di laurea, e solo quelle di nostra conoscenza, ad opera di: DANIELE ODORICI, Conservatorio Pergolesi, Fermo. A.A. 2015. Titolo tesi: The blue singer. Coach: Lorena Fontana. IGNAZIO LO BAIDO, A.a. 2016/17 Conservatorio A. Scontrino di Trapani, Partinico (PA).Titolo tesi: “Chet Baker: il suono, la sonorità e il linguaggio improvvisato vocale e strumentale a confronto”; MICHELE SALLICANDRO, A.a. 2017/18 Conservatorio N. Sala di Benevento, Castel Baronia (AV). Titolo tesi: “Chet Baker e Nat King Cole: due vocalità e due stili a confronto”.

E ancora: DARIO MONTENIGRO, A.a. 2017/18 Conservatorio N. Sala di Benevento, Apice (BN). Titolo tesi: Chet Baker e Miles Davis: due stili a confronto; LORENZO MARAGA, A.a. 2024/25 Conservatorio C. Pollini di Padova-Treviso. Titolo tesi: “Il mio domani” – Suono e fragilità; l’identità musicale di Chet Baker oltre il virtuosismo, tutti seguiti, questi ultimi, dall’insegnante di canto VERONICA FARNARARO, e ultima tesi, in ordine cronologico, quella di CLAUDIO MARCHESANO, che discuterà il 29 ottobre prossimo al Conservatorio di Nocera Terinese, (Cz).
E siamo certi che non sia davvero finita qui!
E ancora: corsi e stage sui suoi brani più famosi in quasi tutti i Conservatori italiani e le Scuole di musica private, libri, mostre fotografiche, come quest’ultima, al Vintage club di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, fino al 30 ottobre, organizzata da un conoscitore ed appassionato del grande trombettista dell’Oklahoma, Michele Minisci, già direttore artistico del mitico Naima jazz club di Forlì, che ha ospitato Chet nel 1984, e che da circa un anno è ritornato definitivamente nel suo paesello calabro-albanese-arberesh.
Una Mostra su Chet Baker ricca di circa 100 foto, particolare, esclusiva e per alcuni versi inedita, perché foto scattate in prevalenza dagli avventori, dagli spettatori dei jazz club di tutto il mondo e non dai soliti professionisti, con cui il direttore del Naima jazz club è collegato da tempo, per questo più intime, originali, esclusive, inedite per l’Italia, e che è arricchita, in varie fasi della serata, dall’ascolto di materiale risalente alla registrazione del concerto nel club forlivese nel 1984 ad opera di un anonimo spettatore di quella memorabile serata, misteriosamente scomparsa e riapparsa “miracolosamente” lo scorso anno, dopo oltre 40 anni, proveniente da New Orleans, dove si era trasferito lo spettatore “pirata”.