
Fonte: pagina profilo Facebook del dott. Martino Rizzo*
Che si sviluppa in assenza di aria ( nei sott’olio o nelle conserve) e, in condizioni ambientali sfavorevoli, ha la capacità di produrre spore, forma di resistenza che gli permette di sopravvivere in condizioni critiche e restare in uno stato “dormiente” fino a che si creino condizioni favorevoli per germinare e tornare alla forma vegetativa, producendo tossine.
Le tossine sono termolabili, vengono distrutte dal calore a 75/80 *C.. Anche il microbo viene inattivato dalla pastorizzazione ( bollitura). Per distruggere le spore ci vogliono invece trattamenti termici ad alte temperature (121°C) per 3-5 minuti, possibilmente sotto pressione. L’industria alimentare utilizza le autoclavi, in genere con due trattamenti ripetuti a distanza di 24 ore. Questo sistema consente di avere certezza della distruzione delle spore.
In Italia ci sono dai 30 ai 50 casi all’anno di infezioni da botulino, soprattutto da cause alimentari, e siamo i primi in Europa. Probabilmente perché le nostre tradizioni ci inducono a fare le conserve in casa. Ma purtroppo non sempre si seguono raccomandazioni previste, che prevedono di utilizzare conservanti naturali ( sale, aceto, zucchero) ad alte dosi.
Una volta ingerito l’alimento con la tossina compaiono i sintomi, in genere dopo 12-72 ore ( ma esistono casi di comparsa dopo una settimana). Ci sono forme lievi, che spessissimo si auto-risolvono, e forme severe, anche fatali.
In genere inizialmente prevalgono i sintomi gastro-intestinali (vomito, nausea, diarrea) associati a sintomi neurologici, caratteristici del botulino (diplopia- doppia immagine, difficoltà ad aprire le palpebre, difficoltà ad articolare la parola, difficoltà alla deglutizione, secchezza della bocca e delle fauci, fino al blocco della conduzione nervosa ai muscoli respiratori e morte). Caratteristico è l’interessamento simmetrico e progressivo, dalla testa al tronco.
La diagnosi è essenzialmente clinica e viene confermata dalla ricerca delle tossine nel sangue e di batteri negli alimenti sospetti. Può essere utile l’elettromiografia.
Prima si fa la diagnosi, prima è possibile la terapia con l’antitossina botulinica, che blocca le tossine presenti nel sangue, ma non agisce su quelle legate al S.N. Per questo la ripresa dei pazienti è lenta.
L’antitossina è disponibile presso i centri antiveleno, mentre il sistema di allerta è attivo a livello nazionale ed europeo e, sia per i casi certi, sia per i casi sospetti, vengono attivate le procedure di prevenzione e controllo.
Ci sono alimenti a rischio e alimenti sicuri ( nelle tabelle). Quello che è certo è che le procedure di corretta igiene alimentare devono essere rigidamente attuate, sempre, ma soprattutto con alimenti a contatto con l’ambiente e col terreno, che potrebbero contenere spore e queste, una volta invasate, senz’aria, con condizioni di umidità e temperatura favorevoli, possono trovare condizioni per germinare e produrre tossine.
Raccomandazioni: mai acquistare vasetti fatti in casa o di dubbia provenienza e, in ogni caso, controllare che la capsula sia a pressione (non rigonfia), non ci siano segni di fuoriuscita di liquido, non si crei la produzione di bollicine in risalita all’apertura del coperchio, non ci siano alterazioni del colore, dell’odore o della consistenza dell’alimento (sebbene rae in caso di botulino).
Attenzione sempre alle indicazioni riportate in etichetta circa il consumo del prodotto, e alle modalità di conservazione.
*Martino Rizzo dirigente medico presso ASP di Cosenza