
di Cristian Fiorentino
Nuova esperienza spirituale internazionale per Don Santino Borrelli meglio conosciuto come “Il Pellegrino della Pace”. Il sacerdote originario di Rogliano e da alcuni mesi parroco della comunità di “Cristo Salvatore” a Mendicino, da qualche ora è sbarcato nel Paese dell’Asia orientale.
Dopo aver celebrato, domenica scorsa, la Santa Messa in suffragio di tutte le mamme in cielo e offerto questo Cammino alla Madonna, nel santuario di S Maria dell’Accoglienza a Mendicino dove da ragazzo faceva volontariato all’oasi e dove nel 1989 fu ordinato ministro di Dio, ha raggiunto Fiumicino da dove si è imbarcato alla volta di Osaka. Gesto di affidamento alla Madre di Dio da sempre propedeutico ad ogni viaggio per il Buon Don Santino come segno non solo di devozione ma anche di protezione.

Alla liturgia pre-partenza ha assistito la comunità di Mendicino che si è stretta tra preghiere, abbracci, affetto e saluti intorno al proprio parroco. Don S. Borrelli a tal proposito nel suo diario annota: «Il pellegrino che parte porta questi abbracci nel suo zaino interiore capaci di rafforzare le dinamiche positive dei legami spirituali. Chi parte sente chi resta ancora più vicino e la distanza della meta avvicina chi resta. Scrivo il diario perché, a distanza, riesco a parlare più da vicino al cuore di chi mi pensa lontano. Scrivo per alimentare in chi legge lo stesso desiderio spirituale di camminare con i piedi, ma anche con il cuore e le intenzioni verso quello che è raggiungibile solo se si diventa viandante di Dio, anche se si resta a casa. Insieme, ovunque, arriviamo dove ci porta il cuore e lì speriamo di trovare pace.

Scrivo con il desiderio che questo cammino resti una buona opportunità di evangelizzazione. Raccontare il cammino di Fede- ha rimarcato Don Santino- appartiene alla tradizione della chiesa. L’apostolo Paolo che con i suoi viaggi ha evangelizzato. O solo ricordare l’affascinante testo del “racconto del pellegrino russo ” per capire come la spiritualità del credente è fortemente influenzata positivamente dal pellegrinaggio. Ripeto è Gesù stesso il pellegrino divino che indica la via per raggiungere il Padre e sperimentare l’amore divino che salva. Per me scrivere il diario è continuare a svolgere il mio ministero sacerdotale raccontando quello che sperimento. Una esperienza che se pur molto personale, può interessare qualcuno per decidere di percorrere una strada nuova di comunione ecclesiale e di ricerca comune della presenza di Dio nella propria vita. Mi interessa farvi sentire il più possibile presenti e quindi, per farlo, bisogna non avere troppi filtri o riletture che indeboliscono il messaggio diretto, più incisivo. Scrivere è una vocazione nella vocazione. Resto però un sacerdote pellegrino. Fino a quanto avrò forze camminerò, poi mi fermerò e sarò io da casa a beneficiare dei racconti di altri pellegrini più giovani. Per il momento vorrei promuovere un movimento di camminatori o di viandanti che con il cammino trovano o riscoprono la bellezza della Fede. La marcia della Riconciliazione del 25 aprile è un esempio di quello che vorrei fare. Se Dio vorrà si farà». Il Pellegrinaggio di Shikoku (四国八十八箇所 , Shikoku Hachijūhakkasho) tocca 88 templi dell’isola di Shikoku partendo dalla città di Naruto per arrivare alla città di Sanuki. Tutti questi templi si narra visitati dal famoso monaco buddista Kūkai, Kōbō-Daishi. Per secoli i pellegrini si sono spostati a piedi, ma i pellegrini moderni utilizzano per lo più automobili, taxi, autobus, biciclette o motocicli e i pellegrini a piedi rappresentano una minoranza. Il percorso è lungo circa 1200 km e a piedi richiede dai 30 ai 60 giorni per essere completato su strade e sentieri con difficoltà differenti tra aree montane, collinari, valle e boschi. Non mancano le difficoltà dettate dai forti venti così come le aree di sosta ad offerta libera come rifugi o bivacchi, arredati con panche di legno e tatami e dotate di servizi igienici che offrono riparo e possibilità di pernottamento. Il pellegrino tradotto in giapponese è Ohenro (お遍路) ossia colui che percorre il sentiero. Ad accompagnare Don Santino ci sarà un altro roglianese come Mario Scalzo.

Insieme hanno già compiuto il Cammino di Santiago. M. Scalzo conosce già il territorio nipponico e ha preparato tutto il tragitto da affrontare nei minimi dettagli. Don S. Borrelli nei suoi Cammini è stato sempre scortato da amici fedeli e anche da parenti, come nel Cammino in Canada nell’estate del 2025. Dopo aver fatto scalo a Shanghai in Cina, i due pellegrini cosentini sono arrivati ad Osaka alle 16 di lunedì 11 maggio alle ore 21 in Giappone. È stato scelto questo particolare periodo primaverile per affrontare il Cammino perché nella nazione del sol levante piove poco e c’è l’incantevole fioritura dei ciliegi. Nella mattinata di martedì 12 maggio, Don Santino e il fido Mario in pullman raggiungeranno l’isola di Shikoku da dove la coppia di pellegrini inizierà la propria avventura dal primo tempio per un itinerario che si concluderà il 23 maggio. Nello stesso tempio ci sarà l’investitura indossando l’abito tradizionale giapponese del pellegrino che consta di un cappello di paglia a forma di cono, una giacca e pantalone bianchi, una bisaccia per portare candele ed incenso, il libretto per i timbri, il bastone con un campanellino, il rosario e la stola buddista nonché il cibo. Nel tempio Ryozen-ji, vicino al villaggio di Naruto-Nishi, si potranno anche acquisire il libretto dei timbri, i fogli delle preghiere, l’incenso e le candele per l’offerta ai templi. Nonostante siano differenti, il Cammino di Shikoku è gemellato col Cammino di Santiago. Pur non essendo obbligatoria la “credenziale” in ogni tempio i monaci, però, possono disegnare un timbro del loro monastero sul libretto apposito. Sia nei templi che nelle case private, oltretutto, massima accoglienza per tutti i pellegrini di qualsiasi fede religiosa. Molti giapponesi, infatti, durante il tragitto sono soliti “O-settai” attraverso gesti di carità e donazioni come cibo, soldi o ospitalità. Oltre ai ringraziamenti del caso ai benefattori si può dare un bigliettino con nome del pellegrino e una preghiera che tradotto sarebbe “Osemafuda”. Il Buon Don Santino distribuirà gli adesivi con il logo del Cammino che ha preparato da attaccare sui biglietti di ringraziamento da donare a tutti coloro che doneranno qualcosa da portare al tempio. Ci sarà molto da scoprire per i due pellegrini calabresi in questa nuova dimensione dove non mancheranno i confronti con la nostra dottrina cattolica, utile a rafforzare la propria professione di fede Cristiana in Dio. Seppur differenti come religione esistono dei punti di incontri basati; sulla promozione dell’amore per il prossimo, la non-violenza e la compassione verso tutte le creature; l’uso di parabole per far comprendere la Parola; il dialogo come interconnessione umana e la necessità di cooperazione per il bene del pianeta. «Camminare in Giappone- ha specificato Don Santino- mi aiuterà ad essere ancora più grato per tutto quello che ricevo da Dio e dalle persone. Anche in Giappone sarà ancora più visibile il valore della gratitudine perché la filosofia buddista ha sviluppato questa modalità esistenziale della “gratitudine perenne”. Nella gratitudine si sperimenta che ogni cosa è in relazione. È tutto esiste perché c’è questa connessione che se riconosciuta e rispettata crea un’armonia che genera la gratitudine che si vive “qui ed ora per me.” Dire grazie fa stare bene e riempie il cuore di tranquillità perché nel ricevere gratuitamente c’è il passaggio di Dio che dice nel vangelo”: non ti preoccupare io provvedo a te. Non temere”. E rendendo grazie a Dio per il bene ricevuto continuiamo a farlo per vivere il comando di Gesù di volerci bene. Sempre il pellegrino sperimenta questa provvidenza e per questo, rendendo grazie a Dio per tutto quello che riceve, resta in pace perché quello che non ha, Dio provvederà e quel poco che si ha basterà e sarà sufficiente anche per condividerlo con gli altri». Adottando e rilanciando il suo ormai noto motto “Ultreia et suseia”, il Buon Don Santino ha voluto anche appellarsi a tutti i suoi fedeli ricordando di recitare tre ave Maria alle ore 12 italiane, le 19 in Giappone, ossia nel periodo della giornata che si dedicherà alla preghiera e ove sarà possibile anche alla Celebrazione Eucaristica.