
Fonte: pagina facebook di Salvatore Martilotti
Il mare attrae in ogni stagione dell’anno e, in particolare, in questi giorni di ottobre subito dopo il cattivo tempo e le forti mareggiate. Appena arrivi sulla riva di questa bella spiaggia del Borgo marinaro sei colpito dai forti colori di questo nostro mare azzurro e trasparente.
Ma, da marinaro, avverti subito il disastro della piccola pesca artigianale un tempo orgoglio della marineria, ma oggi, simbolo della crisi della pesca in Calabria pur avendo gestito la nostra Regione risorse importanti della PCP per accompagnare la piccola pesca dalla crisi alla trasformazione in modalità inter-settoriale nell’ambito dell’economia costiera. Così poteva essere, ma oggi sono sotto gli occhi di tutti, e non solo, il disastro della piccola pesca artigianale.

Sono diverse le cause che hanno messo in ginocchio il comparto, a nostro avviso,a partire dalle deboli strutture organizzative della piccola pesca gestite con il cosiddetto “metodo parallelo, tu pensi agli affari tuoi che io penso ai miei”. Nel momento in cui viene a mancare la struttura a supporto di questi lavoratori del mare, non sorprende l’accentuarsi della crisi strutturale. Tuttavia, la responabilità maggiore è, certamente, di chi ha gestito gli strumenti della PCP/UE con una dotazione finanziaria importante. Ma si può affidare il comando e la gestione di un battello da pesca a chi disconosce il settore e le modalità operative di un comparto complesso? Infatti, quando siamo in presenza di chi disconosce la realtà della fascia costiera e di quel che è rimasto del naviglio della piccola pesca artigianale; quando chi dovrebbe dare risposte non ha idea di che cosa il comparto della pesca artigianale ha urgentemente bisogno; quando perdi occasioni importanti per crescere e svilupparti, allora si deve prendere atto del disastro della pesca costiera artigianale della nostra Comunità costiera un tempo fiore all’occhiello dei litorali della Calabria e oggi simbolo di una crisi, forse, irreversibile.