
di Rosella Librandi Tavernise
La brillante e lungimirante idea di portare il cinematografo a Vaccarizzo Albanese quale nuovo strumento di intrattenimento culturale è stata, nei primi anni ’50 del secolo scorso, del maestro elementare Antonio Madeo di San Cosmo Albanese; per realizzarla egli fu supportato dai soci Cosmo falcone, Alfonso De Rose, Giuseppe Milanese, Carmine Sposato; con loro collaborava Giuseppe (Pipinuzzo) Pomillo.
Furono scelti e adibiti a sala cinematografica i magazzini seminterrati dell’abitazione del commerciante Vincenzo Rastrelli, all’imbocco di Via Provinciale.
Il locale fu ben attrezzato: sullo sfondo il grande schermo di proiezione; le poltroncine di legno, disposte a gradinata in due settori della sala, erano separate da un corridoio centrale; c’era pure l’uscita di sicurezza.
Durante la proiezione del film, nell’intervallo fra un tempo e l’altro, passando nel corridoio, la “maschera” Domenico Cariati vendeva gazzose e caramelle. Nel pomeriggio che precedeva la rappresentazione, due ragazzi, girando per le vie del paese, pubblicizzavano il film mostrando il cartellone che ne illustrava le scene più accattivanti. Molto ammirati erano attori e attrici che hanno fatto la storia del cinema italiano, fra i tanti: Rossano Brazzi, Raf Vallone, Amedeo Nazzari, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Totò, Folco Lulli, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Antonella Lualdi, Anna Magnani, Silvana Pampanini, Yvonne Sanson.
Ricordo i titoli di alcuni film: “Il lupo della Sila”, “Non c’è pace fra gli ulivi”, “Riso amaro”” e “I figli di nessuno” la cui storia commovente, fece piangere tutta la platea.
La signora Elmira Scura Madeo mi ha raccontato che il marito andava a prendere le “pizze” a Cosenza in Lambretta.
Le “pizze”, così comunemente dette, sono le pellicole dei film avvolte in bobine, in lega metallica o plastica, conservate in scatole discoidali, per questo dette pizze.
La pellicola, a seconda della durata del film, consisteva in un certo numero di bobine; ogni bobina, della durata di 10/15 minuti, doveva essere sostituita e la fine di ognuna di esse era indicata al proiezionista (tecnico che manovrava il proiettore) da segnali ben visibili; al cinematografo di Vaccarizzo svolgeva tale compito Cosmo Greco.
La funzione di bigliettaio era affidata ad un altro socio, Mastro Peppe Vita e il costo del biglietto era di 50 lire per gli adulti e di 25 per i minorenni.
La sala cinematografica era sempre gremita e il film, poi, veniva raccontato come una fiaba a chi non l’aveva visto.
In estate il cinema funzionava all’aperto nella vicina San Cosmo.
[Nota: articolo tratto e ampliato da “A Vaccarizzo Albanese nel secondo dopoguerra: botteghe, mestieri, mastri, negozi e altro” nel Gennaio 2022]