
di Giulio Iudicissa
Straordinario e complesso il mondo della clausura. Soprattutto, quello femminile. Ad esso ho sempre guardato con curiosità e rispetto, quando mi è accaduto di avvicinarlo, attraverso una buona lettura o quando m’è toccato di farne oggetto di conversazione, a scuola.
Colei che sceglie la clausura qual voce sente nel cuore, dolce e possente, che la chiama a partire e le fa dire di sì? Non penso possa bastare la caduta di un sogno, piccolo o grande che fosse. Deve accadere qualcosa di profondamente intimo ed impenetrabile, che appartiene a quell’anima e resta incomprensibile agli altri.
Una giovane decide di separarsi dal mondo, bussare ad un convento e lì vivere, poi, di silenzio, di preghiera, di meditazione. In semplicità. Non avrà telefono, radio, televisione, famiglia, amici, moda, divertimento, vacanze. Tutti i giorni uguali. Oggi, come ieri e, così, anche domani. E tu leggi nei suoi occhi che è serena e senti nella voce sua che è in pace.
Così, certamente, quella suora, in cui ora sto pensando, che, nella penombra silenziosa della cella medita e prega.
Ho avuto, negli anni settanta, la straordinaria opportunità di visitare un convento delle Clarisse, le quali godevano, allora, di una particolare dispensa temporanea. Ricordo la luce, i colori, i profumi. Tutto fuor d’ogni nostra misura.
Spesso, la memoria mi riporta in quella casa e sempre ne provo sollievo.