
di Giuseppe Sammarro*
Ieri sera i telegiornali nazionali hanno trasmesso alcune parti dell’intervista che Netanyahu ha concesso ad un giornalista alquanto compiacente. Si è trattato di un vero e proprio monologo, privo dì qualsiasi domanda critica, nel corso del quale il premier israeliano andava illustrando le proprie tesi con l’aiuto di una cartina geografica.
Dopo quanto visto e sentito ieri sera credo che non vi può essere alcun dubbio, per le anime belle del nostro Governo, delle reali intenzioni del primo ministro: cioè, che il genocidio che si sta consumando a Gaza, è il preludio della deportazione di fascista memoria, di quello che resta del popolo Palestinese. Netanyahu ne fa una missione messianica. Interpreta, insieme ai suoi ministri, il vecchio testamento alla lettera: il Dio di Abramo che conduce il popolo eletto nella terra promessa, per realizzare quello che per loro è una missione affidategli dal Dio degli eserciti. Giustifica così tutte le atrocità messe in atto, incluso l’attacco deliberato ad ospedali, ambulanze, campi profughi, e chiese, nonché l’uccisione di giornalisti. A questo punto la domanda è: com’è possibile che a un criminale di guerra, con un mandato di cattura internazionale, gli viene concesso quello che a nessun altro è permesso? E’ chi ha la forza e la potestà di fermarlo, in primis Trump, non lo fa? Anzi si oppone a qualsiasi decisione dell’ONU tese a sanzionare efficacemente Israele. Alla prima se ne aggiungono almeno altre: Chi è Netanyahu? A quale radice ideologica fa capo il suo partito il Likud? Qual’è il filo rosso che lega lui e la nuova destra sovranista capitanata dal presidente americano? Per capire la radice estremista del Likud ci può aiutare quello che nel dicembre del 1948, un gruppo di Ebrei statunitensi tra cui Albert Einstein e Hannah Arendt, scrissero al New York Times. Nel documento esprimevano grande preoccupazione per l’emergere del partito della libertà (Herut) predecessore del Likud il partito di cui Netanyahu è presidente. Nella lettera Herut viene descritto senza mezzi termini come “Strettamente affine nella sua organizzazione, metodi, filosofia politica e attrattiva sociale ai partiti nazisti e fascisti”. Herut era stato fondato dai membri e sostenitori dell’ex Irgun Zvai Leumi, un’organizzazione di estrema destra chauvinista in Palestina. Il leader Manachem Begin (futuro capo del governo e premio Nobel per la pace con Arafat) si trovava negli USA a fare proselitismo e alla ricerca di finanziamenti, in vista dì imminenti elezioni in Israele e per cementare legami politici con il mondo sionista conservatore americano. A sottolineare la pericolosità del partito viene citato quello che fecero nel villaggio di Deir Yassin, cito testualmente: “Questo villaggio lontano dalle strade principali e circondate da terre ebraiche, non aveva preso parte alla guerra e aveva addirittura respinto bande arabe che volevano usare il villaggio come loro base. Il 9 aprile bande terroristiche attaccarono questo pacifico villaggio, che non era un obbiettivo militare in corso. Nella lotta uccisero la maggior parte dei suoi abitanti, 240 tra uomini, donne e bambini, ne tennero alcuni vivi come prigionieri per esibirli per le strade di Gerusalemme. La maggior parte della comunità ebraica rimase sconvolta. L’agenzia Ebraica inviò un telegramma di scuse al re Abdullah di Transgiordania”. Per economia di spazio dell’articolo non mi è possibile trascrivere la lunga lettera firmata da altre 27 personalità ebraiche della scienza, della cultura e del mondo accademico americano. Visto questo alla luce del presente e degli eventi ai quali giornalmente siamo testimoni, ci fa comprendere meglio la natura delle politiche del governo d’Israele e il genocidio sistematico in corso. Ma ci spiegano anche le affinità che legano il Likud ai governi di destra in Europa e non solo. Non si spiega, però, in alcun altro modo il comportamento di Meloni e dell’intero governo Italiano che non adottano iniziative concrete per fermare questa mattanza.
*Cittadino ed ex Rappresentante della Cgil