
Foto tratta dalla pagina facebook arch. Franco Manfredi
di Giacinto De Pasquale
Caro Gennaro ho atteso qualche giorno prima di scrivere questo mio ricordo di te. Ho dovuto metabolizzare la notizia che mi è giunta repentina la sera di lunedì scorso.
Sapevo che non stavi bene già da tempo, ma ero convinto che avresti superato questa importante prova a cui un destino crudele ti aveva sottoposto. In questi giorni su di te ho letto di tutto e di più, tutti o quasi sono concordi nel descriverti come: imprenditore stimato e profondamente legato al territorio. Gennaro ha sempre dimostrato una vivacità imprenditoriale fuori dal comune, accompagnata da una visione moderna e pragmatica del fare impresa. Uomo di grande garbo ed educazione, si è distinto per la sua capacità di ascolto e il rispetto dei valori umani, partecipando con intelligenza e discrezione al dibattito sul tessuto economico e sociale del territorio. Non ha mai fatto mancare la sua presenza e il suo contributo all’interno delle realtà associative locali. Cosa potrei aggiungere a parole come queste che hanno letteralmente “dipinto” l’uomo, il padre di famiglia e l’imprenditore: nulla. Gennaro Scura era tutto questo ed altro, era semplicemente una persona perbene. Lo voglio ricordare perché ho avuto l’onore di conoscerlo nell’età della fanciullezza. Due anni di differenza ci dividevano. Lo ricordo quando il suo papà “Ciccio” Scura veniva al bar De Pasquale allo Scalo a trovare mio padre “Ciccio” De Pasquale, perché grandi amici. Gennaro era con il suo papà ed io ero li al bar. Per noi sono stati momenti felici, degni di quella fanciullezza che si era soliti vivere negli anni sessanta. Ma l’aspetto che maggiormente vorrei ricordare in questo mio scritto, era la felicità, che leggevo sul suo volto, ogni volta che ci incontravano. Lui imprenditore serio e affermato, io impiegato con il vizio di scrivere. Gennaro mi abbracciava, sorrideva e non parlava, diceva soltanto “Ti ricordi?”. Ed io gli rispondevo: “Come posso non ricordarmi”. Dopo questa mia risposta lui si “scioglieva” in un incedere elegante ma dal crescendo rossiniano. Ricordava tutto, eppure erano trascorsi tantissimi anni, ma lui non dimenticava. “Vedi – mi diceva – ricordo tutto perché quei tempi e quei momenti hanno segnato la mia vita, in positivo s’intende. Quella era vera amicizia, vero rispetto”. E poi con non poca malinconia mi ricordava del rapporto veramente amicale tra i nostri due genitori. “Vedevo sul volto di mio padre – mi diceva Gennaro – la felicità di avere come amico tuo padre. Stavano molto bene insieme, tanto che non era facile per mio padre staccarsi per andare via. Credimi – mi diceva ancora – erano quegli atteggiamenti, quei modi di fare di mio padre che mi porto dentro e di cui sono particolarmente orgoglioso. Lo so quella generazione era stata fortemente segnata dal dolore, dai sacrifici, dalle privazioni, però avere raggiunto una posizione economica dopo avere sopportato di tutto e di più, li aveva fatti diventare uomini veri, assolutamente saggi ed altruisti”. Questo è stato per me Gennaro Scura, una persona speciale, ma soprattutto un uomo perbene, amante e grande interprete del suo tempo, un tempo che ha goduto delle sue idee innovative nel campo imprenditoriale. Peccato caro Gennaro sei andato via troppo presto. Questo nostro territorio, ma credo la Calabria intera perdono un figlio prezioso che tanto bene ha fatto alla sua terra. Dimenticarti sarà molto difficile, è certo che un giorno ci ritroveremo e torneremo a raccontarci i bei momenti vissuti durante la nostra fanciullezza. Ciao caro Gennaro sarai sempre nel mio cuore.