
Fonte: Comunicato stampa
In qualità di consigliere comunale sento il dovere di esprimere profondo rammarico e indignazione per la gestione fallimentare e disumana della vicenda riguardante i Tirocini di Inclusione Sociale (TIS).
Dopo anni di proroghe e mancate soluzioni, la Regione ha abbandonato, in modo silenzioso ma sistematico, ogni ipotesi di riconoscere dignità ad una parte delle persone coinvolte: uomini e donne over 60, lasciati a casa da un giorno all’altro, senza alcuna reale prospettiva e, peggio ancora, esclusi da qualsiasi tipo di ragionamento politico o sociale. Una marginalizzazione inaccettabile, che parla di numeri ma dimentica i volti, le storie, i sacrifici.
Come se non bastasse, in tutto questo marasma si è aggiunta un’incertezza logorante, per coloro che invece rientrano nel bacino Under 60, protrattasi fino all’ultimo istante utile, lasciando queste persone nell’angoscia e nella confusione più totale. E per molti l’incertezza non è ancora finita, poiché diverse deliberazioni comunali risultano ancora oggi condizionate ai pareri di altri organi sovracomunali, come COSFEL, rallentando ulteriormente il percorso già accidentato verso una possibile ripartenza.
Le nuove somme stanziate, oltre a essere del tutto insufficienti sono temporanee e gli enti comunali si sono ritrovati a dover gestire una situazione sociale complessa con strumenti inadeguati. Nonostante ciò, i Comuni, non potevano non aderire, pur tra mille difficoltà, perché conoscono da vicino il valore umano e il contributo concreto che questi cittadini hanno dato, per anni, nei servizi e nelle attività degli enti locali.
Gli Organi regionali nelle ultime settimana hanno spesso parlato di dignità, ma questo è davvero il modo di restituire dignità?
Ci si chiede e mi chiedo, come ho affermato anche nello scorso consiglio comunale tenutosi nella nostra Città, se un contratto part-time, con un numero ridotto di ore e un compenso che oggi – con il potere d’acquisto della moneta ai minimi storici – non copre nemmeno le spese essenziali, possa davvero essere considerato un segno di attenzione e rispetto verso chi ha sempre dato, e oggi si ritrova ai margini.
La dignità non si elemosina, né si improvvisa. La si costruisce con politiche serie, inclusive e lungimiranti.
Oggi, invece, ci troviamo a fare i conti con un sistema che taglia, esclude e costringe alla sopravvivenza. È questo il modello di società che vogliamo?
I Comuni, come anche Corigliano-Rossano, hanno fatto il possibile, mettendo mano ai propri bilanci e cercando di “mettere una pezza” con le proprie delibere, agli errori di Regione e Governo, per avviare almeno un percorso. Ma come consigliere comunale, non posso tacere davanti a questa deriva.
Mi unisco alla voce di tanti cittadini che chiedono risposte, giustizia e – soprattutto – un reale cambio di rotta. Non è più immaginabile andare avanti senza una rivisitazione profonda delle politiche pubbliche, che devono necessariamente rimettere al centro la collettività e i suoi bisogni, con una visione ampia e duratura, all’altezza delle sfide sociali del nostro tempo.
CESARE SAPIA – CONSIGLIERE COMUNALE DELLA CITTÀ DI CORIGLIANO-ROSSANO