
di Cristian Fiorentino
Nella data prestabilita dalla Chiesa, lo scorso 11 ottobre, è stata onorata la memoria liturgica del “Papa Buono”. Funzioni vissute presso il nuovissimo complesso parrocchiale dello scalo coriglianese, intitolato a San Giovanni XXIII in via San Gaetano Catanoso a contrada San Francesco d’Assisi.
Dopo aver declamato il triduo, dall’ 8 al 10 ottobre, le cerimonie in onore di S. Giovanni XXIII si sono concentrate nella serata di sabato scorso. La comunità parrocchiale facente parte dell’Unità Pastorale di Corigliano ha vissuto un primo momento di preghiera nel vicino skate-park e da dove è stata avviata la processione con l’effigie del Santo per arrivare in chiesa. Dopo la recita del Santo Rosario, la concelebrazione Eucaristica è stata officiata dall’Arcivescovo di Rossano-Cariati Monsignor Maurizio Aloise e concelebrata dal parroco Don Tonino Longobucco e dai vice Don Agostino Stasi e Don Domenico Simari.

Liturgia assistita dai ministranti, accordata dall’eccellente coro parrocchiale Presenti anche il gruppo Scout, le consorelle e tanti fedeli delle comunità “Santissima Maria delle Grazie” e “Maria Santissima Immacolata”. La parrocchia dello scalo coriglianese, nata nel 2007 e dedicata al secolo ad Angelo Giuseppe Roncalli, per l’occasione ha esposto e adornato la statua di San Giovanni XXII, edificata dal maestro Salvatore Pastore, e la preziosa reliquia del corpo del Santo, con cui è stata impartita la benedizione conclusiva. Per l’occorrenza è stato inaugurato anche il nuovo anno Pastorale e in ricorrenza della festa patronale, la chiesa è stata indicata come luogo Giubilare presso cui, secondo le disposizioni della Santa Sede, si sono potute lucrare le indulgenze plenarie.

Particolare l’accoglienza del parroco Don T. Longobucco che, secondo l’usanza popolare e in dialetto, ha rivolto un caloroso “Buonivinutj” all’Arcivescovo che di tutta risposta ha esclamato “Buonitruvatj”. Lo stesso parroco ha rimarcato, nel suo saluto, anche l’ampio ventaglio di Grazie condivise e concesse in questo particolare giorno a tutta la collettività. A margine della Santa Messa, vissuto un momento conviviale nello spazio dinanzi la chiesa sotto il campanile all’insegna dei più tradizionali dolci fritti. Nella sua omelia, invece, Monsignor M. Aloise ha toccato più corde asserendo: «La comunità parrocchiale oggi è in festa per il Santo Patrono S. Giovanni XXIII, il Papa del Concilio. Il Vangelo che la Chiesa ci propone in questa occasione ci aiuta a capire la vita di questo Umile Santo alla Luce di una Fede che salva.

E mentre noi siamo qui il Papa Leone XIV insieme a tutta la Chiesa sta recitando il Santo Rosario in maniera straordinaria per la Pace. Viviamo periodi fragili segnati da guerre, tensioni, violenze vicine e lontane. E anche qui oggi abbiamo iniziato le celebrazioni all’esterno in un luogo limitrofo non proprio di esempio. S. Giovanni XXIII ci ha insegnato che la Pace vera si costruisce nel rispetto della dignità: in ogni persona e nella verità dei cuori. Ed ecco che la giornata Giubilare di oggi è rappresentata dal cuore di Dio che si accosta a noi con un profondo desiderio di salvare le anime. È tempo di Grazia e di un inizio nuovo. Siamo invitati a lasciare la lebbra del peccato per ritornare, come il samaritano nel vangelo, verso il Signore con un cuore riconoscente e cercare “Pace, Perdono e Salvezza”.

Viviamo, tuttavia, in un contesto che vuole la Pace e costruisce armi. E invece la Pace si costruisce con la giustizia, la solidarietà e la condivisione. La pagina del Vangelo odierno ci insegna una meravigliosa supplica “Gesù Abbi Pietà di Me”. Gesù, senza gesti folcloristici, infonde la Grazia ai lebbrosi. Così come nella Prima Lettura dove si chiede di avere Fede senza contropartita. Gesù anche quando compie prodigi lo fa con delicatezza e carità ma senza effetti scenici. Solo uno dei lebbrosi, uno straniero, torna a ringraziare Gesù, testimonianza che queste anime semplici passeranno innanzi nella via verso la Salvezza eterna. Gesù, invitando il lebbroso a rialzarsi, pronuncia la massima “Alzati e Va perché la tua Fede ti ha Salvato”. C’è differenza tra essere guariti ed essere salvati. La Fede è concreta se porta alla Salvezza. Si riconosce la Grandezza di Dio nella Gioia, come nel caso dell’unico lebbroso tornato a ringraziarLo per la guarigione, quando avviene l’incontro personale e la relazione con Gesù. Riconoscendo il Suo Amore avviene un passaggio dal beneficio esteriore a quello interiore dello spirito attraverso la conversione del cuore. S. Giovanni XXIII ci viene in soccorso perché un esempio vivente di questo cammino. Angelo Giuseppe Roncalli (Papa Giovanni XXIII9 era un uomo semplice, umile, cresciuto in una famiglia povera ma ricca di Fede. Certi valori non si imparano al catechismo ma passano attraverso il dna della famiglia con l’esempio che si dà ai propri figli. La testimonianza della Fede si tramanda alle nuove generazioni offrendo un modello tangibile. La vita di S. Giovanni XXIII è stata un continuo ritornare a Dio con gratitudine. Eppure, nonostante gli impegnativi incarichi ricevuti, ripone la sua fiducia nel Signore consapevoli che non lo avrebbe lasciato solo arrivando ad essere anche un ottimo diplomatico e quindi Papa. Eletto a sommo Pontefice con stupore ma mai con paura, Papa Roncalli ha proseguito il suo cammino con perseveranza e con quei valori acquisiti dai genitori e dai nonni. Illuminato dallo Spirito Santo, ha istituito il Concilio Vaticano II con un grande atto di coraggio spirituale, forse non consapevole dove stava traghettando la Chiesa. Atto di coraggio spirituale che ha inaugurato un’epoca nuova. È bello ricevere delle grazie ma più importante è riconoscere la Grazia e saper ringraziare, perché è lì che si compie la Salvezza. La nostra preghiera si elevi a S. Giovanni XXIII perché anche la nostra parrocchia diventi una comunità di Fede viva, capace di ringraziare, di accogliere i lontani e di camminare, anche tra le prove, con la fiducia di chi sa che la Parola di Dio offre una svolta. Chiediamo l’intercessione del nostro Patrono perché: la nostra Fede non sia mai irriconoscente ma vera: perché il nostro cuore non sia solo “apposto” ma pieno di Amore per Dio e per i fratelli: perché la nostra parrocchia non sia solo devota ma missionaria e capace di uscire e testimoniare il Vangelo come voleva il Papa Buono. La Chiesa e il mondo non hanno bisogno solo di anime pie, mostrando la loro fede come un’etichetta esteriore, ma soprattutto di operai desiderosi di operare nel campo della missione ossia discepoli innamorati in ogni campo della vita».