
Fonte: Pagina profilo facebook Aldo Marino ex sindaco di Vaccarizzo Albanese
Ieri sera, all’ora in cui il sole cede spazio alla luna ed alle stelle, nell’etere elettronico è comparsa la diretta della seduta consiliare dell’amministrazione comunale di san Demetrio Corone. Il tema, l’inaugurazione della nuova sede municipale con la nuova “location” del Consiglio Comunale, titillava non poco la mia curiosità stanti i venticelli di polemica che da giorni e giorni soffiavano fra i vicoli di “murmurico” sollevando vortici di polvere stantia.
Non ho avuto la forza di resistere! Due ore di puro “spettacolo”, “avanspettacolo”, “tragedia”, “commedia”. A voi la scelta.
L’opposizione, dal basso di quel poco che il sistema gli offre, è stata, nelle parole ferme, dure ed un po’ taglienti del Consigliere Lamirata, coraggiosa ritirandosi sull’Aventino. Per una santa ragione (questa volta sì)! La difesa di una storia! E che storia! La storia di noi tutti, sandemetresi e non, che nel “Collegio”, per secoli, hanno avuto il motore e lo strumento per il miglioramento della propria condizione.

Quando si affrontava il primo giorno del primo anno di studi tutto questo passato, glorioso quanto ancora vivo (almeno all’epoca), ti si parava dinanzi con tutta la sua forza. Ma era anche uno stimolo straordinario a non deludere tanto passato ad esserne degni, attraverso le “sudate carte” e l’impegno cosciente e volenteroso.
Ed allora, da ex studente, figlio di tanta storia mi sono sentito offeso, dinanzi alle immagini bucoliche, dell’affresco murario, di porci, asini e pecore con lo scranno sindacale dinanzi questi, dalla mancanza di coraggio di chi ha commissionato siffatti affreschi!

Avrei immaginato la raffigurazione di un De Rada che, invece di condurre alla pubertà orde di studenti, conduceva al pascolo il gregge di pecore ivi raffigurato in solitudine; di un Domenico Mauro impegnato, l’ampia fronte corrugata, non già ad affrontare le rime feconde della Divina Commedia bensì tutto preso nell’affettare una saporita soppressata; di un Pasquale Scura non già arrovellato sulla formula del giuramento che fece l’Italia Unita ma impegnato ad insaccar salumi di suino nero (che giammai si pensi fosse razzista); di un Terenzio Tocci che brandiva, invece della prima bandiera con aquila bicefala a marcare la “rilindja” dell’antica patria albanese, un coltellaccio a macellare un porco (sempre di quelli raffigurati così pacifici) ed a farne salumi ed altro; o anche di un Gurakuqi sudato ed affaticato, non già dalle fatiche di liberare l’amata patria dal secolare giogo della Suprema Porta, ma dal rincorrere il pollame nella polverosa aia, appena dietro il sindaco, attento a non ricevere un calciane dall’asino (l’unico?) della bucolica rappresentazione.

Tutto questo mi sarei aspettato da una così coraggiosa e feconda amministrazione comunale ed invece mi sono dovuto accontentare di una edulcorata scena di campagna. Che delusione!
Ma queste due lunghe ore impongono al sindaco Madeo, dall’alto del suo bucolico scranno, sito proprio davanti a porci ed ovini, ispirato dal saggio asinello, ed all’amministrazione tutta, opposizione compresa, l’obbligo di provvedere, quanto più immanentemente possibile, ad inoltrare le scuse formali e più sentite alla Presidenza della Repubblica Italiana ed alla Presidenza della Repubblica di Albania in quanto vittime di un ferale inganno: nel novembre del 2018 (sembra in realtà di essere in un’altra era geologica) li abbiamo convinti che avrebbero reso omaggio, con la loro altissima presenza, ad un luogo storico per l’ Italia e l’Albania; ad una storia di eroi, guerrieri e studiosi che fecero l’Italia Unica e l’Albania rinata ed invece, nella realtà, omaggiavano un luogo agreste commemorando pecorai, macellai e salumai che fecero salsicce, soppressate e capicolli!
Aldo Marino