
di Franco Le Pera
A proposito della richiesta, da parte del Presidente Regione Roberto Occhiuto, dello “stato di emergenza nazionale” al Governo Meloni, mi corre l’obbligo, da cittadino che paga le tasse faare alcune riflessioni.
Negli anni 1990 (dice la politica) il prelievo selvaggio e incontrollato di materiale litoidi (sabbia, ghiaia, sassi) ha finito con il causare gravi danni ambientali e il dissesto idrogeologico. Tutto ciò veniva affermato a quei tempi dai politici di turno.
Il risultato di quell’azione dissennata e incontrollata da parte dell’uomo, ha creato tantissimi problemi ambientali, non ultimo la esondazione dei fiumi, che causano gravi danni a persone e cose, come avvenuto in questi giorni a causa dello straripamento, in diversi punti, del fiume Crati.
Noi tutti cittadini italiani nonostante paghiamo tasse di tutti i generi, e paghiamo anche per garantire la sicurezza mantenendo i fiumi puliti, attraverso una dovuta manutenzione degli stessi, alla luce di quando sta avvenendo, ci rendiamo conto, purtroppo, che i nostri soldi non vanno anche nella direzione della sicurezza dei fiumi, ma servono per arrotondare con frequenza gli stipendi dei parlamentari italiani, i quali risultano i più pagati d’Europa.
La stessa cosa, analizzando quando sopra detto riguardo i fiumi, si è verificato nel settore della sanità.
A partire dal Decreto del ministro Ortensio Zecchino, riguardo il numero chiuso per le facoltà scientifiche, datato 1987, e successivamente l’approvazione della legge 264/1999 che stabilisce le regole per l’accesso programmato nazionale (medicina, odontoiatria, veterinario, eccetera.
Prima le facoltà di medicina consentivano ai giovani di laurearsi e conseguire una specializzazione, così i medici abbondavano e gli ospedali territoriali consentivano ai cittadini di curarsi adeguatamente.
Dal 1997 le università, proprio a seguito dell’introduzione del numero chiuso nelle facoltà di medicina, hanno di fatto invertito quel trend, infatti oggi per curarsi si deve fare il giro della Calabria per trovare un medico, qui non vogliamo lanciare critiche nei confronti dei medici cubani, ci mancherebbe, anzi personalmente li ringrazio per la loro disponibilità. Però non è possibile che per essere sottoposti ad una visita medica bisogna attendere un anno.
Ecco perché mi sento di affermare che noi cittadini che abbiamo bisogno della sanità calabrese, stiamo vivendo da tempo le conseguenze “dello straripamento dei fiumi” con tutte le conseguenze ad esso collegate.
Ma è possibile che qui da noi, da parte di tutti coloro che hanno responsabilità in campo sanitario, siano essi politici e amministratori, non venga rispetto da anni il dettato dell’articolo 32 della Costituzione (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”).
La tutela alla salute è un nostro diritto costituzionale è non ci può essere negato da tanti affaristi che costellano il mondo della sanità calabrese.