
di Francesco Campise
Oggi più che mai, i principi fondamentali della nostra civiltà dovrebbero essere il punto di riferimento per ogni Paese. Eppure, troppo spesso, vengono trattati come opinioni personali, come qualcosa di facoltativo, o addirittura come un fastidio da evitare.
Basta guardare quello che succede nel mondo. A Gaza, la guerra ha raggiunto livelli tragici: secondo l’ONU (giugno 2025), sono più di 38.000 i civili palestinesi uccisi, tra cui molti bambini e donne. Quartieri interi distrutti, ospedali e scuole bombardati. La gente vive in condizioni terribili, mentre gran parte del mondo resta a guardare. In queste situazioni, i principi fondamentali sembrano parole vuote, schiacciate dalla violenza e dal potere. In Iran, due attivisti che lottavano per i diritti delle donne e la libertà di parola sono stati giustiziati in pubblico. Una notizia che ha colpito l’opinione pubblica, ma solo per pochi giorni. Il regime continua a reprimere ogni voce contraria, usando la religione per giustificarsi e la paura per controllare. Nel Sud Sudan, un conflitto ignorato dai media ha provocato oltre 800.000 sfollati solo nei primi sei mesi del 2025. Violenze etniche, stupri, bambini-soldato: un dramma che si consuma nel silenzio generale. Anche in Europa la situazione è grave: in Ungheria e Polonia, i governi stanno smantellando lo stato di diritto, attaccando media indipendenti, ONG e magistrati scomodi. I diritti delle minoranze, in particolare delle persone LGBTQ+, sono sempre più minacciati. Ai confini, la violenza contro i migranti è diventata routine. In Italia, spesso la politica sembra più interessata al consenso che alla difesa dei valori costituzionali. Lo vediamo nel modo in cui vengono trattati i migranti, nei CPR dove i diritti sembrano sospesi, nella retorica disumanizzante che accompagna ogni sbarco. Chi si oppone ai principi fondamentali non è solo: regimi autoritari, interessi economici, poteri che si nutrono del silenzio e della paura. Tutto nasce da una stessa logica: dominare, controllare, escludere. Eppure, nonostante tutto, la fiamma dei principi fondamentali non si è spenta. È debole, sì, ma ancora viva. Vive nelle persone che protestano, nei giornalisti che raccontano la verità rischiando la vita, nei volontari che aiutano chi è dimenticato da tutti, nei giovani che parlano anche quando sanno che pagheranno un prezzo. La vera domanda è: da che parte vogliamo stare? Perché la difesa dei diritti non si gioca solo nei palazzi del potere. Comincia da ognuno di noi, ogni giorno: nel non restare indifferenti, nel dire le cose come stanno, nel proteggere chi non ha voce. I principi fondamentali non sono garantiti per sempre. Vanno difesi. Sempre. E oggi più che mai serve coraggio. Coraggio di dire che no, certe cose non sono normali. E non devono diventarlo. Perché se i principi si indeboliscono, è il nostro silenzio a farli morire.