
di Cristian Fiorentino
Sarà ancora una volta la “Sala degli Specchi” dell’antico maniero coriglianese ad ospitare l’autorevole evento del premio nazionale “Aroldo Tieri”. Ottava edizione in scaletta per sabato prossimo 21 giugno ideata e diretta dal comitato di coordinamento del presidente Ernesto Paura e dai componenti Pasquale Aversente, Gaetano Gianzi, Liliana Misurelli, Salvatore Viteritti, Giuseppe Pellegrino, Serafino Caruso e Francesco Leonino.
Manifestazione patrocinata dal comune e supportata dalle associazioni “White Castle- Castello di Corigliano Calabro” e il “Circolo della Stampa Pollino-Sibaritide”. Onori di casa che competeranno proprio al pres. del comitato di coord. E. Paura, amico per oltre 45 anni di A. Tieri, mentre i saluti istituzionali toccheranno al sindaco Flavio Stasi e al vice sind. e assessore alla cultura Giovanni Pistoia.

Per l’anno 2025 il celebre riconoscimento sarà assegnato all’attrice parmense Paola Pitagora. Madrina e graditissima ospite d’onore sarà Giuliana Lojodice, moglie e partner artistica di una vita dell’indimenticato A. Tieri ed ormai di casa a Corigliano. L’illustre artista G. Lojodice conferirà il premio “Aroldo Tieri” all’interprete P. Pitagora che, dal canto suo, risponderà alle domande del giornalista E. Paura, tra curiosità sulla sua longeva e raggiante carriera e altri momenti performanti di intrattenimento col pubblico. Incaricata della conduzione sarà Erminia Madeo. Il premio nazionale “Aroldo Tieri”, dalla prima edizione ad oggi è stato assegnato a: Elisabetta Pozzi nel 2015, a Galatea Ranzi nel 2016, A Fabrizio Gifuni nel 2017, a Maddalena Crippa nel 2018, a Daniele Pecci nel 2022, a Vanessa Scalera 2023 e nel 2024 a Vinicio Marchioni. Durante la pandemia e il covid, il riconoscimento non è stato aggiudicato ma come declama la locandina ufficiale della manifestazione “Aroldo Tieri-Una Vita per lo Spettacolo”, il prezioso alloro non solo è dedicato ad un mito e ad un genio del teatro italiano ma anche e soprattutto ad un noto e nobile figlio di Corigliano Calabro. Serata dove non mancherà il pubblico delle grandi occasioni per un evento divenuto una tappa storicizzata e attesa da appassionati del mondo del cinema, tv, e teatro ma anche da semplici cittadini di ogni età.
Vita e carriera di Paola Pitagora
P. Pitagora inizia la sua professione nel centro sperimentale di cinematografia e nella scuola di recitazione di Alessandro Fersen. Ha iniziato come presentatrice di programmi tv tra cui “Il giornale delle vacanze”, “Fuori l’orchestra”, “Aria di vacanze” e “Cinema d’oggi”.

Talentuosa e poliedrica ha composto anche canzoni per bambini, redigendo il brano “La giacca rotta”, vincitrice nel 1962 dello “Zecchino d’Oro” e “La zanzara”. Il suo esordio in teatro è datato sempre 1962, in “Gog e Magog”. Aderisce a “Danza di morte” di Strindberg, “Corte Savella” di Anna Banti e alla commedia musicale “Ciao Rudy”, addirittura al fianco di Marcello Mastroianni. Precedentemente nel 1959 è presente nel film “Kapò” di Gillo Pontecorvo e successivamente in “La viaccia” di Mauro Bolognini, nel 1961, “Barabba” di Richard Fleischer, in cui P. Pitagora incarna il ruolo di Maria Maddalena. La consacrazione vera e propria arriva nel 1965 con “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio, nelle vesti del personaggio di Giulia. Nel 1967 collabora con il “Pioniere Noi Donne” nella rubrica la “Posta”. In televisione, oltretutto, ha aderito a due edizioni del programma televisivo Johnny 7, nel 1964-1965, insieme a proprio Johnny Dorelli. Raggiunge la popolarità nel 1967 grazie all’interpretazione di Lucia Mondella nello sceneggiato “I promessi sposi” del regista Sandro Bolchi.

Nel 1969 grazie alla pellicola “Senza sapere niente di lei” di Luigi Comencini le viene conferito il “Nastro d’argento” come miglior attrice. Tra cinema e tv la ritroviamo in opere come “Cristoforo Colombo” del 1968, “A come Andromeda” del 1972 con Luigi Vannucchi, “Il caso Lafarge” del 1973, e a teatro nello “Jacopone da Todi”, con Gianni Morandi. Come cantante invece pubblica l’album “Sputafuori Strega” del 1976. Al cinema, P. Pitagora è protagonista nel film di Mario Bianchi “Napoli una storia d’amore e di vendetta” del 1979, e in “Aiutami a sognare” del 1981. Frattanto per il piccolo schermo la ritroviamo nelle produzioni “Flipper”, “Pronto soccorso” e “Passioni”. A teatro, invece, è interprete delle opere “Il pellicano” del 1980, “I capricci di Marianna” del 1985, “La foresta d’argento” del 1988. Nel luglio 1982, invece, posa nuda per l’edizione italiana di Playboy. La sua carriera negli anni ‘90 la vede in altre pellicole come “Gli assassini vanno in coppia” di Piero Natoli, e in “Tutti gli anni una volta l’anno” di Gianfrancesco Lazotti e, sul finire di secolo, recitare anche in “Incantesimo” sulla Rai, nei panni di Giovanna Medici. Nel 2004 P. Pitagora è tornata in teatro con il “Magnificat”, accompagnata dalla figlia Evita Ciri e Valentina Chico. Da evidenziare negli anni 2000 i successi letterari “Fiato d’artista” del 2001, “Antigone e l’onorevole” del 2004 e “Sarò la tua bambina folle” del 2006. Nel 2005 le viene assegnata la targa speciale “Alghero Donna” del premio “Alghero”. Nel 2006, la ritroviamo nel cortometraggio “Fine stagione” di Duccio Chiarini mentre tra il 2012 e il 2013 è stata una delle protagoniste della fiction di Canale 5 “Le tre rose di Eva”, nel ruolo di Ottavia Taviani.
Vita e carriera di Aroldo Tieri
A. Tieri nacque Nato il 28 agosto 1917 a Corigliano, figlio del giornalista e commediografo coriglianese Vincenzo Tieri. Il debutto avvenne nella famosa “Compagnia dell’Accademia”, fondata da Silvio d’Amico, nella rappresentazione dal titolo “Mistero della Natività”, regia di Tatiana Pavlova. Scomparso all’età di 89 anni, nel 2006 a Roma, il grande attore Aroldo Tieri calcò il palcoscenico del cinema, del teatro e della televisione italiana. Lunga e ricca è stata la carriera dopo il diploma conseguito all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, nel 1937.

Come giovane attore ha fatto parte della “Compagnia del Teatro Eliseo”, quella dei Gino Cervi e Andreina Pagnani. Nel dopoguerra, A. Tieri si proporrà nelle commedie leggere di “Rattigan e Barry”, e quelle più impegnate come le commedie di Pirandello, fino a “La rabbia nel cuore”, dove nel ruolo dell’adolescente psicopatico rileverà il suo talento di attore moderno, diligente in tutte le tonalità psicologiche. Nel 1952, nella compagnia con Carlo Ninchi e Olga Villi, arriva il successo grazie ad un repertorio eterogeneo. Altre importanti esperienze vanno annoverate nella rivista grandissime personalità come Anna Magnani e Walter Chiari. Quindi la televisione, che alla fine degli anni ’50 gli diede notorietà con l’arrangiamento del romanzo di Dickens “Nicola Nickleby” e poi come conduttore di Canzonissima nel 1960.

Al cinema, l’esordio è datato 1939 in “Mille km al minuto” e altre varie commedie dei telefoni bianchi durante la guerra, lo proiettarono come uno dei volti più sintomatici della commedia italiana nonché come spalla del grande Totò. Tutto sotto la regia di autori come Steno, Sergio Corbucci, Lucio Fulci, Mario Soldati. In tv, nel 1957, interpreta “La Foresta pietrificata”. Fu ospite stabile alla radio in programmi come “Gran Varietà” o “Gran Galà”, nonché espositore di molti radiodrammi. Nel 1965 nasce il legame artistico e di vita con Giuliana Lojodice: insieme formeranno una delle coppie più longevi e più affiatate del teatro italiano. In quasi quarant’anni di attività, il feeling ha affinato le qualità interpretative, con un repertorio sempre più eleganti e ricercato. Differenti le opere esposte da Shakespeare a Salacrou, da Ugo Betti a André Roussin. L’indelebile coppia ha toccato le vette con: “Un marito”, inedito di Italo Svevo e regia di Gianfranco de Bosio; “Il Misantropo” di Moliere” e regia di Luigi Squarzina; “Marionette che passione” di Rosso di San Secondo e regia di Giancarlo Sepe, nonché alcune riuscite opere teatrali Pirandello. Gli ultimi lavori proposti, negli anni appena precedenti la sua morte, parlano di prosa, sempre in coppia con l’inseparabile moglie Giuliana Lojodice. “Un attore per tutte le stagioni”, così si definiva lo stesso A. Tieri dichiarando di sentirsi al suo posto solo in scena. Sempre al passo con i tempi e moderno nelle sue interpretazioni, è stato un cosiddetto comprimario intelligente e con fermezza e responsabilità è divenuto un primo attore e una preparata spalla non solo di Totò ma anche di altri grandi attori.