
Fonte: Comunicato stampa
Dopo una notte insonne e da incubo, gli abitanti delle contrade di Thurio, Ministalla, Foggia, Lattughelle e tutte le altre colpite dal disastroso evento del 13 febbraio scorso, ancora più determinati e preoccupati alzano l’ulteriore grido d’allarme.
Le intense e violente precipitazioni che da stanotte stanno interessando la provincia di Cosenza, e la zona jonica in particolare, stanno facendo sollevare ancora una volta il livello dei fiumi ed in particolar il livello del fiume Crati che versa già in condizioni pessime, considerato lo stato disastroso dei suoi argini.
Il comitato civico “I Guardiani del Crati” , che a differenza di quanto si vuole far passare, è operativo e certamente non ha abbassato la guardia di un millimetro, annuncia l’inizio di un’assemblea permanente per puntare il dito contro le Istituzioni competenti che ancora tardano a mettere in sicurezza del Crati.
“La Regione non ha nemmeno risposto alla nostra richiesta d’incontro per aprire un tavolo sulla messa in sicurezza Crati.
Noi avevamo dato la nostra collaborazione e il nostro sostegno per trovare rapide ed efficaci soluzioni per mettere in sicurezza il grande fiume che torna a fare paura, ma evidentemente non siamo stati presi in considerazione.
Procederemo con le nostre forze, con l’aiuto dei cittadini come noi, che ci hanno sempre dimostrato la loro vicinanza e la loro solidarietà. Non ci fermeremo, agendo in tutte le sedi istituzionali fino a quando non vedremo i primi avvii della messa in sicurezza del Crati.
Si agisca immediatamente anche sulla normativa d’urgenza per consentire la pulizia del letto del fiume e riportarlo allo livello storico e poi la Regione, nella persona per il dissesto meteorologico, si attivi a far partire i lavori per il rifacimento degli argini a norma di legge.
Noi non possiamo più vivere nel terrore di morire affogati!
Intervenga il governo nazionale e con decretazione d’urgenza, perché questa situazione è urgente e necessaria veramente, e si adoperi
affinché il Crati venga pulito da tutto ciò che ostruisce il regolamento deflusso delle acque.
Siamo disperati ed esausti e non c’è la facciamo più.
Attendiamo risposte immediate e concrete e questa volta non abbiamo intenzione di tornare alle nostre case e alle nostre aziende, entrambe seriamente compromesse, con la coda tra gambe ma difenderemo il nostro diritto di vivere serenamente”.