
di Cristian Fiorentino
Da giorni a Corigliano tiene banco il futuro calcistico. Mentre si susseguono riunioni, abboccamenti e mediazione, sportivi e sostenitori coriglianesi più che ad una squadra unica con Rossano vorrebbero una squadra unica tutta coriglianese.
Ad oggi, in effetti, le due società esistenti, R. Corigliano e neo-promosso Corigliano, avranno diritto ad iscriversi al prossimo campionato di Prima categoria 2025-2026. Anche se, in realtà, esistono coloro che opterebbero per una società unica con Rossano, comunque in minoranza, il desiderio più consistente ed espresso da molti punta alla costituzione di un’unica e forte realtà. Disamina proposta da qualche ragionamento proposto che mira prima una compattezza sul fronte e delle forze coriglianesi.

La frase espressa letteralmente è stata proprio “se non siamo uniti tra noi coriglianesi non si può pensare di fare fusioni con altri”. Pensiero che a ben riflettere sulla carta non fa una piega ma dall’altra parte è pur vero che i “matrimoni si fanno in due”. I dirigenti delle due società, dirette dai presidenti Olivieri e Sangregorio, si sono di certe parlate e potrebbero tornare a vedersi per capire se ci sono punti di incontro e margini per approntare concretamente una fusione, ad oggi paventata.

Le volontà al momento sembrano chiare: R. Corigliano più orientata verso l’acquisizione di un titolo di categoria superiore, laddove esistesse, e Corigliano indirizzata verso la disputa del torneo di Prima categoria con possibili ambizioni alla zona alta di classifica. Snodo principale a cui si sommerebbero altre situazioni ma tutte trattabili con buon senso e tanto costruttivo dialogo. Certo bisognerà affrettarsi sui ragionamenti e le vedute per trovare l’eventuale quadra rispettando quelli che sono anche gli aspetti e i tempi burocratici imposti dalla Lnd. In tale ottica, oltre alla costituzione del nuovo ed eventuale organigramma, bisognerebbe fermarsi a riflettere su alcuni fondamentali dettagli. Guardando in casa di altri, non solo alla Rossanese ma anche al Trebisacce, al Praia e ad altre realtà, si è notato una crescita esponenziale e importante negli ultimi anni. Nulla avviene per caso e se l’ammirazione si mescola ad un pizzico di invidia, c’è comunque da rimarcare che queste sopraccitate società, ma non solo, sono prosperate grazie ad un lavoro fatto di pianificazione, coesione e responsabilità. La prima componente da recuperare, specie nell’attuale contesto storico e finanziario, è proprio l’unità tra le parti per fondere energie economiche e umane. Diversamente si rischia di disperdere le stesse forze e nella peggiore delle ipotesi di depotenziare progetti e aspettative.

Un programma che si fonda sull’unità non solo parte già avvantaggiato ma offre un’impronta di serietà e un’immagine di compattezza all’esterno che ha il suo peso specifico in tutti gli ambiti, compresi tifosi e quello legato al marketing e a possibili sponsorizzazioni. L’altro fattore da assimilare è l’umiltà attraverso cui può in primis scaturire il dialogo e poi permettere di lavorare con costanza sul prospetto che si vuole affrontare. Le suddette società hanno avviato, inoltre, un costruttivo discorso basato sul settore giovanile. Nei tempi in cui viviamo un qualsiasi club non può solo concentrarsi sulla prima squadra e non può prescindere da avere una propria fucina di giovani. Considerato il bacino del comprensorio e il materiale umano esistente, sia in termini di calciatori o giovani calciatori che di professionali tecnici, solo Corigliano offre a tante squadre della provincia diverse forze e unità qualitative.

Facile intuire che queste stesse forze umane potrebbero far comodo ed essere un’attrazione stimolante in caso di un unico forte club. Le attuali società, R. Corigliano e Corigliano, non hanno mai nascosto la volontà di costituire ed avviare un settore giovanile ma in tale ottica pesa l’incognita stadio di contrada Brillia, ancora in fase di restyling. Ad oggi a parte il fondo di gioco e l’installazione del sintetico non si conoscono né gli eventuali altri lavori da compiere e ultimare né i tempi di consegna della struttura. I punti interrogativi restano sulla pista di atletica, l’impianto elettrico delle torri d’illuminazione, spogliatoi, bagni sotto le tribune, una perdita d’acqua e la condizione esterna allo stadio contrassegnata da uno stagno d’acqua e un incivile scarico di rifiuti.

Discorso stadio a cui sono legate ovviamente le sorti anche delle prime o eventuale prima squadra che ad agosto dovrebbe/ero iniziare la preparazione e a settembre la regolare stagione calcistica. Fronte su cui si attende la fumata bianca o anche un post sui social da chi di dovere, per capire i tempi di riapertura dello stadio altrimenti le o la società dovranno/à organizzarsi diversamente e continuare a fare di necessità virtù ed emigrare come successo negli ultimi anni. Ma forse in questa circostanza né il “Valli Sant’Antonio” né lo “Stefano Rizzo” potrebbero bastare ad ottemperare alle esigenze. Frattanto, i prossimi giorni e settimane saranno perentorie e scioglieranno tanti dei quesiti analizzati mentre tifosi e sportivi coriglianesi restano in attesa sperando seriamente in un’unica, autorevole e ambiziosa società tutta Coriglianese. Magari facendosi guidare da testa e da quel saggio e sentimentale “Cor Bonum” presente nei rispettivi loghi.