
Fonte: Centro Studi Rossanese “Vittorio Bachelet” pagina facebook
La giornata mondiale della Pace indetta da papa Leone XIV, avente come tema “Verso una pace disarmata e disarmante”, assume, quest’anno, un particolare rilievo per il clima di estrema gravità e pericolo che sta vivendo il mondo.
Un clima fatto di odio, di sopraffazione, e di guerra, a causa della rottura degli equilibri internazionali e dei conflitti in corso alle porte d’Europa, in Ucraina, in Palestina, e in altre parti del mondo, che potrebbero funzionare da innesco ad un conflitto a livello planetario. La fase che si è aperta nello scenario internazionale è molto pericolosa perché per la prima volta, rispetto al passato recente, di fronte all’apertura di una crisi, si è preferito ricorrere alla via delle armi anziché alla via diplomatica; e lo si è fatto per inconfessabili ma presumibili interessi di natura politica ed economica.
Il Centro Studi “Vittorio Bachelet” di Corigliano Rossano, da sempre impegnato sul fronte della formazione e della educazione ai valori, a questo proposito, ritiene di fondamentale importanza riprendere con maggiore vigore la riflessione sul tema della pace, che ha sempre caratterizzato il cammino della Chiesa e di coloro che si richiamano al magistero ecclesiale. Oggi, parlare di pace è diventato difficile, e non solo perché ci sono dei pericolosi conflitti in corso, ma anche perché la politica internazionale e la diplomazia sono state messe da parte, per cui molti leader sembrano più propensi ad un confronto sul campo che adoperarsi per una soluzione diplomatica delle questioni. Inoltre, chi si esprime a favore della pace, spesso, viene ridicolizzato, ricorda Papa Leone, perché la guerra è diventata oramai fonte di profitti incredibili.
Per questo motivo, occorre ribaltare questa logica e favorire una diffusa presa di coscienza sui pericoli evidenti che sta correndo l’umanità. La pace non è un vezzo della Chiesa né del Papa, ma è un bisogno dell’intera umanità che ha sempre pagato con costi altissimi il prezzo della guerra. In questa fase, occorre che i cristiani, soprattutto, si adoperino per la diffusione di una cultura improntata al dialogo, al confronto, e alla tolleranza, facendo in modo che il diritto internazionale, il rispetto delle convenzioni e dei trattati ritornino ad essere la strada maestra per la soluzione dei problemi e per la costruzione di un mondo con al centro l’uomo.
Per fare questo è importante che anche all’interno della società vengano affrontati certi fenomeni di vandalismo e di violenza, a volte gratuita, che colpiscono spesso innocenti e persone assolutamente indifese. Recuperare la dimensione giornaliera della legalità, e assumerla come costume civile, significherebbe dare importanza alla correttezza dei comportamenti, all’onestà delle persone, e al vivere in pace.
Il mondo non può permettersi altre guerre, non può impiegare così tante risorse in progetti distruttivi, mentre ci sono fasce intere di umanità che soffrono per mancanza di aiuto, di assistenza, di solidarietà. È ora di smetterla con la logica della violenza e riabbracciare la speranza come unico strumento di educazione e di avvio alla costruzione di un nuovo mondo più giusto, più inclusivo, e più solidale soprattutto verso i bisognosi; e di bisognosi questa società ne produce a iosa. Siamo uomini e non bestie, e per questo bisogna recuperare e valorizzare ciò che di buono è presente in ciascuno, e usarlo come bene comune e come mezzo per apportare sani cambiamenti a questo mondo, e non più conflitti.