
Fonte: Comunicato stampa
Coinvolge ed emoziona anche nella sua terza edizione, il Festival Internazionale delle Culture “Sguardo e mondi”, partito lo scorso 6 giugno presso il Civico Museo del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni di Cariati, e finalizzato all’incontro, alla conoscenza e alla valorizzazione culturale delle comunità straniere presenti nella cittadina.
Il tema di quest’anno, “Mille voci, un solo cuore, per la Pace”, è stato molto sentito dalle rappresentanze dei Paesi ospiti, e cioè Libano, Romania, Russia, Marocco, Bangladesh e Ucraina, che hanno portato a Palazzo Chiriàci, sede museale, e al pubblico intervenuto, il loro messaggio di pace, con le storie, i costumi, le voci, i suoni e il racconto dei luoghi di provenienza, amati e afflitti da guerre, povertà, oppressioni, causa di migrazioni e fughe con esiti spesso drammatici.

A riguardo, in apertura, la Direttrice del museo e ideatrice del Festival Assunta Scorpiniti ha dedicato un pensiero ai migranti uccisi ad Amendolara, “alla loro giovane esistenza barbaramente stroncata, alle famiglie, alle tante storie di speranza che s’infrangono sui muri invalicabili dello sfruttamento, di condizioni disumane di vita, della negazione dei diritti umani”, ha affermato, sottolineando il valore dell’Accoglienza e della Pace .
Un concetto ripreso dal sindaco Cataldo Minò, che ha salutato con affetto le comunità straniere presenti nella cittadina, mettendo in evidenza l’impegno per l’accoglienza dell’Amministrazione da lui guidata e l’arricchimento, sul piano sociale e culturale, della comunità, ringraziando infine le associazioni, le cooperative e i gruppi che in loco agiscono in favore dei migranti.
Realtà sociali che, peraltro, partecipano alla rete interculturale creata nell’ambito del Museo, collaborando in tante iniziative, a partire dall’organizzazione del Festival: dal Centro SAI del Comune di Cariati gestito dalla Cooperativa Agorà Kroton, al Prog-36 Sarepta di prima accoglienza MSNA di Cariati, alle associazioni “Kalyna” Donne Ucraine, Ita.Co.Ro (Italia, Colombia, Romania), “Italia-Russia Cultura e Lingua senza frontiere”, alle Donne della locale comunità Marocchina.

A dare il via agli interventi è stato il gruppo di più recente arrivo: un intero nucleo familiare libanese, beneficiari del Centro SAI, accompagnati dalla responsabile Emanuela Graziani e dal fondatore di Agorà Kroton Pino De Lucia, figura storica dell’accoglienza in Calabria, che si è espresso sul sofferto presente della realtà migrante ma con un pensiero positivo riguardo al futuro dei “nuovi italiani”. Il gruppo libanese ha presentato il proprio Paese, rimarcando la situazione di instabilità per l’escalation militare, descrivendo le espressioni della cultura e luoghi affascinanti, e terminando con una danza popolare, chiamata “dabke”.
Della Romania, invece, ha parlato la presidente di ItaCoRo, Rodica Giacco, tra le prime immigrate romene giunte a Cariati negli anni Novanta del 900 e riferimento della comunità: una riflessione sul presente della migrazione dal luogo d’origine e un omaggio, insieme a due giovanissime danzatrici in costume tipico, alla nota cantante Maria Tenese e alla musica romena, anche con il suono dell’armonica a bocca, molto diffusa nel folk tradizionale del Paese.

Quindi la cultura Russa, presentata con un video racconto del Paese, negli aspetti sociali, geografici linguistici e letterari, con lettura in lingua e traduzione di un testo di Puskin, dalla presidente dell’Associazione “Italia-Russia” Olga Kisseleva, da molti anni medico di base a Cariati, e da Maria Kravtsova, intervenuta con il marito ucraino e i figli come testimonianza visibile della pace possibile tra due Paesi ancora in conflitto.
È toccato poi ai giovani del Progetto Sarepta di prima accoglienza ai MSNA (Minori Stranieri non Accompagnati) ospitati nell’ex Seminario di Cariati e provenienti per lo più dall’Africa subsahariana e dall’Afghanistan, che insieme all’educatrice Maria Curia, hanno reso omaggio all’ultimo gruppo arrivato dal Bangladesh, condividendo cartelloni con le usanze del Paese asiatico e un canto del poeta popolare Rezaul Hossain.
Le donne della Comunità del Marocco, presenti con Jamila, in bellissimo abito nuziale, Samira e la piccola nipote, che hanno definito l’incontro interculturale “la cosa più bella del mondo”, hanno portato la tradizionale cerimonia del tè, detta “Atay Bi Naa Naa”, che è simbolo di ospitalità, accompagnata dalla degustazione dello squisito “chebakia”.
E con un’altra degustazione, del “varenyky”, piatto tradizionale ucraino offerto agli intervenuti in varie preparazioni, l’Associazione “Kalyna” ha chiuso l’incontro interculturale, dopo un pensiero alla drammatica situazione del Paese da parte della Presidente Olga Botvin, la presentazione della cucina tradizionale e di una tavola imbandita secondo l’usanza tipica.
Un altro aspetto molto bello, che ha introdotto l’evento e poi gli interventi dei vari gruppi, suggellando il legame con i luoghi d’origine e la nuova patria acquisita, è stata la condivisione con il pubblico e le autorità intervenute dell’inno nazionale italiano e di quello ciascun Paese ospite.
Il prossimo appuntamento del Festival è il 26 giugno, con un incontro dedicato alla riflessione a partire dalla presentazione del libro “L’avventura degli africani neri per l’Europa”, del giovane camerunense Mohammadou Saliou e del cortometraggio “Il filo invisibile” del mediatore culturale senegalese Ibrahima Diop.
MuMAM Comunicazione – Museo Civico Cariati