
di Francesco Caputo
È a partire dalla morte di Adolfo che per me ha cominciato a diventare significativo il passaggio di un celebre poeta che diceva: «Sono sceso in mezzo agli uomini e li ho trovati tutti ciechi; e mi sono chiesto: ma questi vivono come se non dovessero morire mai?».
La morte di Adolfo ha segnato la mia personale esistenza costringendomi ad avere sempre davanti agli occhi la mia personale morte, e la morte delle persone che mi sono vicine. Ecco che cosa ho imparato dall’amico Adolfo: curare grandemente l’amicizia tra di noi – e Dio sa quanto ci sia bisogno ancora di questo oggi. Ho imparato a guardare l’esistenza dalla sua fine, e non dalla reattività istintiva di ogni istante, di ogni momento. Grazie per quello che sei stato e per quello che sei ancora. Grazie per il dono della tua famiglia; per Carmela, Iola, Gianbattista, Dario e per chi conserva ancora “il profumo” della tua esistenza. Sono passati quasi vent’anni, ma il tuo ricordo resta, per sempre.