
di Salvatore Martino
Nel corso della storia, ci sono state donne che, nonostante i diffusi pregiudizi nei confronti del mondo femminile, grazie alla loro intelligenza, al loro acume, e al loro coraggio, sono riuscite a dare un contributo notevole al cammino della società.
A differenza degli uomini, non hanno avuto bisogno di imbastire imbrogli, di dichiarare guerre, di ordire congiure, per realizzare i propri obiettivi e, nonostante i numerosi ostacoli dovuti ad una società coniugata tutta al maschile, sono riuscite ad interpretare se stesse, a dare spazio ai propri sentimenti, alle proprie idee. Ci sono state figure femminili che sono riuscite a segnare momenti, stagioni, e passaggi, che hanno cambiato il corso della società e accresciuta la fede delle persone. E Monica di Tagaste, che oggi la Chiesa ricorda, madre di sant’Agostino, è una di esse. Una dona dalla vita esemplare, vissuta nel sacrificio, nella sofferenza, e nella continua ricerca di Dio. Si era posto come obiettivo della sua vita, la conversione del figlio, Agostino di Ippona, un giovane intelligente, arguto, turbolento, esperto nella ricerca filosofica, e profondamente impegnato nel dare un senso alla sua vita e alla sua umanità, soprattutto dal punto di vista esistenziale.
L’obiettivo della mamma era quello di aiutare il figlio a riflettere e a dirimere le questioni importanti, separando le cose materiali da quelle immateriali, come la ricerca di Dio. Grazie al suo aiuto, Agostino riuscì a ripulire la sua vita, a trovare la sua strada, e a convogliare tutti i suoi sforzi, della mente e del cuore, nella direzione di Dio.
E mentre, tutt’e due erano ad Ostia, in attesa di imbarcarsi alla volta dell’Africa, concentrati in un intenso e sereno dialogo, riportato nelle “Confessioni”, Monica ebbe a dire, tra l’altro, al figlio: “…Per quanto mi riguarda, questa vita, ormai, non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c’era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù …: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui. Cosa faccio qui?”.
Monica, donna di grande fede, vissuta in santità, dopo avere adempiuto a quel grande compito, che era diventato l’assillo della sua vita, si ammalò e dopo qualche giorno morì. Lo spessore della sua figura e le traversie che dovette affrontare, fanno di lei una figura dalla santità certa, molto attuale, che ha molto da dire, e non solo alle donne del nostro tempo, che la vita è un bene prezioso, che va vissutao non nella banalità, ma nella coerenza col suo mistero.