
di Cristian Fiorentino
Autentica, semplice ma allo stesso tempo coreografica e intensa la veglia di preghiera sul “Transito del Serafico Padre San Francesco” celebrata dall’Unità Pastorale di Corigliano Scalo. “Per Amor dell’Amor Tuo” è stato la tesi assunta per la liturgia decantata nella serata di venerdì 3 ottobre scorso, presso la chiesa dello scalo di Corigliano “San Giovanni XXIII”.
I parrocchiani delle tre comunità cristiane facenti parti dell’unico organismo, tra cui “Santa Maria delle Grazie” e “Maria Santissima Immacolata”, hanno preso parte ad una funzione unica nel suo genere. La rievocazione della conversione e degli ultimi istanti della vita terrena nonché “dell’Ascesa alla Vita Eterna di S. Francesco”, datata nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 ad Assisi, è stata incarnata da un ben predisposto gruppo di giovani.

Ragazze e ragazzi, in effetti, sono stati protagonisti di una magistrale interpretazione scandita dal ballo, dalla musica e dalla declamazione. Riprodotte in un clima intimo e soffuso alcune scene della vita del Poverello d’Assisi fino all’incontro, come la definì lo stesso Francesco, con “Sorella morte”. Colui che sarebbe divenuto Patrono d’Italia spirò, in effetti, dopo i vespri presso la chiesetta della Porziuncola. La liturgia presieduta da Don Domenico Simari e assistita da Don Tonino Longobucco, dal consiglio pastorale e dal coro parrocchiale, da una prima parte all’esterno ha visto la seconda fase svolgersi all’interno della chiesa. Altro elemento caratterizzante sono stati i lumini accesi e disposti ai piedi dell’altare dai fedeli come testimonianza della “Luce in Cristo”. E ancora le preghiere delle “Santissime Virtù”: la Semplicità, la Povertà, l’Umiltà, la Carità e l’Obbedienza. Il salmo di David e il brano del Vangelo secondo Giovanni nell’approssimarsi della Sua morte e il cruciale passaggio nel momento in cui: “Volle essere deposto nudo sulla nuda terra, per poter morire come il Signore, nudo sulla croce”.

Il granello di incenso deposto dai presenti in delle ciotole ha rappresentato, invece, il segno dell’offerta della propria vita all’Amore di Dio. Gruppo dei giovani che ha traslato anche il Crocifisso di “San Damiano” elevato sull’altare. Dopo la preghiera collettiva tutti i partecipanti alla veglia sono stati unti dalle ragazze e dai ragazzi di uno speciale profumo simbolo della gioia e della vita di Gesù in mezzo a noi ma anche indice del profumo della morte di ognuno nell’abbraccio tenero con Dio. Il cero Pasquale posto sul saio francescano con le ragazze e i ragazzi intorno ha concluso una veglia propositiva e coinvolgente. Plausi per questo originale momento di preghiera condiviso va a Don D. Simari capace di coinvolgere una comitiva di abili e geniali giovanissime/i nell’enunciazione della storia di Francesco che non a caso è stato il primo poeta della lingua e della letteratura italiana scrivendo una poesia. E non a caso San Francesco, oltretutto, ha concepito il presepe e il culto di Gesù Bambino, ha reinventato proprio il teatro donando uno spirito nuovo e allegro come testimonianza della Cristianità. Proprio mimo, danza, musica, poesia e pittura vennero influenzate da Francesco divenendo un precursore dell’umanesimo dove davanti a Dio tutte le creature sono uguali e vanno rispettate. Un vero ispiratore per decine di laici illustri o meno di ogni campo, estrazione e settore. Proprio Don D. Simari a corredo ha posto l’accento sui transitati giornalieri che ogni cristiano deve attraversare e sulla modernità di San Francesco che, nonostante i secoli trascorsi, si erge ancora come un modello da seguire in tanti ambiti della vita sociale.